TORNARE AI FORNELLI, ANCHE PER SALVAGUARDARE IL CREATO

Sabato 24 marzo si è tenuto un nuovo incontro della Tenda Altinate del Presidio Laudato Si’: malgrado una partecipazione numericamente inferiore a quella dei precedenti incontri, il pomeriggio è stato decisamente animato e ricco di confronti e suggestioni.

La parte iniziale dell’incontro è stata dedicata a una prima analisi dei dati emersi dall’inventario delle emissioni di CO2, attraverso il file compilato in febbraio e in marzo da 11 delle famiglie che compongono la Tenda.

I dati evidenziano un comportamento mediamente “virtuoso” del gruppo (formato chiaramente da persone già sensibilizzate al tema dell’impatto ambientale), con alcune aree più critiche nei trasporti, nei consumi energetici, e in misura minore nell’alimentazione.

Proprio dall’alimentazione, che appare come l’aspetto su cui è più semplice intervenire con qualche cambiamento concreto, è partita la riflessione del gruppo assieme a Galdino Zara, ristoratore, socio Slow Food praticamente dagli inizi dell’associazione (1986) e collaboratore dell’Università delle Scienze Enogastronomiche di Pollenzo (CN).

Il metodo fondamentale suggerito da Galdino per ridurre il proprio impatto ambientale (e non solo) nel contesto dell’alimentazione è semplice: “Bisogna tornare a cucinare. L’obiezione più comune è ‘ma io non ho tempo’, e fa la fortuna delle multinazionali del cibo, che sono in grado di darci tutto pronto, ci hanno disabituati a cucinare, e ci propongono cibi su cui non abbiamo nessun controllo, stralavorati e trasformati, spesso con imballaggi che poi devono essere smaltiti in qualche modo.

La grande sfida è trovare il tempo per tornare a cucinare, uomini e donne. Farlo ci restituisce il controllo su quello che compriamo, e sul nostro frigorifero, che spesso diventa un deposito di scarti, perché abbiamo acquistato troppo. Dobbiamo comprare la verdura direttamente dal contadino, il che significa accettare di comprare e mangiare quello che è di stagione, e non altro – ritrovare il senso della stagionalità. Anche questa è una scelta che richiede tempo, ma il tempo si trova organizzandosi: due mezze giornate ai fornelli bastano per cucinare le componenti dei pasti settimanali, che dovrebbero essere programmati in base a quello che abbiamo acquistato.

Poi, bisogna fare delle scelte: ridurre il consumo di carne, per esempio. Consumare legumi e cereali, che dovrebbero diventare le basi della nostra alimentazione. Usare le spezie, che fanno parte anche della tradizione di noi veneziani. E metterci un po’ di creatività e passione!

La cucina “autogestita” permette di evitare lo spreco alimentare: per esempio, utilizzando cotte anche le parti esterne delle verdure che solitamente vengono eliminate con la mondatura. Se lo spreco lungo la filiera dai produttori alla grande distribuzione viene abitualmente “intercettato” dal Banco Alimentare e dal volontariato, e il cibo viene rimesso in circolo con fini benefici (ma senza incidere in senso educativo sugli stili di vita), lo spreco nelle nostre cucine non dovrebbe esserci: bastano consapevolezza e un po’ di creatività per prevenirlo.

La creazione di contro-modelli di consumo, nati dal basso e ‘virtuosi’ rispetto a quelli imposti dalle multinazionali del cibo, dalla grande distribuzione e anche dai media, è la grande sfida che si pone alla nostra realtà. Secondo Galdino è anche l’opportunità di creare situazioni di comunità, come sta accadendo a Slow Food,  che “sta diventando una rete di comunità a livello mondiale (è presente in oltre 160 Paesi), una rete di condivisione che tiene conto del diritto al cibo, del diritto a scegliere le proprie sementi, della salvaguardia della biodiversità”. E una parte dell’ispirazione di queste comunità viene proprio dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Fare comunità, quindi, all’insegna della condivisione, dello scambio, del recupero e trasmissione dei saperi tradizionali alle generazioni più giovani: proprio da questo spunto è partita una discussione su cosa significhi essere comunità, per la Tenda Altinate.

Se da un lato le comunità si consolidano attorno a dei progetti concreti, la loro origine sta nella relazione tra persone che riconoscono di condividere uno stesso sogno.

Sul fronte della relazione, è stato proposto di creare occasioni di convivialità per migliorare la conoscenza reciproca e crescere davvero come comunità, in sintonia con le Tende di Marango e Rio Selva, e aperta all’incontro con altre comunità come quelle Slow Food o altre.

Per quanto riguarda la progettualità, la Tenda di Altino si è riproposta di continuare con il monitoraggio delle emissioni, anche per identificare future aree di intervento, e di approfondire il tema del ritorno a una cucina sana, semplice e in armonia con il Creato, continuando la collaborazione con Galdino Zara.

Per tutti, c’è il sogno di estendere la condivisione della proposta ad altre persone e altri gruppi.

Michela Poles

 

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