E’ Natale quando…

E’ Natale quando le persone si interrogano e alzano la voce sui pericoli che insidiano la qualità della vita della città.

Silvio Testa sulle grandi navi a Venezia.

Ogni ragionamento sulla portualità veneziana dovrebbe partire dalla risposta a una semplicissima domanda: è il Porto a servizio della comunità o è la comunità a servizio del Porto? La risposta sembrerebbe scontata ma non è così perché la storia dimostra che il Porto è sempre cresciuto secondo logiche autoreferenziali, senza mai tenere conto della città e della laguna. Oggi col Piano di assetto del territorio il Comune potrebbe finalmente cominciare a mettere dei paletti, ma l’intesa maturata sul crocerismo tra il sindaco, Giorgio Orsoni, e il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, dimostra che vi si è rinunciato.

L’accordo, infatti, ha riconfermato la destinazione della Marittima a attracco delle grandi navi, non sei come ora ma nove dato che una settima banchina è in allestimento e altre due verranno liberate nel 2013 per il trasferimento dei traghetti a Fusina. I condomini del mare continueranno a transitare in Bacino San Marco, forse dimezzati se lo studio di fattibilità affidato al Magistrato alle Acque darà esito positivo: vuol dire il cosiddetto “senso unico” Malamocco – Marittima – Lido che comporta lo scavo del piccolissimo canale Contorta Sant’Angelo.

Non sono un idraulico, ma da vecchio praticone mi viene da dire che così si porterà il Canale dei Petroli, storico responsabile del dissesto di mezza laguna, direttamente nel cuore della città. Riducendo, ma non eliminando quelli che Costa  chiama i “fastidi” delle grandi navi: cioé inquinamento, problemi idrodinamici, rumori, vibrazioni, rischio di incidenti.

Al riguardo, l’obiettivo dell’intesa è “emissioni zero”, con la valutazione in tre mesi dell’impatto croceristico complessivo: ma in tre mesi non si fa nessuno studio. Vuol dire che si rileggeranno solo gli studi già esistenti, che hanno dei buchi incredibili (non c’è nulla sulle pressioni subacquee sulle rive, nulla sugli idrocarburi policiclici aromatici, nessuna indagine epidemiologica sui tumori ai polmoni e alle alte vie di cui Venezia ha un triste primato), senza contare che hanno tutti il “piccolo” difetto di essere di parte, commissionati dal Porto.

Il Cnr ha prodotto due studi sul “moto ondoso”, uno su incarico dell’Autorità portuale, l’altro richiesto dal Comune, e i risultati divergenti la dicono lunga sul peso della committenza!

Dell’ipotesi di un avamporto in mare anche per le navi da crociera, evocato anche dallo stesso ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, non si è neppure parlato, rinunciando così anche solo a valutare una soluzione che potrebbe dare una risposta radicale al pericolo delle grandi navi creando per la prima volta da duecento anni a questa parte la possibilità di invertire il degrado della laguna. Perché il Magistrato alle Acque non è stato incaricato anche di questo studio di fattibilità?

Alla fine, nessuno si è posto un’altra semplice domanda sulle crociere: quante? Dobbiamo continuare ad accettare che se domani un tour operator cinese si sveglia male dopodomani ci arrivano in città dieci navi in più, oppure stabiliamo noi quante navi e soprattutto quanti turisti Venezia può sopportare? In altre parole, dobbiamo definire una soglia di sostenibilità turistica complessiva e all’interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche alla portualità: non può essere che a Venezia arrivino sette o nove condomini galleggianti contemporaneamente e che in un giorno scarichino 35 – 40 mila turisti in più rispetto alle migliaia che già ci sono, come è successo la scorsa estate, ma per Costa e Orsoni evidentemente sì.

Silvio Testa giornalista autore di “E le chiamano navi” (Corte del Fontego ed.)

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