Don Gianni Fazzini sulla Festa del Creato
Commenta Domenica 2 ottobre non c’è stata “la celebrazione di un rito”.
‘E stato un giorno di condivisione e apertura a prospettive possibili anche se impegnative.
Tre voci mi sono rimaste dentro in modo forte.
Quando la Pastora valdese Elisabetta Ribet ci ha detto che “la sete di giustizia ci porta anche al di là della legge” mi sono sentito profondamente messo in discussione nella convinzione di essere “a posto” nei confronti degli stranieri che vivono nella nostra città.
Mi ha toccato anche l’intervento della signora di Favaro che ha raccontato come l’essere entrata in relazione con i ragazzi ospitati al Forte Rossarol ha cambiato la vita a lei e a suo marito: “Mi sono accorta che abbiamo dei muri dentro di noi, che dobbiamo abbattere se vogliamo davvero incontrare le persone. Da quando abbiamo aperto la nostra casa a questi ragazzi la nostra vita è diventata più piena e più ricca anche se un po’ più caotica”.
Domenico con la sua testimonianza ci ha mostrato che è possibile, anzi necessario “dare una discontinuità” alla vita se si vuol rispondere all’inquietudine che è dentro alla vita di un giovane.
Ho solo ricordato tre delle decine di voci che in quel pomeriggio si sono intrecciate nell’Area Archeologica di Altino. Altre sono state importanti e preziose e sono sicuramente racchiuse nel ricordo dei presenti.
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La vera bellezza, dopo tutto, sta nella purezza di cuore.
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