La Corte di Cassazione ha ammesso i tre referendum promossi a maggio
Commenta La Corte di Cassazione ha ammesso i tre referendum promossi a maggio. Grazie ai primi 2 quesiti, di qui a pochi mesi i cittadini potranno decidere su due nodi che riguardano direttamente la loro vita: il ritorno al nucleare e la privatizzazione dell’acqua
Le firme ci sono e sono ben più di quelle necessarie: quasi due milioni.
Grazie ai primi due quesiti, di qui a pochi mesi i cittadini potranno decidere su due nodi che riguardano direttamente la loro vita: il ritorno al nucleare e la privatizzazione dell’acqua.
Il ritorno al nucleare sarebbe una iattura non compensata da nessun elemento positivo. Non è affatto vero che il nucleare sia ormai sicuro e che Chenobyl appartenga alla preistoria. In Francia gli incidenti si contano a decine e nessuno sa cosa fare delle micidiali scorie nucleari.
Passare all’energia nucleare significherebbe ritrovarsi domani con i problemi che oggi pone lo stoccaggio dei rifiuti, moltiplicati per mille in quantità e pericolosità. Anche perché i cittadini non avrebbero alcuna voce in capitolo sulla collocazione delle centrali. Le deciderà il governo e dovranno accettare quel che ordina il padrone.
Non è vero che, in compenso, le bollette verranno abbassate. Al contrario: dal momento che sarà necessario un massiccio finanziamento pubblico a supporto dei privati, le bollette finiranno per diventare più care.
Anche la promessa di rendere l’Italia energeticamente autosufficiente grazie alle centrali nucleari è una balla. Le centrali previste coprirebbero solo l’8% del fabbisogno, dunque continueremmo a essere dipendenti dalle forniture di altri Paesi.
In più, le centrali per funzionare hanno bisogno dell’uranio che in Italia non c’è. Dunque dovremmo importare anche quello: altro che autosufficienza.
Il progetto di privatizzazione dell’acqua, infine, è osceno e inaccettabile, tanto sul piano etico e dei valori quanto su quello della vita quotidiana degli italiani. L’acqua è il primo bene comune. La sola idea di trasformarla in fonte di profitto per i privati è scandalosa, o dovrebbe esserlo.
Basti pensare che con la privatizzazione intere zone del Paese potrebbero restare a corto d’acqua se rifornirle dovesse apparire diseconomico alle aziende o che un ritardo nel pagamento della bolletta potrebbe lasciare alcune famiglie senz’acqua per giorni e settimane.
Anche in questo caso la promessa di vantaggi per i cittadini è una bugia. Le tariffe, come prova il caso della Toscana dove la privatizzazione dell’acqua già c’è, sarebbero più alte e non più basse. Quelle della Toscana sono le più alte d’Italia.
In un’Italia dove i cittadini contano e decidono sempre meno, e sempre più vengono espropriati della sostanza della democrazia, poter tornare a decidere su questioni di vitale importanza per tutti è un raggio di luce nell’oscurità che ci circonda.
Tratto da: Riviera24
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