TRA IL DIRE E IL FARE…
Commenta Ma l’acqua è un bene commerciale?
In Europa la legge 60/2000 cita: “art 1 l’acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale.” salvaguarda questo bene e raduna i decreti precedenti: è la legge sistemica della salvaguardia dell’acqua e dice che l’acqua è bene da tutelare e custodire.
Nel compendio della dottrina della Chiesa, al punto 484, si afferma: “In quanto dono di Dio, l’acqua è elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza e, pertanto, un diritto di tutti. L’utilizzazione dell’acqua e dei servizi connessi deve essere orientata al soddisfacimento dei bisogni di tutti e soprattutto delle persone che vivono in povertà. Un limitato accesso all’acqua potabile incide sul benessere di un numero enorme di persone ed è spesso causa di malattie, sofferenze, conflitti, povertà e addirittura di morte: per essere adeguatamente risolta, tale questione « deve essere inquadrata in modo da stabilire criteri morali basati proprio sul valore della vita e sul rispetto dei diritti e della dignità di tutti gli esseri umani ».”
E ancora al punto successivo ribadisce: “L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato. Il diritto all’acqua, come tutti i diritti dell’uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l’acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile.”
Eppure, nei vari forum mondiali sull’acqua non si riesce a scrivere che l’acqua è un diritto. In Italia non si è mai scritto che cosa sia l’acqua, né esiste una definizione di “bene comune”. Però l’Europa ha distinto gli interessi generali: a rilevanza economica (gestibili dal mercato) da quelli a non rilevanza economica, gestibili in proprio. Il bene pubblico viene amministrato in termini di costi e quindi di pareggio di bilancio, se invece la gestione è economica deve esserci profitto e quindi aumento dei costi senza che ci sia un miglioramento del servizio.
Le prime cinque multinazionali dell’acqua sono europee e rispondono alle leggi internazionali, che sovrastano il normale diritto civile presente nei territori in cui sono attive. Il recente decreto Ronchi ha stabilito che le AATO (Autorità Ambito Territoriale Ottimale organizzazioni create nel 1994 per la riorganizzazione funzionale e gestionale del servizio idrico per il raggiungimento di un maggior livello di efficacia ed efficienza del servizio e al tempo stesso per garantire nel tempo la salvaguardia qualitativa e quantitativa della risorsa idrica) entro il 2011 dovranno mantenere il 30% di quota e il resto immetterle nel mercato privatizzandole. Le AATO torneranno di gestione alle Regioni, mentre i comuni saranno titolari del territorio, quindi paradossalmente se qualcuno inquinasse la fonte in concessione alla multinazionale le spese di bonifica sarebbero a carico del Comune.
I forum per l’acqua propongono l’acqua fuori dal mercato e dal profitto. In Lombardia i sindaci hanno ri-acquistato a suon di mutui gli acquedotti, e adesso saranno costretti a re-immetterli sul mercato.
Non è l’Europa che ci chiede di privatizzare, anzi ci ha lasciato decidere se l’acqua è un bene a rilevanza economica o no; se vogliamo che venga “gestita” o che porti profitto.
Ma se spostassimo l’ottica e ci chiedessimo… ma questo va bene per i poveri?
E ancora: se è vero che possiamo vivere un giorno senza elettricità e gas, possiamo vivere senz’acqua?
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La proposta che Gesù fa è una ed è positiva: abbassate un po’ il vostro livello di vita per permettere a quelli che l’hanno troppo basso di alzarlo.
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