…ESPERIENZE DI REGALI DIVERSI…
Commenta Da Gente Veneta del 19 dicembre 2009 di Laura Campaci.
Due figli di sei e nove anni e uno stuolo di parenti disponibili a fare il regalo… come evitare di essere sommersi dai doni? La signora Elena fa così: “Saper mediare, fin dalla lettera a Babbo Natale”
Primo: un regalo che tenga conto dell’età del bambino.
Secondo: è un’illusione credere che, appena comprato un gioco, i bambini si
mettano a giocare automaticamente. Quindi, occorre imparare a conoscere il proprio figlio e giocare insieme a lui. Queste sono le prime regole che Elena Minello, mamma di due bimbi di sei e nove anni, ha in testa quando sceglie il giocattolo natalizio per i propri figli.
Da noi viene Babbo Natale, suona e se ne va – racconta la giovane mamma – e c’è l’abitudine che tutti fanno il regalo a tutti. Per i regali più grossi ci mettiamo insieme agli altri familiari; finora abbiamo sempre puntato sulla qualità e non si è mai trattato di regali costosi. I nonni poi, che ci tengono a fare il regalo, mi
danno i soldi così scelgo io».
Smontare la pubblicità in tv.
Elena descrive il suo modo di procedere: «Viviamo in questo mondo ed è impossibile non tener conto del fatto che i bambini vengono bombardati da determinate proposte di gioco. I più richiesti, infatti, sono i giochi visti in tv, con la pubblicità. E allora la tv la si guarda coi bambini e li si aiuta a riflettere o a capire che spesso certi giochi sono equivalenti ad altri che hanno già».
Si cerca una mediazione, già a partire dalla letterina, che viene scritta insieme ai genitori. Nella lista di cose richieste dai bambini, si concede al limite un regalo scelto da loro. Ma si evitano sempre regali troppo grossi, videogiochi che presentano messaggi violenti o giocattoli che – in base all’età – non sono ancora in grado di gestire in maniera matura e responsabile.
Privilegiare i contenuti educativi.
«Tra quelli che i bambini chiedono cerco quelli che abbiano una valenza
educativa, come alcuni giochi da tavolo, o i libri – perché basta educarli fin da piccoli leggendo insieme a loro –; osservo poi l’eticità dei regali: evito in assoluto tutte le cose che non sono sicure, non a norma, controllo che siano di qualità, e guardo la provenienza, perché preferisco che i giochi siano prodotti in Italia», continua Elena.
Sorprese e creatività.
Poi ci sono anche delle sorprese: sotto l’albero infatti c’è ogni anno un gioco
realizzato a mano da Elena stessa, a cui piacciono le cose artigianali e soprattutto ama insegnare ai figli ad usare le mani con intelligenza. Ecco allora le tavole col disco, il cavallino di legno, i topolini di fil di ferro con una coda molto lunga da arricciare a piacere, i trampoli coi barattoli dell’orzo e gli elastici; un sacchetto di diversi tipi di corde con cui sbizzarrirsi, bambole.
Giochi di ogni tipo, che abbiano come scopo la creatività e la scoperta della manualità.
Tant’è che per Elena non esistono giochi da maschi e giochi da femmine – almeno fino a una certa età – ma una bambola può essere utile a un maschietto per imparare l’anatomia dei corpi, e il cucito e il lavoro ai ferri può coinvolgere attivamente non solo le femminucce. I giochi devono anche stimolare la socialità, permettendo ai bambini di condividerli con gli amici.
Saper dire di no.
Infine, di fronte a richieste azzardate e ingenue, Elena ricalca l’importanza di dire di no: «Bisogna avere il coraggio di impuntarsi, se pensi che una cosa
non faccia bene a tuo figlio. Apprezzerà di più nel corso degli anni una tua posizione ferma che l’essere lasciato allo sbaraglio».
«Vale più un pomeriggio a giocare insieme»
Doni e letterina: così fanno tre famiglie. “Babbo Natale porta un solo regalo, quello che va bene per te». A dirlo, poco tempo fa, è stato un bimbo di 5 anni, il figlio di Paola Rusi, a un amichetto con cui discuteva dei regali di Natale. Segno che la lezione l’ha imparata. Infatti Paola, che partecipa insieme al marito a Bilanci di Giustizia, pur avendo tre figli ancora molto piccoli già da due, tre anni ha cominciato a fare un discorso ben preciso: ha sensibilizzato la sua famiglia, attraverso «un lavoro grosso» di presa di coscienza per far capire anche ai parenti che i bambini non hanno bisogno di tante cose materiali, ma che conta
piuttosto una giornata trascorsa insieme a giocare.
«Far cogliere il valore delle cose». «E’ molto difficile –ammette Paola – che sia effettivamente uno solo il regalo, perché poi c’è sempre la zia o la vicina di casa… Ma è importante far cogliere al bambino il senso e il valore delle cose, che si perdono quando ce ne sono troppe».
Vale lo stesso per Serenella Pollini, i cui figli – preadolescenti – man mano che gli anni passano pressano con richieste che si moltiplicano e maggiori esigenze: «E’ una lunga storia da quando son nati, in cui abbiamo sempre
cercato di barcamenarci e adottare compromessi per non sprecare, comprare poco senza però metterci in opposizione ai figli che ovviamente desiderano tante cose. Cerchiamo di contenerli e non compriamo tante cose tecnologiche,
a meno che non siano attente alla loro crescita.
Ad esempio preferiamo investire su uno strumento musicale.
Devono essere cose costruttive, che seguano le passioni vere e non quelle momentanee ». Un regalo duraturo, insomma, e che manifesti nel tempo la propria utilità.
Vale lo stesso per la famiglia di Mauro Ceolin, in cui l’obiettivo – all’appressarsi
del Natale – è quello di «unire un desiderio a un qualche cosa di utile». Si tenta
sempre di assecondare, spiega Giuliana Ceolin, ma anche di indirizzare a capire
che ci sono cose veramente necessarie o altre da evitare, magari perché banali. Il figlio più piccolo di Giuliana e Mauro, di 9 anni, è il primo a riconoscere di essere ormai disinteressato ai giochi, e per questo Natale ha richiesto una
macchina fotografica. Ma se c’è la volontà di un gioco, si cerca di esaudirla.
Mettere insieme le forze.
Quando si parla di regali impegnativi, per tutti la strategia è quella di mettere insieme le forze così da ammortizzare la spesa e fare un regalo davvero gradito e utile. La famiglia Pollini addirittura sceglie a volte un unico regalo, che sia un regalo per la famiglia: l’anno scorso il computer; quest’anno forse lo stereo.
La famiglia Ceolin si mette insieme invece per fare una donazione alla Caritas, un impegno annuale per ricordarsi dei più sfortunati.
La letterina a Babbo Natale, comunque, viene puntualmente imbucata: quel che
conta in realtà è il percorso fatto nel corso dell’anno, spiega Paola Rusi. La letterina sarà la conseguenza del messaggio critico che è stato lanciato ai figli, a cui non vengono fatti guardare determinati programmi televisivi e vengono sempre motivate le scelte fatte dai genitori. Genitori che così non si trovano
poi a soccombere di fronte ai bizzarri desideri natalizi dei propri figli e che sanno scegliere – nel mucchio delle richieste – il gioco più adatto.
Un gioco attivo e partecipativo, oppure un qualcosa di cui hanno bisogno. «Il Natale è la festa in cui si condividono le cose con gli altri», sostiene Paola: «per questo organizziamo un pomeriggio in cui i nostri bambini invitano gli amichetti
e fanno insieme qualcosa. Quest’anno hanno proposto di fare i biscotti.
Sarà così una domenica non trascorsa nei centri commerciali, ma condividendo insieme un’esperienza».
Perché alla fin fine Babbo Natale – letterina a parte – sa già cosa va bene per te.
Parlare dei regali di Natale è come «tentare di fermare l’acqua di
una diga che è già franata». Don Gianni Fazzini, parroco di S. Eliodoro ad Altino, non ha mezzi termini: «Per quanto riguarda i regali non credo ci debbano essere regole, ma le cose devono venire da dentro. Bisogna domandarsi se è più bello avere cose care o avere tante cose».
Innanzitutto, il regalo deve portare l’impronta di chi l’ha scelto: un regalo che parli di chi l’ha comprato, o meglio ancora di chi l’ha preparato con le proprie mani, pensando a chi l’avrebbe ricevuto.
«I regali devono poter parlare, perché portano i segni», sostiene don Fazzini. Così come ai bambini si insegna a non accettare caramelle dagli sconosciuti, così bisogna insegnare loro a non accettare regali che si riveleranno inutili e saranno lasciati in un angolo.
Ecco, quindi, quella che dovrebbe essere la letterina a Babbo Natale dal punto di vista del parroco di Altino: «Caro Babbo Natale, tu sai cosa mi può far bene e cosa mi può far crescere, io mi fido di te e sono già felice del regalo che vorrai farmi». Insomma, una lettera che sia una delega. Una delega a chi si nasconde dietro il faccione barbuto di Santa Claus, ovvero mamma e papà: saranno loro che penseranno a qualcosa che «sia per il loro bambino di apertura agli
altri e di crescita».
«Il bambino non deve essere il padrone, deve dar fiducia ai propri genitori», continua don Gianni. Infatti, dicendo sempre «ma tu cosa vuoi?» si abitua il bambino a non fidarsi più di nessuno, mentre gli adulti devono imparare a prendersi la propria responsabilità.
Infine, nella scelta del regalo evitare le cose che isolano e che riducono alla passività: si preferiscano invece giochi che non facciano star soli i bambini, che permettano di aprire la casa ad amici e in cui si possa mettere in moto l’intelligenza e il buon gusto.
Chi siamo
Citazione
La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell’umanità, è la più potente fra tutte le armi distruttive che l’ingegno dell’uomo ha inventato.
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