Scola: acqua, un bene prezioso che dev’essere a disposizione di tutti
Commenta LA VITA CATTOLICA (settim. dioces. di Udine) di sabato 4 ottobre 2008
Pag 15 di Francesco Dal Mas
L’acqua dolce è una risorsa preziosa, spesso non disponibile dove e quando serve; le difficoltà tecniche e le barriere geografiche e politiche fanno levitare enormemente i costi delle opere necessarie per raccoglierla, incanalarla e renderla disponibile a tutti, Lo ha detto il patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola, intervenendo al convegno «Il futuro della scienza», nei giorni scorsi in laguna, che ha preso in considerazione i temi dell’acqua e del cibo. Di strettissima attualità la sua riflessione. «L’acqua è dunque un bene economico, ma non solo. Ancor più l’accesso all’acqua costituisce un diritto umano fondamentale che va rispettato, protetto ed attuato, Per poter concretamente esercitare tale diritto occorre individuare – caso per caso – se e come una certa comunità si debba fare carico dei costi tecnici e organizzativi per consentire l’accesso alle acque chiare e il trattamento adeguato delle acque scure, Specie i paesi più poveri hanno urgente bisogno di aiuto per realizzare questi obiettivi che l’intera famiglia delle nazioni è chiamata a condividere con loro».
La vera ricchezza – Il patriarca Scola non ha dubbi. Non solo l’acqua, ma tutta la realtà materiale: la terra coi suoi frutti, le risorse naturali – quelle che sappiamo utilizzare e quelle che ancora non sappiamo utilizzare – sono un dono dall’ alto, posto nelle mani della comunità umana, chiamata a collaborare all’opera della creazione rendendo più abitabile la terra. «Se si comprende che per sua natura il dono apre gratuitamente alla partecipazione, si capisce anche che il lavoro umano crea “vera” ricchezza quando riconosce che le realtà materiali elementari – i frutti della terra e le risorse naturali – sono, proprio in quanto dono, una provocazione rivolta alla libertà creativa. Il lavoro diventa così compimento di umanità, La realtà anche materiale è più profonda della sua apparenza: è segno e mistero»”
La gratitudine – Si può verificare la verità di queste affermazioni, aggiunge il cardinale Scola, osservando cosa accade quando nel possesso dei beni si elimina la gratitudine per il loro essere dono universale: il rapporto dell’uomo con queste realtà viene distorto, l’avarizia e l’accumulazione di beni materiali prevalgono sulla tensione a creare ricchezza, si producono fame e ipertrofia patologica dei consumi, degrado ambientale e sfruttamento fino all’esaurimento delle risorse materiali; anzi fino all’esaurimento di noi stessi. È così negato il principio cardine della giustizia sociale.
I criteri da seguire – Questi semplici richiami bastano per dire che quando si affronta il tema del «cibo e dell’ acqua per la vita» la prospettiva etica non può essere confinata tra i principi astratti. «Essa al contrario – spiega Scola – offre indicazioni concrete e realistiche perché, secondo ragione e realtà, le persone di buona volontà cerchino ed attuino le soluzioni tecniche più appropriate».
Principio di sussidiarietà – Per Scola bisogna declinare il principio di sussidiarietà nelle iniziative di sviluppo. «Per rendere disponibili cibo e acqua per le necessità della famiglia umana occorre valorizzare e “sussidiare” quelle soluzioni in cui i poveri non siano destinatari passivi di tecniche escogitate altrove, ma i veri protagonisti e i primi artefici del loro stesso sviluppo, Numerose esperienze, piccole e grandi, già in atto mostrano l’efficacia e la sostenibilità di iniziative alimentati e di difesa dei bacini idrici che coinvolgono le comunità locali in una trama di cooperazione e di collaborazione, Il principio di sussidiarietà esige inoltre che i governi e la comunità internazionale siano attivi nel promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo adottando adeguate politiche, sia commerciali, sia ambientali».
Destinazione dei beni – «Il secondo criterio – prosegue Scola – declina il principio della destinazione universale dei beni che già per San Tommaso rappresentava la condizione per una corretta interpretazione della proprietà privata. Nella realtà del lavoro di ciascuno, la gratitudine per aver ricevuto in uso i doni della terra e della vita fonda il coraggio dell’intrapresa e contribuisce a creare vera ricchezza. Nelle grandi responsabilità degli arbitri delle politiche nazionali e internazionali, la consapevolezza della unità della famiglia umana e della destinazione universale di tutti i beni del creato aiuta a bilanciare il diritto allo sviluppo, al cibo e all’acqua con la tutela dell’ambiente. Essendo attenti ai bisogni fondamentali della presente generazione e delle prossime generazioni, in una prospettiva realmente universale, sarà possibile evitare sia la deriva economicista appiattita sul presente e unicamente orientata a manipolare e sfruttare la natura, sia il massimalismo ambientalista che rischia di assolutizzare l’ambiente a dispetto della dignità umana».
Gli uomini di scienza – Il terzo criterio riguarda la responsabilità creativa degli uomini di scienza, «affinché si mantenga destala loro apertura alla verità, contro la pressione del potere e degli interessi». Per Scola «è una garanzia perché la tecnoscienza non si trasformi in tecnocrazia. Così, gli studiosi di scienze naturali sono chiamati al prudente e corretto utilizzo delle possibilità offerte dalle biotecnologie; gli studiosi di scienze umane e sociali aduna analisi realistica delle politiche da adottare e delle riforme istituzionali da introdurre, specie nei contesti più difficili segnati da forti disuguaglianze economiche e sociali». Secondo Giovanni Paolo II l’ampiezza di tali disuguaglianze «chiama in causa le strutture ed i meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali, che, poggiando su diverse pressioni politiche, reggono l’economia mondiale… Sulla strada dell’indispensabile trasformazione delle strutture della vita economica non sarà facile avanzare se non interverrà una vera conversione della mente, della volontà e del cuore».
Chi siamo
Citazione
Se aspettassi di essere in pace con me stesso per aprirmi agli altri, forse non farei mai niente. Posso trovare la pace con me stesso solo nella miseria in cui riesco a costruire la pace con fratelli, con il creato e con il creatore.
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