GUARDATEVI E TENETEVI LONATANO DA OGNI CUPIDIGIA
Commenta ” I pesci vivi nuotano e si muovono contro la corrente del fiume, i pesci malati o morti si lasciano trascinare dalla corrente.”
L’intervento di Padre Avram Matei nella Preghiera Ecumenica della Festa del Creato
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)
Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni».
Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto.
Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?
E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia.
Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?
Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
Luca 12:13-21
“Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia”,
Cari fratelli:
Anche se ci pare giusta la richiesta di un uomo, che l’eredità lasciatagli da suo padre venga divisa egualmente fra lui e il suo fratello; il peccato dell’avidità è presente in entrambi; il figlio maggiore, primogenito secondo Legge, aveva diritto alla doppia porzione, ma poteva per amore del fratello minore dividere con lui l’eredità in parti uguali, e d’altra parte anche colui che presentava a Cristo questa domanda, desiderava garantirsi un diritto grazie a una divisione uguale del patrimonio.
Gesù invece lascia nell’ombra la questione, per attirare tutta l’attenzione sul peccato della cupidigia dicendo: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia”.
Oggi più che mai Cristo ci esorta tutti ad avere gli occhi aperti su questo ingannevole nemico ed a vegliare perchè non prenda possesso dei nostri cuori.
Siamo chiamati a stare attenti perché esiste in noi sempre in qualche modo il desiderio di aver più di quello che la Provvidenza ci dà. E’ sempre presente in qualche modo una brama insaziabile di aumentare i possedimenti, i beni terreni, il consumo delle cose, considerandoli la nostra felicità suprema.
E’ molto desolante vedere oggi persone nelle quali domina una passione così forte per arricchirsi, per avere tanti beni, tanto lusso, una passione cosi ardente per comprare e consumare più di quello che è necessario per la vita, dimenticando che “essere” (esistere) e infinitamente più importante che “avere”.
San Paolo stesso chiama l’avarizia “idolatria” (Colossesi 3,5; Efesini 5,5) e quelli che ne sono schiavi “idolatri”, perchè il desiderio incontenibile di avere tanti beni occupa il posto di Dio; e tutto il tempo, gli affetti, le forze, l’adorazione che spetta a Dio, vengono dati a questo idolo.
Nel brano evangelico che abbiamo appena sentito, il Signore ci insegna che anche se un uomo abbonda in ricchezza, la sua vita e la sua felicità, la sua beatitudine, non derivano dai suoi beni terreni.
E guardando il mondo di benessere nel quale viviamo, ci domandiamo: è felice la gente che oggi vive in cosi tanta abbondanza?
Forse no, perché lo stress che deriva dalle tante preoccupazioni è molto più sentito, e poi anche la depressione è molto presente, e tutto questo perché c’e la preoccupazione di come aumentare la ricchezza, di come gestire meglio i beni accumulati, di come difenderli dagli altri, e poi ci sono la paura di perdere tutto, la paura della concorrenza, la paura di diventare poveri, e poi ci sono i drammi familiari, l’infedeltà, i divorzi, le menzogne, eccetera.
Allora forse sono felici i poveri? La risposta è senza dubbio no, tantissimi poveri vivono in sofferenza, e sono tristi per la loro povertà, cercando disperatamente di diventare ricchi ad ogni costo. Alcuni lavorano tantissimo ma trascurano o la famiglia, perdendo i loro bambini, la loro salute. Alcuni vendono il loro corpo, o la loro anima, per un po’ di prosperità.
Tanti poveri odiano i ricchi per l’ostentazione con la quale vivono nella loro ricchezza, ma anche perché si sentono sfruttati dai ricchi, ma paradossalmente nello stesso momento desiderano diventare anche loro ricchi come gli altri.
Allora chi può essere felice? La risposta del Signore è “quelli che sono ricchi in Dio”, La parabola che abbiamo sentito ci fa brillare dinanzi agli occhi la vera vita, la vera felicità, parlandoci dell’uomo ricco in Dio come di uno che gode la vera vita, la vera felicità che è permanente ed eterna.
Esistono allora persone veramente felici sulla terra? Di sicuro che esistono, e vedremo moltissime persone che vivendo con moderazione e onestà la loro vita sono contenti con quello che hanno, e sono sempre felici. Esistono tante persone che fanno una missione disinteressata fra i più poveri, fra i malati, fra gli emarginati. Sappiamo di alcuni che rinunciano a tante cose, anche alla loro vita, per poter aiutare gli altri, e con tutte le difficoltà incontrate non si sentono infelici, ma al contrario .
Gesù nella parabola descrive con un po’ di ironia quell’uomo ricco che fa dei piani riguardo ai suoi beni, come se fosse padrone della propria vita. Aveva grandi possedimenti, ma era anche diligente nel rendere fertile la campagna che, con la benedizione di Dio, aveva dato un buon raccolto.
E poi era anche corretto e non sfruttava nessuno, ma nella stessa proporzione con cui cresceva la sua ricchezza cresceva anche la sua avarizia.
Il desiderio di avere sempre di più e l’impegno di conservare i beni divenne la passione dominante della sua vita. Perciò, dopo aver preso consiglio con se stesso, decide di innalzare nuovi magazzini, dove le crescenti sue ricchezze avrebbero trovato posto per molti anni avvenire.
Ma lui non riesce a pensare proprio a quelli che lo circondano, ai poveri che di sicuro si trovavano nel suo vicinato, i quali lo avrebbero benedetto, se avesse diviso con loro quello che sopravanzava, e così lui non avrebbe dovuto più demolire i magazzini e con fatica costruirne altri.
Noi non dobbiamo e non possiamo giudicare con severità questo uomo per la sua avarizia, perché a me sembra che gli assomigliamo molto.
Direi che il Signore parla di noi stessi in questa parabola, nei nostri giorni non c’e niente di differente, non è cambiato nulla nel mondo, ma neanche nella nostra coscienza, perché neanche noi ci comportiamo in modo diverso dal ricco stolto, così come lo chiama il Signore.
Ogni giorno che passa, diventiamo sempre di più il nostro proprio idolo, pensando soltanto come fare e cosa fare per star bene, per non lasciarci mancare nulla, ma cosi precipitiamo nell’idolatria, anzi diventiamo “egolatri”, perché non abbiamo nessun interesse per vedere o sentire cosa manca al prossimo, di cosa ha bisogno, preferendo chiudere gli occhi e gli orecchi, come una tartaruga nella nostra corazza.
“Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia,” diceva a se stesso” questo povero ricco, ma il piacere che lui promette alla sua anima è semplicemente egoistico ed epicureo, e i suoi piani di felicità non si elevano più in alto che nella soddisfazione dei suoi desideri.
Il pensiero che l’uomo descritto da Gesù in questa parabola, non è qualcosa di sporadico, comporta una riflessione. Milioni di persone in ogni età hanno fatto quello che viene qui condannato, e milioni continuano a farlo. Si affaticano a fare tesori in terra, non pensando ad altro che ad aumentarli, quasi ché li dovessero godere per sempre, e non ci fosse né morte, né giudizio, né vita eterna.
Ma Dio gli disse: Stolto, Ma come mai stolto! Oggi può essere visto come un modello di prudenza, di perspicacia, di saggezza e di buon successo. Perché dunque chiama Cristo, stolto un uomo così prudente, così laborioso, e così fortunato?
1) La prima parte della risposta la troviamo nel salmo 14, dove è scritto: Disse lo stolto nell’anima sua, non c’e Dio, dove uno che nega l’esistenza del Signore viene chiamato stolto, e questo perché agisce cosi come se Dio non esistesse.
2)la seconda perché cercava di pervertire non soltanto il corpo ma anche la sua anima nel piacere e nel peccato,
3) terzo perché considerava la felicità come il risultato di una vita di godimenti terreni ed abbondanti,
4)e quarto perchè s’illudeva di possederli per lunghi anni.
Qui vediamo quanto sono diversi i giudizi di Dio da quelli dell’uomo, molto diversi.
Questa stessa notte, l’anima tua ti sarà richiesta; e di chi saranno le cose che tu hai preparato? – gli chiede il Signore.
Povero uomo, essendo preoccupato per la sua ricchezza, ha dimenticato che quell’anima, per la quale egli faceva progetti così dispendiosi, non gli apparteneva, ma gli era stata prestata per un certo tempo dall’Onnipotente Creatore, affinché ne facesse uso per la Sua gloria.
Questa notte egli deve renderla a Colui che gliel’aveva data e questa stessa notte cesserà per sempre di possedere le ricchezze, perché gli angeli vendicatori, i ministri della giustizia, che operano all’opposto degli angeli che portavano Lazzaro nel seno di Abramo, prenderanno la sua anima. Una cosa molto triste, perché ha perso tutte le ricchezze ma anche la sua anima…..
“Così avviene a chi accumula tesori tesoro per se stesso e non arricchisce davanti a Dio”: Il Signore ci assicura che la vicenda del ricco stolto è un salutare ammonimento per ogni uomo, di ogni età e paese, che vive solo per il presente che passa in modo impietoso, e spende il suo tempo e la sua fatica soltanto per i propri progetti egoistici, per il proprio piacere, per le ricchezze, o per ottenere onori di questo mondo.
Cari Fratelli – forse fino ad ora abbiamo considerato che questa parabola non ci riguarda direttamente perché noi non siamo nè ricchi, e neanche abbiamo mai pensato di fare come il ricco stolto, non abbiamo proprio accumulato tesori per noi stessi, – può essere vero, – ma neppure noi possiamo dire di essere ricchi davanti a Dio come ci chiede Cristo.
Siamo poverissimi nelle cose di Dio, non perché Dio non ci dà la ricchezza della Grazia, ma perché noi non vogliamo accoglierla, perché questa energia divina vuole scuoterci dal nostro quieto vivere, dalle nostre abitudini, ma non vogliamo impegnarci più di tanto, perché siamo abituati a vivere senza che nessuno ci importuni.
Tante volte siamo superficiali e formalisti nella fede, e non abbiamo più il coraggio di dire di no alla corruzione del mondo, non abbiamo più il coraggio di avere e di manifestare una salda posizione cristiana di fronte al secolarismo, all’edonismo, e al nuovo paganesimo che ci circonda. E questo, per non essere considerati antiprogressisti, per evitare le discussioni che ci contraddicono.
Un monaco diceva una volta che i pesci vivi nuotano e si muovono contro al corrente del fiume, per arrivare dove l’acqua è più pura, invece i pesci morti, o ammalati galleggiano sul fiume e si adattano alla corrente andando a marcire.
San Paolo all’opposto ci avverte, “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.”
Quale è la mentalità del nostro mondo? È una mentalità veramente cristiana, sobria e responsabile di fronte al Signore e al prossimo, di fronte ai beni materiali e alla natura, di fronte al futuro della terra e delle successive generazioni?
Si può osservare molto bene che non è sobria per niente: le leggi contro Dio, le leggi contro il prossimo, i diritti dell’uomo che prevalgono contro il diritto di Dio, il culto della comodità, il culto del consumismo, la mancanza di rispetto verso le cose e verso la natura, l’accumulo dei beni, lo spreco irrazionale dei beni, l’ingiustizia, l’irresponsabilità, lo sfruttamento, il guadagno disonesto, l’eudemonismo, che si verificano su tutti i piani e le attività della vita umana, tutto testimonia contro la semplicità di vita voluta dal Signore.
Se abbiamo «cura soltanto della carne e dei suoi desideri» come dice stesso San Paolo nella lettera ai Romani (13:14) e continueremo a vivere solo per tali cose, siamo soltanto dei poveri pesci morti.
Vi esorto dunque, fratelli, dice San Paolo nella lettera ai Romani “per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Cosa significa? Significa una nostra completa trasformazione, un rinnovamento del proprio essere, anima e corpo, e del proprio modo di vivere su questa terra, e di consacrare tutto al nostro Dio.
Significa trasfigurarci, cambiare le cattive abitudini, significa abbondare in fede, in saggezza, in tutte le grazie dello Spirito, in opere di bontà e di misericordia verso i nostri simili, di vivere in pace con la natura e con l’intera creazione, in una parola essere «completi in ogni buona opera per fare la volontà di Dio» Ebrei 13:21.
Significa vivere in intima comunione con Lui e, osservando le cose da lui istituite, allora soltanto siamo ricchi ed effettivamente felici.
Il Signore ci chiede di essere vivi, di essere ricchi in Dio, di prendere sul serio il patto che ha fatto con noi in Cristo nostro Signore, e di averLo come Padre, come datore di ogni bene e di vita eterna, di avere Lui come nostra suprema ricchezza che non si perde mai.
Dio grande e mirabile, che dirigi ogni cosa con bontà indicibile e generosa provvidenza, tu che ci hai donato i beni terrestri, ed elargendoci la grazia, ci hai dato una caparra del regno promesso, e ci hai concesso nella parte del giorno che è trascorsa di poter evitare ogni male, donaci anche, per il tempo che ci rimane, di comparire irreprensibili al cospetto alla tua gloria santa per cantarti, o nostro unico Dio buono ed amico degli uomini.
Perché tu sei il nostro Dio e noi ti rendiamo gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.
Chi siamo
Citazione
Dobbiamo cambiare la mentalità corrente favorendo una nuova cultura che trasformi la visione antropocentrica del rapporto uomo-natura in quella biocentrica che considera l’uomo quale componente della biosfera, per respirare l’armonia del Cosmo dove ogni essere sia rispettato e valorizzato (…) Dobbiamo rinunciare a rapporti di onnipotenza dell’uomo sulla natura. Solo così combatteremo l’idolatria che si nasconde dietro questa egoistica attitudine.
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