“NUOVI STILI DI VITA NON SI IMPROVVISANO”
Commenta Ecco la lettera di Mons. Ovidio Poletto Vescovo di Concordia-Pordenone scritta per la Quaresima 2008. Un invito concreto alla sobrietà.
Nuovi stili di vita non si improvvisano. Le nostre scelte quotidiane, in effetti, nascono da una nuova saggezza, orientata dalla Parola di Dio, sostenuta dalla presenza del Cristo, Crocifisso e Risorto, condivisa da tanti fratelli e da tante sorelle.
Il percorso di riflessione e le proposte concrete che qui presentiamo costituiscono un tentativo di coniugare la saggezza evangelica con le sfide e gli interrogativi del nostro tempo.
I. Osservando la realtà
1. La polarizzazione
Il 5% della popolazione più ricca della terra ha un reddito che è 114 volte il reddito del 5% più povero. Nel 1913 il divario era da 11 a 1, nel 1960 da 30 a 1.
Bastano queste cifre per mostrare come il nostro sistema tenda ad andare verso i limiti estremi, ad esasperare il divario. E’ quello che si intende per “polarizzazione”.
Così assistiamo ad una distanza sempre maggiore tra redditi dei ricchi e redditi dei poveri e anche ad un consumo squilibrato delle risorse naturali. I cosiddetti “paesi sviluppati” (Europa, Nordamerica, Giappone, Australia) consumano i 3/4 di risorse disponibili sul pianeta.
Quello che avviene a livello mondiale si ripropone all’interno delle aziende: lo stipendio dei top-manager è da 20 a 40 volte superiore allo stipendio dell’operaio a livello più basso.
Si tratta semplicemente di un fenomeno a cui rassegnarsi ? Oppure è possibile agire per ridurre queste palesi ingiustizie e per orientare verso una maggiore equità?
2. Consumo ed istigazione al consumo.
Il grande protagonista della vita economica sembra essere, accanto all’imprenditore, il consumatore. Ad esso viene chiesto, in un modo o in un altro, di consumare sempre di più. Il ragionamento che viene fatto è semplice: se calano i consumi, cala anche la produzione; se cala la produzione prima o poi le aziende vanno in crisi e devono licenziare i propri dipendenti, aumenta la disoccupazione ed i disoccupati – che hanno ovviamente meno soldi a disposizione – acquistano di meno. In tal modo si viene tuttavia ad innescare una spirale senza limiti tra produzione e consumo.
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto è formato per circa il 60% da spese per consumi finali delle famiglie: siamo, dunque, una civiltà che consuma molto, mentre la quota dedicata agli investimenti è relativamente bassa.
L’Amministrazione Regionale del Friuli-Venezia Giulia ha già approvato un piano secondo il quale in provincia di Pordenone sono già stati autorizzati ulteriori 100.000 metri quadri per la grande distribuzione. Il che vuol dire l’esistente moltiplicato per 10.
Le cose non vanno molto diversamente nel Portogruarese: la superficie complessiva già accertata delle grandi strutture di vendita è di 28.013 mq (suddivisi in tre strutture). In corso di definizione 3.980 mq (destinati ad un’unica struttura).
E’ naturale che un tale colossale investimento può reggersi solo se c’è una continua istigazione al consumo. Le aperture domenicali indiscriminate rappresentano, a questo proposito, solo un esempio. L’induzione al consumo è sistematica e scientifica e porta ad assumere comportamenti discutibili non solo sotto il profilo etico, ma anche civile.
Così i centri commerciali si propongono non solo come occasione di scambio (acquisto/vendita), ma come luoghi di incontro. Il business ha già capito che non si guadagna più dando solo oggetti: bisogna offrire situazioni emotive. Ed il marketing ha avvertito la necessità di verificare a quale gruppo appartiene un individuo per vendergli le icone e le immagini, i segni di distinzione della sua “tribù”.
3. Difficoltà ad andare controcorrente.
La ricerca dei beni materiali fa parte della condizione umana. Accade però che l’avere sia messo al centro della condizione umana, quale unica realtà che dà senso all’esistenza.
Così oggi avere equivale ad essere. E quindi avere meno è essere di meno.
Bambini ed adulti, giovani ed anziani sembrano tutti ugualmente sottomessi a questi comportamenti e modelli di vita. Il consumare diventa quasi una nuova religione e la felicità assume i connotati di un possesso e di un consumo senza limiti.
Davanti a questa realtà non pochi hanno la sensazione di essere educatori impotenti ed inutili. Molti genitori, insegnanti, formatori si sentono sviliti, contestati, bocciati. Coscienza e costume sociali si sono modificati notevolmente. Si spinge ad occupare i primi posti, a guadagnare di più, ad essere più spettacolari degli altri, piuttosto che a considerare gli altri parte essenziale ed integrante del proprio cammino. La pressione sociale porta a fare dei propri figli personaggi di spicco, atleti, uomini e donne di successo, competitivi nella società del benessere. E ci si dimentica di far loro acquisire le virtù che li rendono veramente umani: l’onestà, la giustizia, la sobrietà, la fortezza, la bontà, la fede.
II. Una lettura di fede
La nostra fede ci dice che la situazione in cui ci troviamo non è ineluttabile: ci aiuta a leggere in modo diverso la nostra condizione e ci conduce a compiere scelte più evangeliche e ad adottare comportamenti coerenti.
A guidarci è una sapienza che trova in Gesù di Nazaret e nella sua parola un punto di riferimento sicuro.
E’ una sapienza che ci ricorda la bellezza e la grandezza del dono ricevuto e, al contempo, ci colloca in modo diverso nel cosmo e nella storia: ci parla della finitezza e del limite che caratterizzano l’umana esistenza, di una soglia che va custodita per trovare la felicità e l’armonia.
E’ una sapienza che si fa attenzione vigile nei confronti di tutto ciò che minaccia la vita per farvi fronte coraggiosamente, con scelte incisive e meditate. Ci aiuta a discernere il nostro cuore, il nostro sguardo sul mondo, il nostro modo di abitarlo.
E’ una sapienza solidale, attenta ai poveri: “Chi opprime il povero offende il suo Creatore, chi ha pietà del misero lo onora”, afferma il libro dei Proverbi (14, 31). Proprio per realizzare una vera fraternità, essa educa alla sobrietà, aiutando a scoprire che cosa dà veramente sapore pieno alla vita.
1. Un nuovo rapporto con le cose
Non è sempre vero, e lo è sempre meno, che consumare più beni aumenti la felicità. Spesso la ricerca dei beni copre bisogni più profondi.
“Consumare di più” non significa necessariamente consumare più “merci”. Possiamo “consumare di più” consumando “meglio” (si pensi alla dimensione ambientale), consumando diversamente (si pensi alla sfida del consumo critico), dedicando più tempo agli altri.
Sobria è la vita di chi sa accontentarsi, di chi sa scoprire come il meglio spesso coincide con il meno. Soprattutto sobria è la vita di chi ha scoperto il proprio limite e, dunque, sapendo di dover operare delle scelte, si indirizza all’essenziale, curando la solidarietà e la vita spirituale.
Nell’attuale crisi che l’Italia (ma praticamente tutto il mondo) sta attraversando, siamo più che mai sollecitati a capire e a testimoniare che la sobrietà non è un esercizio eroico, ma nasce dalla fraternità e dalla consapevolezza che tutto il superfluo è sottratto al necessario di altri fratelli.
La misura stessa del superfluo, inoltre, cresce con la crescita dei bisogni dei poveri.
Per un nuovo rapporto con le cose siamo invitati:
• a sostituire i cardini della cultura dominante: dal “tutto è monetizzabile” a “le realtà fondamentali non hanno prezzo”, dal “si lavora per arricchire” al “si lavora per diventare più umani”…
• ad acquisire il senso del limite: da consumatori mai sazi (fame di beni) a persone che usufruiscono dei beni per soddisfare alcuni bisogni fondamentali;
• a spostare il tiro passando dal valore delle cose al valore delle persone, dal bisogno di oggetti alla necessità di rapporti interpersonali forti, dalla logica dell’avere per essere a quella del contatto e della relazione.
2. Nel rispetto della natura
La crisi ecologica, da tutti denunciata, ha alla sua radice un rapporto strumentale violento tra uomini e natura. I tempi e i modelli della produzione e del consumo forzano i tempi biologici fino a farli saltare. Impariamo a nostre spese che la natura non è un bene totalmente disponibile e che occorre avvicinarla con spirito di attenzione e di rispetto, non di dominio.
Occorre discernere e percorrere vie di riconciliazione tra l’uomo e il creato. Si tratta di fare pace con la terra, abbandonando lo sfruttamento selvaggio e riconoscendo nei beni della terra doni per la vita, fatti per essere condivisi dalla nostra e dalle generazioni che seguiranno, nel segno della giustizia.
Bisogna mettere in atto una rivoluzione culturale, sradicando quella visione utilitaristica della terra che la considera solamente un oggetto, una merce con cui si può fare profitto e che si cerca di spremere il più possibile per ricavarne soldi anche a costo di depredarla.
Siamo tutti chiamati a passare dalla violenza ambientale al rispetto del creato, dalla mercificazione della natura alla relazione con “nostra madre Terra”, dall’uso indiscriminato alle responsabilità ambientali.
3. Per un nuovo rapporto con la mondialità
Non ci può lasciare indifferenti la sorte di tanti paesi poveri, che non riescono ad uscire dalla miseria, e vedono calpestati i diritti di ogni uomo ad avere il necessario per vivere. Siamo chiamati a praticare la giustizia e l’equità e ad intensificare i legami di solidarietà con le persone più vicine e con quelle più lontane.
Consumare e fare la spesa ci sembrano fatti banali, che riguardano solo noi, i nostri gusti, il nostro portafoglio. Eppure il consumo è un fatto che riguarda tutta l’umanità perché dietro a questo nostro gesto quotidiano ci sono implicazioni di portata planetaria di natura sociale, politica, ambientale. Dietro tanti prodotti che troviamo sugli scaffali dei nostri negozi si nascondono ingiustizie di cui ci rendiamo complici acquistandoli.
Ecco perché è giusto adottare un “consumo critico”, cioè un atteggiamento di scelta permanente che si attua su tutto ciò che compriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa. Infatti, scegliendo cosa comprare e cosa scartare, non solo segnaliamo alle imprese i comportamenti che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forme produttive corrette, mentre ostacoliamo le altre.
Ogni volta che facciamo la spesa, infatti, possiamo scegliere i prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche in base alla loro storia e al comportamento delle imprese che ce li offrono. In particolare è importante valutare se sono prodotti utili, se sono frutto di oppressione in qualche paese del mondo, se richiedono alti consumi di energia per la loro produzione, se hanno conseguenze ambientali gravi, se hanno un alto valore aggiunto (il loro prezzo non dipende dal costo effettivo della materia, ma dall’effetto simbolico che li accompagna).
In questo modo ci sforziamo di applicare criteri di ordine etico al consumo, affinché l’economia sia a servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia.
III. Proposte pratiche
Educare ed educarsi è ancora possibile. Un impegno educativo aperto e fiducioso coglierà anche in questo nostro tempo alcuni valori che, nonostante le rivoluzioni culturali, politiche ed economiche, vengono ancora riconosciuti ed accettati se presentati con verità, convinzione e coerenza: la dignità della persona umana, i suoi profondi bisogni esistenziali, la solidarietà che ci lega gli uni agli altri.
1. Come comunità cristiana
La comunità parrocchiale è impegnata – e spesso travolta – da tante sue esigenze ordinarie. L’attenzione a ciò che ha respiro più universale rischia di rimanere solo episodica, quando invece dovrebbe farsi tangibile e costante per influenzare positivamente l’attività pastorale, gli itinerari formativi e le scelte quotidiane.
La parrocchia può favorire un cammino, proponendo la sperimentazione di nuovi stili di vita. Alcuni suggerimenti:
a. Informare e tessere rapporti:
- far conoscere e mettere a disposizione riviste, libri, filmati…;
- organizzare conferenze e dibattiti su temi generali e su meccanismi specifici di carattere economico, commerciale, sociale, ambientale;
- aprire la comunicazione con i missionari;
- dar vita ad iniziative di gemellaggio con villaggi e parrocchie del Sud del mondo.
b. Formare e accompagnare:
- approfondire le nostre responsabilità rispetto ai beni ed alle risorse del pianeta nelle omelie, nella catechesi, nelle attività educative dei giovani e degli adulti;
- privilegiare alcuni ambiti di formazione come gli incontri di preparazione al Matrimonio, i gruppi di giovani coppie, e ogni altro momento in cui le persone vengono motivate a costruire il loro progetto di vita;
- sostenere nella scelta di uno stile di vita libero dalle pressioni di mercato e dall’organizzazione commerciale.
c. Celebrare ed agire
- reagire alla tentazione di un consumismo sfrenato in occasione di celebrazioni sacramentali (Battesimi, Messe di Prima Comunione, Cresime, Matrimoni) e di festività cristiane (come il Natale…);
- utilizzare canali alternativi come il commercio equo e solidale e le cooperative sociali;
- stendere e pubblicare un bilancio sociale della parrocchia;
- valorizzare e proporre come esempio chi, come singolo o come famiglia, sperimenta forme di vita ispirate alla sobrietà ed alla giustizia e proporre esperienze già concretamente visibili;
- farsi portavoce di campagne di sensibilizzazione e di pressione organizzate per indurre le imprese ed i governi a comportamenti più equi.
2. Come famiglia
La famiglia è la prima agenzia educativa. In seno ad essa si strutturano la responsabilità, la coerenza, l’impegno, la speranza, non attraverso le parole, ma attraverso i normali gesti quotidiani.
Ecco alcuni consigli:
a. Riappropriamoci dei nostri bisogni e liberiamo il tempo:
- parliamo dei nostri veri bisogni e ricerchiamo insieme ciò che può davvero soddisfarli;
- riscopriamo la ricchezza delle nostre relazioni, della cultura, del gioco, della spiritualità;
- scegliamo con cura il modo in cui impiegare il tempo in famiglia;
- “gustiamo” il nostro tempo per soddisfare i nostri bisogni interiori;
- dedichiamo del tempo alle attività sociali, politiche, e alla nostra comunità cristiana.
b. Scegliamo uno stile di vita sobrio:
- quando stiamo per comprare qualcosa, chiediamoci se è davvero indispensabile;
- prima di gettare qualcosa, domandiamoci se è davvero da buttare, se può essere riparato, se può essere utile ad altri.
c. Consumiamo con mente critica e diminuiamo la nostra “impronta” ecologica:
Ogni nostro consumo tende ad utilizzare risorse naturali e a produrre rifiuti che la natura deve smaltire. E’ possibile ridurre l’impatto dei nostri comportamenti di consumo, adottando alcune semplici decisioni:
- la scelta di frutta e verdura di stagione, locale;
- l’attenzione ad evitare gli oggetti “usa e getta”, ad usare una borsa di stoffa per la spesa;
- il risparmio di energia (spegnere le luci, usare lampadine a basso consumo, spegnere gli apparecchi in stand by);
- quando è possibile, l’utilizzo di mezzi pubblici e della bicicletta.
d. Facciamo il nostro “bilancio di giustizia”:
Accogliamo l’invito a tenere sotto controllo le nostre spese familiari in un’ottica di giustizia:
- attraverso il dialogo tra genitori e figli;
- resistendo a condizionamenti e pressioni pubblicitarie;
- ponendoci piccoli obiettivi di cambiamento;
- mettendoci in contatto con altre famiglie della zona che hanno intrapreso lo stesso cammino.
3. Come persone.
Questo sistema economico si costruisce attraverso i gesti del vivere quotidiano: il lavoro, il consumo, il risparmio. La nostra responsabilità è però solo una faccia della medaglia; l’altra è il nostro potere.
Ecco cinque consigli pratici per vivere in maniera più responsabile e contribuire al cambiamento:
a. Recuperiamo la nostra capacità di pensare ed i nostri valori:
Il nostro tempo e la nostra mente sono ormai raggiunti quotidianamente da interessi artificiali (pubblicità, sport, erotismo, moda, frivolezze) lontani dai problemi veri:
- reagiamo stabilendo noi stessi come utilizzare il nostro tempo libero;
- interessiamoci di ciò che succede a livello locale e mondiale;
- riflettiamo sulla realtà in cui viviamo, giudicandola in base ai nostri valori morali cristiani.
b. Informiamoci correttamente:
I mezzi di informazione in genere selezionano le notizie, fornendo un quadro della realtà distorto e parziale, in cui spesso non si dà voce ai disagi dei singoli, si nascondono i drammi sociali, non si fanno emergere le responsabilità dei potenti. Immetterci in un circuito di informazione alternativa, che si avvale di materiale stampato e di Internet.
c. Compiamo scelte ragionate e coerenti:
- consumiamo e risparmiamo criticamente;
- informiamoci ed indirizziamo i nostri consumi ed i nostri risparmi verso imprese e banche che, oltre a rispettare i lavoratori e l’ambiente, non sono coinvolte con la produzione di armi o con forme di pubblicità aggressiva.
d. Facciamo sentire la nostra voce:
Ogni volta che assistiamo ad un sopruso senza reagire, ogni volta che raggiriamo una legge o non permettiamo la giusta applicazione di molte leggi che già abbiamo (pur perfettibili) per la difesa dei diritti dei più poveri, noi realizziamo una grave omissione di responsabilità:
- destiamo la consapevolezza;
- offriamo dati;
- partecipiamo a campagne di pressione organizzate da vari gruppi;
- passiamo dall’informazione esclusiva dei media all’informazione diretta delle persone.
e. Formiamo una rete:
- impariamo a comunicare con altre persone e gruppi del territorio;
- organizziamo delle iniziative insieme, dividendoci i pesi e condividendo le energie;
- troviamo le strade per dare visibilità reale a chi è impegnato per un’economia di giustizia;
- sosteniamo chi nell’esercizio delle sue responsabilità (politiche, economiche, sociali…) condivide queste scelte.
Pordenone, 6 febbraio 2008
Mercoledì delle ceneri
+ Ovidio Poletto
Vescovo
Chi siamo
Citazione
Si metta in luce la piena verità sulla donna. Si ponga davvero nel dovuto rilievo il genio della donna, non soltanto delle grandi e famose, vissute nel passato o nostre contemporanee, ma anche di quelle semplici, che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano.
—


