ANCORA RASSEGNA STAMPA
Commenta Aggiornata a domenica 17 febbraio 2008
CORRIERE DEL VENETO mercoledì 13 febbraio 2008
Pag 8 Napoli, appello a don Gianni Fazzini per l’acqua di Martina Zambon
Il capoluogo campano chiede una mano per “promuovere” il rubinetto di casa e risparmiare bottiglie di plastica
Venezia — Napoli chiama Venezia, e non per chiedere asilo sul fronte delle tonnellate di rifiuti ancora senza destinazione. Dal Vesuvio si chiede aiuto alle buone pratiche proposte da don Gianni Fazzini per «liberarsi» dalla minerali in bottiglia in favore dell’acqua di rubinetto. «Ho ricevuto una telefonata che mi ha commosso — spiega don Fazzini — mi ha chiamato Gennaro Nasti, l’assessore all’Ambiente del Comune di Napoli per chiedere aiuto. Di fronte all’emergenza rifiuti in un Comune che è fra i maggiori consumatori di acque minerali in bottiglia ma che può anche vantare una delle acque più pure da bere semplicemente aprendo il rubinetto, sono stato ben felice di assicurare il nostro sostegno ». Così don Gianni, che vanta molti amici a Napoli, si prodigherà per diffondere la buona novella, bere l’acqua che sgorga dal rubinetto, inquinando meno. La battaglia contro le bottiglie di plastica, insomma, varca anche i confini regionali dopo aver avuto la benedizione di Marco Paolini e del sindaco Cacciari. Nessuna benedizione, al contrario, una vera levata di scudi, invece, si è registrata (prevedibilmente) da parte dei produttori di acque in bottiglia. I toni utilizzati in questi giorni per condannare l’iniziativa quaresimale di don Fazzini si sono fatti molto accesi. La risposta, però, è pacata: «Sono disponibile a un incontro per discuterne con gli industriali », dice don Gianni. L’idea è di spiegare anche a chi produce acque in bottiglia come si tratti di un «bisogno indotto». «La Chiesa ha il compito di far capire cosa serve veramente all’uomo — dice don Gianni — e non si può tentare di bloccare una proposta migliorativa ribattendo che i problemi sono ben altri. I corporativismi non devono più trovare spazio ». Nel 2007, spiega don Fazzini, le aziende produttrici di acque minerali hanno speso 379 milioni di euro. «La dottrina della Chiesa punta al bene comune — conclude don Gianni — e il bene comune è imparare a bere l’acqua potabile di cui ognuno dispone a casa sua». La bagarre, anche politica, scatenata dal proverbiale bicchier d’acqua non accenna, però, a placarsi. Produttori e sindacati si ritrovano sullo stesso compatto fronte, a dar battaglia, in questa storia di alleanze improbabili, è ad esempio il comunista Nicola Atalmi, consigliere regionale del Pdci e storico oppositore dei produttori di acque minerali.
CORRIERE DELLA SERA giovedì 14 febbraio 2008
Pag 27 I produttori: l’acqua minerale è la migliore
La polemica
Milano — «Valorizzare l’acqua potabile a discapito di quella minerale sarebbe per tutti autolesionista». Sulla recente «crociata anti-minerale» intrapresa dal Patriarcato di Venezia e condivisa dal sindaco Massimo Cacciari interviene Ettore Fortuna, presidente Mineracqua, l’associazione italiana delle acque minerali e bevande analcoliche. «L’acqua minerale naturale ha origine da un giacimento profondo, protetto, incontaminato ed è batteriologicamente pura all’origine ed imbottigliata alla sorgente — spiega Fortuna —. La potabile ha origine e provenienze diverse: fiumi, laghi, falde superficiali e pozzi. Viene trattata e disinfettata con derivati del cloro». Per Fortuna valorizzare l’acqua potabile a discapito di quella minerale rischia di nuocere all’immagine di credibilità costruita negli anni. «Più di 1 miliardo di litri sono oggi da noi venduti all’estero, anche in Giappone e Stati Uniti». Ma non è tutto: «Esercitare pressione su qualcuno per costringerlo a consumare solo l’acqua del rubinetto è un atto coercitivo, un abuso di autorità».
IL GAZZETTINO DI VENEZIA venerdì 15 febbraio 2008
Pag II Un veneziano su due preferisce il rubinetto di Giulia Quaggio
Razzini (direttore generale Veritas) conferma: “Il 96 per cento della nostra acqua viene da falde profonde”. In arrivo 100mila caraffe a sostegno della campagna del Patriarcato per l’astinenza dalla minerale
Mestre. Una bella caraffa trasparente. A misura frigorifero, cioè di un’altezza sufficiente per rientrare comodamente tra gli scomparti dell’elettrodomestico in cucina. E poi, un delicato tappo azzurro ad indicare la purezza dell’acqua che la caraffa conterrà. Acqua di rubinetto per l’esattezza. Nulla di più semplice. A lato, a decorare il vetro, un piccolo logo, dai caratteri art nouveau, ricorda che la caraffa è di Veritas, la società che ha in gestione, tra gli altri servizi, anche gli acquedotti veneziani. Ieri, nel corso della presentazione dei risultati dell’indagine di gradimento dei servizi forniti nel Veneziano dalla multiutility, ha fatto la sua prima apparizione ufficiale, il prototipo di una delle centomila caraffe che verranno a breve distribuite da Veritas alle famiglie veneziane. La campagna a favore dell’acqua di rubinetto, lanciata da don Gianni Fazzini, responsabile del “Centro stili di vita” del Patriarcato di Venezia, non si arresta. Anzi, promette di coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini, con in testa proprio la multiutility, che non si fa intimorire dalle recenti lamentele di alcune aziende produttrici di acqua minerale, assai preoccupate per i propri incassi. «Ci è giunta la notizia che il presidente dell’associazione delle aziende produttrici di acqua minerale ha chiesto di essere ricevuto dal Patriarca – commenta Andrea Razzini, direttore generale Veritas – noi non abbiamo mai parlato contro l’acqua minerale in bottiglia. Abbiamo solo sottolineato le numerose positività dell’acqua di rubinetto». E Razzini snocciola i dati: il potabilizzatore dà il 4 per cento dell’acqua che sgorga dai rubinetti veneziani, mentre il restante 96 per cento proviene da falde acquifere profonde. Il luogo comune di un’acqua di rubinetto che viene da falde superficiali è da sfatare. «La nostra acqua sfiderebbe qualsiasi analisi – spiega Razzini – mille litri di acqua di rubinetto costano circa un euro, tanto quanto circa due litri e mezzo di acqua minerale che, inoltre, procurano un volume enorme di rifiuti, traffico per il trasporto, inquinamento e consumo di combustibile fossile. Nelle prossime bollette inizieremo a spiegare agli utenti tutti i vantaggi dell’acqua di rubinetto per l’acquisizione di nuovi stili di vita sostenibili». Razzini ricorda, poi, che, grazie alla sinergia con l’amministrazione nelle azioni per diffondere alla cittadinanza stili di vita più consapevoli, in un anno e mezzo nel territorio sono stati risparmiati due milioni e mezzo di litri d’acqua. Un ottimo segnale che si accompagna ai dati che provengono da un’indagine di Customer Asset Improvement sui comportamenti nell’uso dell’acqua nel Veneziano. Oltre il 50 per cento dei cittadini beve regolarmente acqua di rubinetto (il 56,3 per cento nel centro storico, il 40,8 nella terraferma), quindi, con un trend in crescita rispetto al 2005 (73 per cento di utenti che hanno bevuto almeno una volta acqua di rubinetto) all’attuale 77 per cento. Se, poi, si allarga l’orizzonte di analisi, i veneziani si dissetano, come consuetudine, con acqua di rubinetto più della media nazionale (26,4 per cento) e del Triveneto (47,2 per cento). A breve, quindi, per Veritas, che lavora in un ambiente che i dati danno già come predisposto all’acqua di rubinetto, partirà la gara per assegnare la produzione delle “eleganti” e nel contempo “basiche” caraffe per custodire l’acqua che sgorga dalle cucine del centro storico veneziano e della terraferma, mentre si pensa alla possibilità, al momento ancora impraticabile, secondo Razzini, di contributi per le aziende produttrici di acqua in bottiglia per riciclare i vuoti e consentire la riduzione di inquinante materiale plastico.
Mestre. Il Veneto è al primo posto nella classifica nazionale della raccolta differenziata di rifiuti e Venezia è la seconda città italiana per incremento nella differenziazione dei rifiuti. A rilevarlo, attraverso “il rapporto rifiuti 2007″, l’Apat, l’agenzia per l’ambiente e la protezione dei servizi tecnici. Venezia, infatti, secondo l’indagine si attesta al secondo posto dopo Bari, con un incremento nella differenziata tra il 2005 ed il 2006 del 4,4 per cento (dal 19,1 per cento al 23,5 per cento), guadagnando una tredicesima posizione nella classifica delle 27 principali città. «Questo aumento – ha commentato l’assessore comunale all’Ambiente, Pierantonio Belcaro – è dovuto all’estensione della raccolta differenziata ad altre porzioni del centro storico veneziano mediante il sistema della raccolta porta a porta, un sistema più costoso ma che dà risultati migliori». Belcaro ricorda che il risultato è legato anche alla campagna di diffusione di stili di vita più sostenibili, dove la “leva tariffaria” può essere utilizzata fino ad un certo punto. E Belcaro si riferisce alla questione dell’aumento della Tia, la tassa sui rifiuti. «L’incremento della tariffa per l’asporto e trattamento dei rifiuti è stato del 4 per cento riferito a un biennio, quindi del 2 per cento all’anno – ha concluso Belcaro – e perciò riteniamo che i sacrifici chiesti ai cittadini siano ben ripagati dall’aumento della raccolta e dalla riduzione dell’inquinamento generale». Anche Andrea Razzini, di Veritas, si ritiene soddisfatto di come i veneziani stanno rispondendo nonostante la specificità del territorio e la difficoltà nel centro storico, mentre da tre mesi le grandi utenze private sono state fornite da Veritas di raccoglitori personali per la differenziazione. Un punto dolente, per evitare la formazione di discariche a cielo aperto, è la questione dei rifiuti ingombranti. «Nel 2007 – aggiunge Razzini – abbiamo realizzato per gli ingombranti 1300 interventi gratuiti al mese nella terraferma. A Venezia, invece, sono stati attivati una ventina di servizi in più, con rimborso simbolico della famiglia di dieci euro anche sabato e domenica si realizza la raccolta dei rifiuti pesanti. Il tempo d’attesa medio per il ritiro è di sei giorni. Tale attività ci costa circa un milione di euro all’anno». Federambiente rileva che la raccolta differenziata è maggiore dove la gestione è pubblica. E Razzini chiosa: «Se i servizi di igiene ambientale ed idrici si privatizzeranno, a patto che non vi siano improvvisi cambi di legge, le tariffe saranno destinate ad alzarsi».
Venezia – Veritas è promossa con una piena sufficienza dai cittadini. Per dirla con i numeri, l’indice di gradimento dei servizi della multiutility arriva a 77,5 su una scala di 100, secondo l’indagine su 1861 utenti di Customer Asset Improvement. C’è stato quindi un lieve miglioramento nella percezione dei cittadini del 2006 (75,6), ma un peggioramento rispetto al 2002 (80,6). In particolare a migliorare nel giudizio dei cittadini soprattutto della terraferma è la qualità del servizio idrico, meno positivo il giudizio sui rifiuti. E soprattutto cresce l’approvazione nei confronti della attuale leggibilità della bolletta. Se, poi, si confronta con gli standard nazionali, il gradimento di Veritas supera la media italiana, ma è inferiore rispetto a quella del Triveneto. Migliora, poi, l’informazione in materia di raccolta differenziata: 8 utenti su 10 del centro storico sono informati, contro il 69 per cento dell’anno scorso, al contrario delle attività commerciali che lamentano orari e frequenza del ritiro dei rifiuti. Nella terraferma, invece, ben 9 cittadini su dieci risultano informati. Riguardo ai servizi di erogazione dell’acqua, cresce la positiva valutazione sia dell’attività degli sportelli informativi sia della tempestività nella risoluzioni di problemi. Il 50,7 per cento degli utenti, poi, è a conoscenza delle attività di fornitura di gas della multiutility e dell’impegno in materia di energia di fonti rinnovabili; sulla facilità di lettura dei messaggi informativi di Veritas è d’accordo il 59,8 per cento degli utenti, solo il 2,5 per cento risponde negativamente. L’immagine di Vesta rimane, quindi, in linea di massima positiva e senza grossi scossoni rispetto agli altri anni. Invece, l’indagine della municipalizzata Asp di Chioggia rileva un giudizio complessivo da parte dei cittadini pari 6,3: una sufficienza tirata. Da Veritas, poi, i cittadini si aspettano, in sostanza, un calo dei costi e nel 60 per cento dei casi un miglioramento nella qualità dei servizi.
Pag 13 C’è differenza tra potabile e minerale? (lettere al giornale)
Caro direttore, in Italia abbiamo gravi problemi e probabilmente è una fortuna che a Venezia sia sorta l’interessante discussione sull’acqua minerale che darà un po’ di vivacità a questa nostra vita noiosa e permette di ridere bonariamente. Nell’articolo del Gazzettino del 12 febbraio trovo interessante la differenza fra acqua minerale e acqua potabile, delle quali si parla come se la “minerale” non fosse potabile e la “potabile” non fosse minerale. Se la “minerale” non è potabile perché dovremmo acquistarla? Allora il Patriarca vuole proteggere la nostra salute ed ha ragione. O forse qualche scienziato, per seguire la moda dei vegetali, è riuscito a produrre l’acqua biologica? Ho l’impressione che non solo vengano tradite chimica e microbiologia dell’acqua, ma anche il linguaggio, dal punto di vista del significato, venga stravolto. Forse avevano ragione i vecchi sostenitori della teoria che Ospedale Psichiatrico era scritto all’esterno perché non è dentro, ma al di fuori che ci sono i matti. (lettera di Emilio Palazzi – Doorn – Paesi Bassi)
LA NUOVA venerdì 15 febbraio 2008
Pag 16 Bere l’acqua del sindaco è segno di libertà (lettera di Antonino Stinà)
Leggo con un certo imbarazzo la reazione di imprenditori e sindacalisti all’iniziativa promossa dal Patriarcato a proposito del digiuno, nel tempo della Quaresima, dall’acqua minerale. La ritengo un’iniziativa di straordinaria valenza e queste reazioni ne sono probabilmente la riprova. La Chiesa veneziana suggerisce, per il tempo di Quaresima, ai suoi fedeli un «comportamento» segno di libertà, vero senso del digiuno: pasteggiare senza bere acqua in bottiglia. Questa volta non suggerisce una norma, cosa rispetto alla quale invece ci si indigna sempre meno, svolge quindi in pieno il suo compito. Questa volta inoltre il comportamento suggerito non è di tipo morale, ma di tipo civile. Si chiede di modificare un consumo e di valorizzare un bene. Ho assistito alla conferenza stampa di presentazione e don Fazzini si è soffermato soprattutto su questo: riflettere e dare importanza a un bene, l’acqua, che dovrebbe essere a disposizione di tutti, perché, come il sole, è vita. Questo significa tante cose: non sprecarla, non appropriarsene, non disperderla. Solo a valle di questa riflessione si è proposto di bere quella del sindaco liberandosi dalla schiavitù della bottiglia, fonte di enorme dispendio e di enorme inquinamento. L’acqua in bottiglia non è male in sé, è male tutto ciò che l’accompagna: la bottiglia di plastica che la contiene (derivato del petrolio e che diventa rifiuto che va smaltito), il fatto di dover essere trasportata (incremento di traffico, di emissioni). Eliminare le bottiglie d’acqua produrrà un sicuro beneficio all’ambiente. Non va inoltre sottovalutato il beneficio alle proprie tasche. Ho fatto due rapidi conti e credo che la spesa annua di una famiglia di 4 persone non sia inferiore ai 500 euro. Quindi ben venga l’iniziativa di don Fazzini, grazie a Paolini che ne è stato testimonial, grazie a Cacciari che l’ha fatta diventare un’iniziativa della città, grazie a Vesta che, a costo contenuto, porta tutti i giorni nelle nostre case un’acqua davvero buona.
CORRIERE DEL VENETO venerdì 15 febbraio 2008
Pag 14 Polemica sull’acqua minerale nel Veneto dei parroci “bizzarri” di Alessandro Tortato
Mi riallaccio alla riflessione di Alessandro Zangrando sull’intervento quaresimale del patriarcato veneziano contro l’acqua minerale. Certo, stupisce che un’iniziativa così demagogica provenga proprio da Venezia, diocesi guidata dal cardinale Scola, una delle figure più colte, carismatiche ed interessanti della chiesa cattolica. Stupisce meno se pensiamo che il segretario di stato vaticano ha definito Benigni «alto teologo» (a proposito, detto per inciso, ma che paese è questo, in cui si ha bisogno di Benigni per apprezzare Dante…). Stupisce ancor meno se inquadriamo la vicenda nel contesto di una chiesa veneta che esce da un annus horribilis di cui pochi hanno colto i contorni. Pagine e pagine si sono scritte sul povero don Sante, papà Sante, scrittore Sante, che ha ben pensato di annunciare (a Buona Domenica) essere giunta finalmente l’ora in cui anche i preti cattolici possono avere una donna. Meno si è riflettuto sulle decine di padovani che indossavano la maglietta «Don Sante è mio padre», inveendo contro il loro vescovo che giustamente minacciava di sospendere a divinis il sacerdote. Ora, mi pare che la chiesa cattolica si distingua dalle altre chiese cristiane proprio per quell’unicità santa ed apostolica professata nel Credo ed esplicitata nel papa e nella gerarchia a cui si deve obbedienza. Le cose purtroppo stanno così: o dentro o fuori, non c’è discussione. Altrimenti bisognerà ammettere che aveva ragione Martin Lutero che qualche secolo fa aveva detto le cose di Sante e i suoi fratelli con ben altro spessore teologico e conseguenze storiche. Seguirlo è semplicissimo e concesso a tutti, si entra in un tempio protestante ed è fatta. L’estate scorsa, poi, sempre in linea, da Mestre ha fatto parlare di sé un parroco, don Armando Trevisiol, criticando le costose vacanze di papa Ratzinger. Ebbene, tutto si può dire di Ratzinger, tranne che non sia parco nel condurre quei giorni di riposo a Lorenzago. Suore, minestrina e limonata in una villetta isolata nel bosco non mi sembrano una «vacanza da papa» e, se proprio vogliamo guardare le fesserie, a questo punto non si capisce perché Trevisiol non abbia parlato durante il pontificato di Wojtyla il quale, adorando compiere escursioni in montagna, costringeva le forze dell’ordine certamente a maggiori sforzi. Ciliegina sulla torta il sacerdote sorpreso a molestare un ragazzino sul lago di Garda che si è giustificato dicendo che si stava solo cambiando il perizoma durante il bagno. Ora io, forse perché cattivo cattolico (non pratico) e cattivo cristiano (vizioso e poco incline al perdono), proprio non capisco cosa ci faccia un sacerdote in spiaggia. Apostolato? Altro che acqua minerale, il problema è uno solo: che anche nella chiesa come nella società in anni recenti si è affermata la preminenza assoluta dei diritti sui doveri e la conseguente deresponsabilizzazione dell’individuo nell’agire comunitario. Quello a cui non so dare una risposta, e sarebbe interessante approfondire, è perché una tara etica di così immensa portata si stia appalesando con tale evidenza e frequenza proprio nelle parrocchie della nostra regione, quel Veneto bianco, un tempo da tutti persino deriso perché troppo obbediente e restio ad ogni cambiamento. Contraddizioni della secolarizzazione?
LA NUOVA di domenica 17 febbraio 2008
Pag 23 Tutte vendute le caraffe di «Imbrocchiamola» di m.a.
Il «digiuno» di acqua minerale in bottiglia lanciato dal direttore del Centro stili di Vita, don Gianni Fazzini, procede a gonfie vele. A comunicarlo lo stesso parroco di Altino, ma a confermarlo sono i dati. Anzi le brocche. Perché da venerdì le caraffe vendute nelle botteghe cittadine di commercio equo e solidale, sono ormai introvabili. A 7 giorni dall’ufficializzazione dell’iniziativa «Imbrocchiamola» appoggiata da Marco Paolini, erano già esaurite. Neppure la libreria San Michele di via Poerio ne aveva più. Finite a Mestre, finite a Venezia. «Le abbiamo dovute riordinare – comunica don Gianni – perché sono state tutte comperate». A partire da lunedì chiunque desidera mettere al bando la minerale e bere solo acqua di rubinetto, potrà tornare a comperare la brocca trasparante al prezzo di 5 euro. Un gesto simbolico, che però pare abbia colto nel segno. «C’è stata una buona accoglienza – commenta don Fazzini -. Adesso ci stiamo preparando alla giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo, che va di pari passo col Sabato Santo. Le parrocchie avranno il compito di riscoprire il simbolismo dell’acqua all’interno della Pasqua». Nel frattempo sempre più associazioni e addirittura cooperative, negozi, agriturismi e singole persone sottoscrivono su internet la campagna della pastorale, appoggiata da Vesta Veritas, dalla Provincia e dal sindaco massimo Cacciari. Per avere la caraffa o la vetrofania da attaccare alla brocca di casa ci si può rivolgere alla parrocchia, alle botteghe autorizzate Acqua Altra, Curcuma e El Fontego, alla libreria San Michele o al MagVenezia.
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