RASSEGNA STAMPA
Commenta Ecco la rassegna stampa aggiornata a martedì 12 febbraio 2008
CORRIERE DELLA SERA lunedì 11 febbraio 2008
Pag 25 Venezia, la crociata antiminerale. Cacciari si schiera con il Patriarca di Marisa Fumagalli
La Chiesa avvia la campagna. L’attore Paolini: ora giro con la borraccia. L’imprenditore Zoppas: no, quella industriale è più sicura
Come trasformare un «fioretto» della Quaresima in una campagna di consumo etico ed economicamente vantaggioso. Forse don Gianni Fazzini, responsabile del «Centro stili di vita» del Patriarcato di Venezia, non immaginava il successo della sua iniziativa di penitenza a favore dell’acqua del rubinetto — il cui titolo, «Imbrocchiamola », è davvero azzeccato — appoggiata anche dalle istituzioni. A cominciare dal sindaco Massimo Cacciari («bevo acqua corrente tutti giorni»), che dimostra così piena sintonia con il Patriarca Angelo Scola. Non solo: a dare un significativo contributo ci si è messo, con entusiasmo, Marco Paolini, grande affabulatore, oggi più che mai sulla cresta dell’onda. Intendiamoci, il tam tam pro acqua naturale come bevanda quotidiana è già un dato di fatto. Per la soddisfazione degli ambientalisti. Tant’è. La scalfittura nel fatturato delle «minerali» (giro d’affari in Italia da 3,2 miliardi di euro) è modesta, ma, dai e dai, la goccia potrebbe diventare cascata e quindi linea di tendenza. Don Fazzini spiega il suo intento: «Il nostro Centro diocesano è molto sensibile ai temi del consumo critico. Sicché, in occasione della Quaresima, si è suggerito il fioretto che prevede il digiuno dall’acqua minerale ». «Con un obiettivo ambizioso — aggiunge —. Sostenere, con l’equivalente dei soldi spesi per l’acquisto di acqua in bottiglia, un progetto benefico: la costruzione di un acquedotto in Thailandia». Marco Paolini che irrompe sulla scena, con la sua verve ha fatto il resto. Lo show «acquatico » si è svolto in una sala pubblica di Mestre. Eccolo, munito di due bottiglie d’acqua, una da un litro e l’altra da mezzo. «Le ho appena comprate in un negozio — dice —. Entrambe costano 50 centesimi. Come mai? Mi hanno spiegato che il costo è uguale, poiché la piccola è meno ingombrante e posso mettermela in tasca». Paolini posa sul tavolo una borraccia rossa. E qui viene il bello. Aderendo alla campagna di don Fazzini, l’attore racconta che ha deciso di girare i teatri d’Italia con il suo contenitore d’antan, facendoselo di volta in volta riempire d’acqua del rubinetto. Finora ha assaggiato i prodotti di Lumezzane, di Alessandria e di Brugherio. Lui, di solito, riesce ad ipnotizzare il pubblico. Se funziona anche con l’acqua, le ditte di minerali dovrebbero cominciare a preoccuparsi. Fatto sta che la battaglia di Venezia è partita in grande stile. E Massimo Cacciari non ha nulla da invidiare al sindaco di New York Michael Bloomberg. Che lo scorso luglio si mise a capo della crociata contro la mineral water, con lo slogan: «Dimenticate la minerale e bevete l’acqua che sgorga direttamente in casa vostra». Il primo cittadino di Venezia coglie l’aspetto economico della questione. «L’acqua minerale — avverte — non è indispensabile. Rinunciandovi, ogni famiglia potrà risparmiare un bel po’ di quattrini alla fine del mese». E via con il buon esempio durante le riunioni di Giunta, a Ca’ Farsetti: Cacciari, infatti, ha dato disposizione che sia preferita la brocca di acqua naturale, al posto delle bottiglie del supermercato». C’è di mezzo un interesse egoistico — sottolinea — e quindi l’iniziativa del Centro diocesano va estesa oltre il periodo quaresimale. Non è finita: Veritas, la società di gestione degli acquedotti veneziani, invierà a 100.000 famiglie una caraffa da frigorifero per incentivare il consumo della chiara, fresca e dolce acqua del rubinetto.
Milano — «Ogni consumatore fa le sue scelte, ed è giusto così. Inoltre, non sono contrario alla campagna etica sull’acqua lanciata da don Fazzini a sostegno di un progetto di solidarietà», dice Matteo Zoppas, 33 anni, nel Cda della San Benedetto spa (850 milioni di fatturato), di cui Enrico Zoppas, lo zio, è amministratore delegato. «Osservo, tuttavia, che sullo stesso piano si potrebbero fare altre rinunce, economicamente più redditizie».
Naturale e minerale pari sono?
«No. Metterle sullo stesso piano è fuorviante. L’acqua minerale è più sicura. Per inciso, la San Benedetto compie analisi accurate: sulla fonte, sull’imbottigliamento e sull’imbottigliato. Con la possibilità di tracciare il prodotto fino al mercato. Ma non è tutto».
Dica.
«L’acqua minerale possiede proprietà organolettiche che non ha quella corrente. È un vero e proprio alimento. Lavoro nel settore da un paio d’anni e ho maturato una cultura del prodotto che non avevo. Da sportivo, aggiungo che bevo la minerale anche per reintegrare i sali persi con l’attività fisica».
NUOVA VENEZIA LUNEDì 11 FEBBRAIO 2008
Pag 23 Anche Paolini beve l’acqua del sindaco di Marta Artico
Presentata ieri la campagna «Imbrocchiamola»: meglio il rubinetto. L’attore: «Agli spettacoli con una borraccia non con le bottiglie di marca». Don Gianni Fazzini «Possiamo scegliere di non inquinare»
Su un punto sono perfettamente d’accordo don Gianni Fazzini, il sindaco Massimo Cacciari e Marco Paolini. Noi possiamo scegliere che acqua bere, possiamo aprire e chiudere il rubinetto, decidere di prosciugare le falde acquifere e riempire la laguna di bottiglie. Tre quarti del mondo ha solo una possibilità: deve per forza affidarsi alle logiche di mercato, che sceglieranno sempre e comunque di lasciare i paesi a secco di acqua potabile e dipendenti dall’acqua minerale. Ieri al Laurentianum è stata lanciata la campagna «Imbrocchiamola», proposta quaresimale del Centro stili di vita della pastorale appoggiata dal Patriarcato di Venezia e sposata in pieno da Vesta Veritas, dall’amministrazione comunale e dalla stessa Aato, Autorità d’Ambito Territoriale rappresentata dall’assessore Ezio Da Villa. I cittadini sono invitati a non comperare acqua minerale ma a bere l’acqua del rubinetto. I cittadini quali? Tutti. Don Gianni Fazzini parla ai fedeli delle parrocchie, ma Provincia, Comune e Vesta Veritas rilanciano il messaggio. Arrivato forte e chiaro anche per merito del vulcanico Marco Paolini. Protagonista della mattinata l’acqua, quella del rubinetto. Don Gianni, in quanto a comunicazione un vero maestro, ha davanti una bella caraffa trasparente, quella che è possibile acquistare in parrocchia, alle botteghe eque e solidali Acqua Altra, Curcuma ed El Fontego, alla libreria San Michele o presso il MagVenezia. Beve tre sorsi d’acqua: «Il primo lo dedico al bene pubblico contro la privatizzazione. Il secondo sorso lo bevo perché l’acqua è arrivata fin qua e non ha prodotto rifiuti. La terza bevuta la dedico al pianeta Terra, alla Bolivia e alla Thailandia»: i paesi che saranno aiutati con il denaro risparmiato e sottratto alle aziende che producono acqua minerale. Si ferma. Lascia la parola al presidente di Vesta Veritas. Che coglie al balzo e rilancia dando qualche anticipo di quella che sarà la campagna di Vesta che partirà a breve cui aderiranno 25 sindaci (20 della provincia veneziana, cinque del Trevigiano) e che si chiamerà «Bevo anch’io l’acqua del sindaco», spiegando quanto ha in serbo la società, che sta preparando delle caraffe comode da riporre in frigo, con un tappo che consentirà la decantazione del cloro. Sponsor ufficiale Marco Paolini. «Fazzini mi ha convocato – ha esordito l’attore-regista – e se ti convoca uno che ha fatto il prete operaio e adesso che ha 70 anni ed è vecchio, è diventato uno stilista (responsabile degli stili di vita ndr) non puoi dire di no». Anche lui si è portato due bottiglie di acqua minerale e una borraccia rossa, che d’ora in poi, per tutta la Quaresima e non solo, utilizzerà sul palco, in barba agli organizzatori che gli propinano le classiche «etichette». «La questione paradossale – dice – è che il prezzo corrisponde ad una logica. I paesi che stanno peggio di noi non hanno scelta, devono per forza passare per una logica di mercato». Bere cioè solo acqua minerale. «Perciò sindaco, per tutto il Carnevale, rubinetti impiombati e doccia con l’acqua minerale, e vediamo come ce la caviamo». «E’ un’iniziativa esemplare – fa eco a Paolini Cacciari – è vero che siamo bombardati dalla pubblicità, ma non è detto che dobbiamo comperare per forza l’acqua minerale se c’è il rubinetto. Dobbiamo adottare comportamenti che inducano le famiglie a risparmiare e al contempo facilitino i compiti dell’amministrazione». «I prezzi aumentano?», sbotta Cacciari, «allora facciamo ciò che possiamo per fronteggiare queste logiche».
CORRIERE DEL VENETO martedì 12 febbraio 2008
Pag 14 Percorso quaresimale e polemiche sull’acqua di don Natalino Bonazza
Il corsivo di Alessandro Zangrando, pubblicato sabato su questo giornale, ha il merito di far emergere la domanda sul senso della quaresima. Risulta evidente che, se essa consiste nella cosiddetta «campagna anti acqua minerale», si resta insoddisfatti, tanto quanto l’averla identificata con «il ricordo che polvere siamo e polvere ritorneremo». Ambedue le affermazioni — considerate in sé e per sé — sono esposte al rischio di ridurre la proposta cristiana a fatto privato o di omologarla a religione civile: come sempre, alla fine gli estremi combaciano. Qual è dunque il senso della quaresima? È ricavabile dal suo fine: la Pasqua del Cristo morto e risorto. Questo avvenimento celebrato annualmente con solennità — in forza dell’impatto che ha sulla nostra vicenda umana e della direzione inedita che ad essa imprime — determina il significato dei quaranta giorni e delle pratiche penitenziali, che la Chiesa invita a compiere come passi di conversione. Non deve quindi sfuggire il fatto che al principio c’è l’annuncio che chiama ad andare insieme verso la Pasqua, seguendo l’itinerario fatto di pratiche tipiche di questo periodo liturgico: il digiuno, la preghiera e la carità. Esse hanno valore in quanto rispondono al «ritornare a Dio con tutto il cuore» (così il profeta Gioele proclamato nel mercoledì delle ceneri) e quindi sono provocate dall’amore per Dio e per il prossimo. Solo a questa condizione segnano un cambiamento di vita. L’esperienza cristiana della quaresima vive in una trasmissione continua e viva di gesti, che sta al discernimento del vescovo via via collocare, indirizzare, promuovere e, se del caso, rimotivare mediante l’opera dei suoi primi collaboratori, i sacerdoti. In questo quadro di comunione pastorale il Centro per gli stili di vita ha elaborato una proposta e ha inteso diffonderla pubblicamente perché sia accolta e sperimentata dai credenti nella libertà. Ma essa non costituisce l’unica proposta, né su di essa si gioca l’autenticità della quaresima: piuttosto essa appartiene ad una trama educativa più ricca, nella quale può attuarsi l’impegno penitenziale di tutti, secondo le possibilità e le condizioni di ciascuno. Occorre notare infine che le motivazioni fanno la differenza: ad esempio, risparmiare non è di per sé un motivo portante, ma piuttosto un effetto. Tant’è vero che quanto risparmiato a sua volta ha senso come frutto di conversione se diventa elemosina, gesto di amore verso chi non ha. In questa prospettiva si comprende allora come la proposta di don Fazzini fiorisce nel dinamismo di una tradizione tipica del Patriarcato di Venezia: è la colletta quaresimale «un pane per amor di Dio», gesto comunitario iniziato fin dai tempi del Concilio. La quaresima riconduce al deserto e perciò al silenzio che è condizione per ascoltare Dio. Conviene augurarsi — come ha sottolineato il Patriarca nell’omelia delle ceneri — che questo silenzio sia preferito «al multiloquio (che è spesso vaniloquio) di questa nostra società delle reti».
Pag 14 Il cattolicesimo ritrovi i suoi valori fondanti di Gianpaolo Romanato
Dopo aver letto la nota di Alessandro Zangrando ( Corriere del Veneto di sabato) sulla proposta dell’Ufficio Stili di vita della Curia patriarcale veneziana di non bere acqua minerale per non contribuire all’inquinamento del pianeta moltiplicando i contenitori di plastica e i tir che li trasportano, mi sono caduti gli occhi su un passaggio del discorso tenuto da Benedetto XVI al clero di Roma giovedì scorso, pubblicato proprio sabato da Avvenire: «Penso che noi tutti — ha detto il pontefice — siamo ancora colpiti dall’obiezione dei marxisti, secondo cui i cristiani hanno solo parlato dell’al di là, e hanno trascurato la terra. Così noi vogliamo dimostrare che realmente ci impegniamo per la terra e non siamo persone che parlano di realtà lontane, che non aiutano la terra. Ora, benché sia giusto dimostrare che i cristiani lavorano per la terra, non dobbiamo dimenticare l’atra dimensione. Senza tenerne conto non lavoriamo bene per la terra. Mostrare questo è stato uno degli scopi fondamentali per me nello scrivere l’enciclica Spe salvi ». La citazione potrebbe continuare, ma quanto ho riferito è più che sufficiente a dimostrare come vada impostato, secondo l’attuale pontefice, il rapporto fra l’al di là e l’al di qua, fra il cielo e la terra. Solo un cristianesimo che abbia recuperato pienamente la consapevolezza dell’al di là potrà parlare in maniera convincente della terra e dei suoi problemi. Riferisco un altro passaggio del discorso papale: «La riedificazione della terra, rispettando il grido di sofferenza di questo pianeta, si può realizzare soltanto ritrovando nell’anima Dio. Perciò dobbiamo parlare anche e proprio del peccato come possibilità di distruggere se stessi e così anche altre parti della terra. Nell’enciclica ho cercato di dimostrare che proprio il giudizio di Dio garantisce la giustizia». Il papa continua a ripetere, mi sembra, che l’appiattimento sulla cultura dominante, di cui il predetto Ufficio della Curia veneziana ha offerto una sorprendente riprova, è il suicidio e non la salvezza del cristianesimo. Inseguendo l’ecologismo, il buonismo, l’orizzontalismo oggi dominanti, la Chiesa non guadagna una sola anima e rischia di perdere la sua specificità. Quella che Benedetto XVI va ribadendo in tutti i suoi interventi, con toni graduati a seconda dell’uditorio cui si rivolge: dotti di fronte ai professori di Ratisbona, dialoganti davanti al mancato uditorio della Sapienza, piani e diretti al cospetto dei sacerdoti romani. Ma il suo messaggio è sempre lo stesso: un richiamo forte affinché il cattolicesimo ritrovi le ragioni fondanti la sua esistenza fra gli uomini. Ragioni compendiate in quelle quattro parole che la teologia ha sempre raggruppato sotto la parola Novissimi: morte, giudizio, inferno, paradiso. La crescente attenzione con cui il suo insegnamento è seguito anche, e soprattutto, dai non credenti, dovrebbe indurre a qualche ripensamento tutti quei settori della Chiesa, inclusi molti sacerdoti e non pochi vescovi, che non hanno ancora digerito la sua elezione al papato.
Pag 23 “Basta acqua minerale alla Camera”
Dopo la campagna partita da Venezia, promossa dal Patriarcato come «fioretto quaresimale» e rilanciata dal sindaco, altri si fanno sentire. Se Massimo Cacciari ha deciso di far bere agli assessori l’acqua del rubinetto, Maurizio Acerbo e Pietro Folena (Associazione parlamentari per l’Acqua) hanno scritto ai questori della Camera domandando «di non acquistare più acqua minerale così da risparmiare». E, allora, «Imbrocchiamola» per dirla con lo slogan del mensile Altreconomia e fatto proprio dal Centro diocesano «Stili di vita» di Venezia, con testimonial Marco Paolini. Altri parlamentari come Antonio Borghesi (IdV) e la verde Grazia Francescato sottolineano l’utilità della campagna mentre il questore della Camera si dimostra «possibilista». E le industrie delle acque minerali? Al momento le loro posizioni appaiono più che solide. Un dato per tutti: 1l 98% delle famiglie italiane acquista con regolarità l’acqua minerale.
CORRIERE DEL VENETO martedì 12 febbraio 2008
Pag 6 Acqua minerale, gli industriali contro la Chiesa di Sara D’Ascenzo e Paola Vescovi
Il presidente di Mineracqua accusa: “Pensare che il Papa ha invitato al digiuno di parole sui mass media”. Anche i sindacati critici contro la “crociata” sposata da Paolini e Cacciari
Venezia — Non è bastata l’idea di un acquedotto in Thailandia. Non hanno commosso le capacità affabulatorie di Marco Paolini, o l’appeal insolitamente terzomondista del sindaco Massimo Cacciari, stretto nel suo loden d’annata (e dunque poco inquinante). A industriali e sindacato questa crociata contro l’acqua minerale in bottiglia lanciata sabato scorso dal Patriarcato di Venezia per la Quaresima proprio non va giù. C’è chi la vive come una minaccia all’occupazione e alla produzione, chi ci vede una lesione della libertà personale. E chi si spinge a mandare un avvertimento alla curia veneziana: «Le crociate non sono mai andate a finire bene».
Le critiche – «Vorrei che il cardinale Scola mi ricevesse — dice Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, l’associazione nazionale che riunisce i produttori di acque minerali — se il problema è ambientale ne possiamo parlare. Anzi: magari la Chiesa ci desse una mano a sensibilizzare le persone sul riciclo delle bottiglie. Ma visto che non è solo di questo che si tratta, io cito Papa Benedetto che per la Quaresima ha invitato a un digiuno dalle immagini e dalle troppe parole nei mass media: seguiamo il Papa, e che lo seguano anche i religiosi…». Perché se tutti (più o meno) convengono sulla validità di un progetto solidale, le certezze si infrangono di fronte al numero di bottiglie vendute che potrebbe calare. «Consiglio al Patriarca e a Cacciari di non fare propaganda, ma un’azione mediata — avverte Franca Porto, segretario regionale della Cisl — che va costruita col consenso della gente, sennò, appunto, è propaganda, anche se viene da fonti autorevoli. L’acqua, come il petrolio, l’energia, porta con sé una contraddizione: ci siamo abituati a sprecarle, non siamo abituati a chiederci per quanto ne potremo disporre ». Questo per l’ambiente. Ma il vero nodo è occupazionale ed economico.
«Non vorrei che si mettesse in contrapposizione la difesa dell’ambiente con lo sviluppo e la difesa dei posti di lavoro — punta il dito Emilio Viafora, segretario regionale della Cgil — questa battaglia potrebbe comportare una serie di ricadute e la difesa ambientale si fa in tanti modi. L’umanità ha spesso trovato il modo di conciliare lo sviluppo (e i posti di lavoro) con il rispetto dell’ambiente. Si tratta di fare questo».
La battaglia dell’acqua – Arruolato d’ufficio nella crociata è per tutta risposta il comunista Nicola Atalmi, consigliere regionale del Pdci e storico oppositore dei produttori di acque minerali. Per intenderci, uno dei padri della legge con cui, nel 2007, la Regione elevò da 1 euro a 3 la tassa regionale ogni metro cubo di acqua minerale: come dire, a spanne, 10% di spesa in più a bottiglia per l’acqua veneta. Aumento che i produttori si sono finora rifiutati di pagare, nella convinzione che la Regione avrebbe modificato la legge. «Sono molto contento che anche il Patriarcato abbia deciso di spendersi in questa battaglia — dice Atalmi — e annuncio già ai produttori che non finisce qui: non è che loro hanno più diritti degli altri e possono permettersi di non pagare le tasse. Farò questa settimana stessa un esposto alla Corte dei Conti per denunciare il mancato pagamento dei contributi. Anche perché i 3 euro li abbiamo messi a bilancio anche per quest’anno ». Sulla stessa linea anche Grazie Francescato dei Verdi, che invita il Patriarcato a estendere la battaglia «a tutto l’anno» e Pietro Folena (Rc-Se) che con Maurizio Acerbo propone di «bandire» la minerale anche dalla Camera.
Libertà o costrizione? – L’altro punto su cui batte il fronte anti-Patriarcato, però, è proprio quello della libertà personale. Ovvero: se il consumatore vuole comprare l’acqua minerale perché gli piace di più, può la Chiesa fargli una battaglia di religione? Risponde Francesco Peghin, presidente di Unindustria Padova: «Se si ferma a un’iniziativa mirata e lodevole ma circoscritta, come quella della Thailandia, non posso che essere d’accordo. Ma se da lì parte una campagna contro l’acqua minerale, mi sembrerebbe un po’ eccessiva, va a ledere la libertà personale, diventa un’ingerenza. Ci sono altre cose che si possono fare per risparmiare l’acqua: l’acqua del rubinetto andrebbe consumata meno, non di più». E sulla stessa linea è Fortuna, il presidente di Mineracqua: «Non può diventare un atto coercitivo. Il consumatore è libero. E se vuole bersi l’acqua della bottiglia può farlo. Ma non diciamo che una è più sicura dell’altra: sono tutte sicure. Quella della Chiesa veneziana mi sembra una posizione radicale. Si assuma le sue responsabilità e sappia che esportiamo 1.5 miliardi di litri d’acqua l’anno ».
IL GAZZETTINO
Pag 5 Acqua, i produttori chiedono udienza a Scola di Giuseppe Pietrobelli
Fortuna, presidente di Mineracqua: “No alle crociate, umilmente spiegherò al Patriarca perché la minerale è meglio”. Don Fazzini guida la campagna etica: “Un richiamo alla Bibbia e a non essere schiavi di questa economia”
Qualcuno potrebbe pensare che sia soltanto una tempesta in un bicchiere d’acqua la proposta quaresimale del Patriarcato di Venezia di riscoprire il prezioso liquido che esce dal rubinetto, a detrimento della “minerale” che viene venduta in bottiglia.Ma troppo autorevole è la fonte dell’iniziativa, troppo immediata a fragorosa la reazione del mass-media, perché i produttori di acqua minerale non abbiano qualche motivo di che preoccuparsi. Al punto da decidere, attraverso il loro presidente, di chiedere umilmente udienza al cardinale Angelo Scola per spiegargli la differenza tra “acqua potabile” e “acqua minerale”, nonchè per rassicurarlo sulle misure antinquinamento che vengono adottate dall’industria italiana che vende bollicine. Ettore Fortuna è friulano di origine (è nato a Udine), veneto per crescita (ha studiato a Padova alloggiando al collegio “Murialdo”) e romano di adozione, visto che abita a Roma dove è presidente di Mineracqua, l’associazione aderente a Confindustria che raccoglie i produttori italiani di acqua minerale. La diffusione dell’appello che arriva dalla Laguna non può lasciarlo indifferente. Infatti, si rivolge molto rispettosamente al patriarca Scola, ma non risparmia qualche frecciatina al sindaco di Venezia, Massimo Cacciari.
Presidente, l’acqua minerale è al centro di una contesa etica.
«Non mi sembra sia il modo migliore impostare il problema con uno spirito di crociata, di contrapposizione».
Perché?
«Perché l’acqua potabile che esce dal rubinetto e l’”acqua minerale naturale” sono due cose diverse, per origine e per composizione».
Ce le spiega?
«L’acqua minerale naturale ha origine da un giacimento profondo, protetto, incontaminato ed è batteriologicamente pura all’origine ed imbottigliata alla sorgente. Così impone la legge che è molto precisa. Inoltre, questa acqua può avere proprietà favorevoli alla salute».
E l’acqua potabile?
«Ha origine e provenienze diverse – fiumi, laghi, falde, pozzi – dato il grande quantitativo che se ne consuma, circa 250 litri pro-capite al giorno in Italia. L’acqua subisce un trattamento e viene anche disinfettata».
Ma da un punto di vista qualitativo, che differenza c’è?
«L’acqua minerale è sempre più considerata un alimento funzionale in quanto contiene componenti in grado di recare benefici fisiologici a chi li consuma. Basti pensare ai sali minerali e alla flora batteriologica. Non a caso, come dimostra una ricerca Eurisko su un campione di 4.000 consumatori, l’”acqua minerale naturale” è acquistata dal 98 per cento delle famiglie italiane».
Cosa ne conclude?
«Che contrapporre le acque minerali alle acque potabili non è un approccio corretto perché sono acque diverse e i problemi sono diversi. E quindi non si può fare una crociata sul presupposto che si possa scegliere tra una cosa e l’altra. Si pensi che il sistema acquedottistico ha calcolato in 69 miliardi di euro gli investimenti necessari nei prossimi 30 anni per rinnovare tubazioni e per trattamenti di potabilizzazione».
Come replica al Patriarca?
«Al Patriarca andrò umilmente a chiedere udienza per spiegargli queste ed altre cose. Quando la Chiesa tocca un problema di base, può avere le sue ragioni, che non discuto, ma deve affrontare il tema con serietà, senza superficialità».
Cacciari la pensa come il cardinale.
«Ma questo mi fa arrabbiare. Perchétutti pensano di poter parlare dell’acqua, ma mi domando che cosa conoscano delle leggi che disciplinano il settore. Cacciari può parlare di acqua… alta, glielo concedo. E sicuramente di filosofia. Ma come può occuparsi dell’acqua minerale naturale? Sa quante leggi sull’acqua ci sono?».
Lo dica lei?
«C’è quella sull’acqua potabile, sull’acqua minerale naturale, sull’acqua industriale, sull’acqua per l’agricoltura e le coltivazioni ittiche».
La provocazione non riguarda solo uno stile di vita, ma anche problemi ambientali.
«Ma noi abbiamo consapevolezza di questo problema. Lo dico come vicepresidente del sistema Conai-Corepla. E ricordo come la plastica utilizzata per l’acqua minerale sia il Pet, ovvero una plastica che consente di riciclare ogni anno 140 mila tonnellate di materiale e di finanziare i Comuni».
A che scopo?
«Per promuovere i sistemi di raccolta differenziata. Ad esempio, proprio a Venezia il Consorzio per il riciclaggio della plastica ha regalato due “barche spazzine” realizzate in Pet riciclato, gestite da un’associazione di volontari e dalla Vesta, per pulire la laguna».
Come risponde a questa campagna etica?
«Ricordando che il vero problema non sta nella contrapposizione inutile e fuorviante tra l’acqua minerale e l’acqua potabile, ma nel garantire a tutti i consumatori l’alternativa offrendo loro la massima libertà di scelta. Diversamente – come sembra si voglia fare – si compirebbe un atto coercitivo, un abuso di autorità che deve essere combattuto.
Chi aderisce alla campagna “Imbrocchiamola” che predilige l’acqua dell’acquedotto a quella della bottiglia? Basta cliccare sul sito “www.veneziastilidivita.it” del Patriarcato di Venezia e lo si potrà verificare, giorno per giorno. Ieri è stata infatti inaugurata una finestra che raccoglie le adesioni. Al primo posto la firma di don Gianni Fazzini, il sacerdote che si occupa di etica e stili di vita su incarico del Patriarca. Si prosegue con l’attore Marco Paolini, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, l’assessore provinciale Ezio Da Villa. Ma la lista comincia già ad allungarsi: Andrea Razzini (Venezia), Cristina Depase (Mestre), Pietro Raitano (Milano), Mag, El Fontego, Cùrcuma, Libreria San Michele, Aquaaltra, e tante anonime persone, Anna, Guido, Francesca, Mara, Michela, Andrea, Aldo, Maila, Anna di Mestre o Marghera, Ivana di Treviso, Roberto di Dolo, Moreno di Mira, Tommaso di Jesolo, Luigino di Rimini… «Ehh, di telefonate e di adesioni ne ho ricevute tante» spiega don Fazzini, che ride quando sente la notizia che anche alla Camera dei Deputati un paio di onorevoli hanno proposto che alla “bouvette” si usi solo l’acqua del rubinetto. Ma vuole anche fare una precisazione: «Capisco che alla stampa interessi questo aspetto dell’acqua, ma il nostro appello di cristiani è più ampio. È l’invito a riprendere in mano la Bibbia, a lasciarsi guidare dalla Parola di Dio, a trovare un modo per non essere schiavi di questa economia». Una forma di anticonsumismo? «Direi un atto di amore per la terra. Un invito a non produrre rifiuti, a limitare gli sprechi, a prendere consapevolezza dei nostri gesti quotidiani». In effetti, la plastica che avvolge un litro d’acqua può sembrare uno spreco, visto che è destinata ad essere gettata subito dopo l’uso. Gli industriali di Mineracqua vogliono chiedere udienza al Patriarca, per spiegare che ai problemi dell’inquinamento sono attenti. «Bene, bravi, benissimo… Però la produzione annuale di acqua comporta la produzione di 320 mila tonnellate di bottiglie di plastica». I produttori sostengono che si tratta di plastica riciclabile… «È comunque un’entità enorme da trattare e non tutta la plastica viene riciclata. Basta guardarsi in giro. Io ho presente quello che vedo in via Basso, a Campalto. C’è una piccola spiaggia sulla laguna dove si può ammirare un tappeto di bottiglie in plastica». Come risponde a chi vi accusa di voler fare una crociata? «Che il problema non è di fare la guerra, ma di aiutare le persone a riprendere senso critico nei propri consumi, riguardo alle conseguenze delle proprie scelte e dei comportamenti. Bisogna tornare a capire e ad avere consapevolezza dei gesti quotidiani». È una linea della Chiesa veneziana? «Il Patriarca mi ha dato questo compito: aiutare le persone a riflettere sui propri stili di vita. È un modo per riprendere una responsabilità etica, una maggiore consapevolezza». E non è un caso se nel portale che pubblicizza la campagna “Imbrocchiamola” (l’acqua in una brocca boliviana e non nella bottiglia) si trova una famosa citazione del Mahatma Gandhi: «Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo». Della serie, piccoli digiuni crescono.
LA NUOVA
Pag 20 Rifondazione rilancia l’appello contro l’acqua minerale
La campagna del Patriarcato
A Roma copiano Mestre. L’appello del Patriarca Angelo Scola a sostegno della campagna «Imbrocchiamola», per promuovere il consumo dell’acqua di rubinetto arriva fino alla Camera dei Deputati con l’invito a risparmiare sui bilanci ma anche sull’impatto ambientale. «Niente più acqua minerale ma solo acqua di rubinetto», è la richiesta dell’associazione parlamentare per l’acqua ai questori di Montecitorio, firmata dai deputati di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo e il padovano Pietro Folena. L’appello arriva dopo quello del Patriarca di Venezia Angelo Scola che ha ottenuto il favore del sindaco Massimo Cacciari e dell’attore teatrale Marco Paolini. Di qui l’idea dell’associazione dei parlamentari di schierarsi a favore dell’acqua di rubinetto: «Da anni – si legge nella lettera – ci battiamo contro l’abuso dell’acqua minerale, che è diventata un business ad altissimo rendimento pagato sulla pelle dei cittadini. L’acqua di rubinetto è sicura e controllata e contiene per legge meno elementi dannosi delle acque minerali». «Con la presente lettera – prosegue l’appello dei parlamentari di Rifondazione – chiediamo ufficialmente ai questori della Camera dei deputati di non acquistare più acqua minerale così da ottenere anche un ingente risparmio per le finanze pubbliche, magari da destinare ai progetti di solidarietà per l’accesso all’acqua». Un «grazie» al Patriarca Scola arriva anche da Grazia Francescato dei Verdi. «Grazie per il suo appello a non usare acqua minerale imbottigliata: ma non si limiti alla Quaresima, lo estenda a tutto l’anno». Per la Francescato «bere acqua del rubinetto, spesso, è più salutare che consumare quella in bottiglia mentre questa scelta fa sempre benissimo all’ambiente. Infatti si evita la produzione della terribile Co2 conseguente al trasporto su gomma delle bottiglie che verrebbero risparmiate anziché finire nelle 4.866 discariche abusive del Paese».
IL MESTRE
Pag 24 Brocche d’acqua a Montecitorio, i Comunisti si convertono a Scola di Andrea Ciccarelli
La proposta lanciata dal Patriarcato di preferire il rubinetto alla bottiglia arriva fino a Roma
Dalla Laguna a Montecitorio. Diretta diretta l’idea di bere acqua di rubinetto arriva da Venezia fino alla Camera dei Deputati. L’austerità proposta da molti siti di economia compatibile, rilanciata da don Gianni Fazzini e benedetta dal patriarca Angelo Scola e poi sposata laicamente pure dal sindaco Massimo Cacciari è ora approdata nei palazzi romani. Anche lì c’è crisi e per risparmiare sui bilanci e abbattere l’impatto ambientale è partita anche nei palazzi del potere la campagna pro acqua in brocca. A spingerla la richiesta contenuta in una lettera dell’Associazione parlamentare per l’acqua ai questori di Montecitorio, firmata dai deputati di Rifondazione Comunista -SE, Maurizio Acerbo e Pietro Folena. E così dalla periferia al centro l’idea di abbattere rifiuti e costi all’insegna dell’etica è stata fatta propria dall’Associazione dei parlamentari: “Da anni – si legge nella lettera – ci battiamo contro l’abuso dell’acqua minerale, che è diventata un business ad altissimo rendimento pagato sulla pelle dei cittadini. L’acqua di rubinetto è sicura e controllata e contiene per legge meno elementi dannosi delle acque minerali. Con la presente lettera – è l’appello dei parlamentari di Rifondazione – chiediamo ufficialmente ai questori della Camera dei deputati di non acquistare più acqua minerale così da ottenere anche un ingente risparmio per le finanze pubbliche, magari da destinare ai progetti di solidarietà per l’accesso all’acqua”. «E un’iniziativa simile a breve sarà fatta anche a palazzo Balbi», sede della Regione, anticipa il consigliere e capogruppo di Rifondazione Pietrangelo Pettenò. «Farò un ordine del giorno per obbligare l’uso della potabile in tutti gli uffici pubblici, come esempio da parte della pubblica amministrazione verso i cittadini». Senza nulla togliere all’assoluta bontà dell’acqua minerale in bottiglia, a difendere l’acqua potabile della città e confermare la sua altissima qualità c’è Veritas. «L’acqua che sgorga dal rubinetto di casa è attentamente controllata. Solo nel Comune di Venezia vengono effettuati ogni anno 4.400 esami di laboratorio sull’acqua potabile e analizzati 126.000 parametri. Il tutto in un laboratorio altamente specializzato in cui si eseguono analisi chimicofisiche e microbiologiche secondo un programma di controllo approvato dalle Aziende sanitarie locali competenti». Un’analisi di certo non fatta a casaccio: «L’acqua viene prelevata in punti significativi dell’intero acquedotto e sistematicamente controllata. Il trattamento dell’acqua nell’impianto di potabilizzazione di Ca’ Solaro, poi, è monitorato in continuo con strumenti on line, che permettono di controllare i principali parametri di processo del trattamento di potabilizzazione». E fatti due conti il portafogli di famiglia sicuramente ride. «Un litro di acqua di rubinetto costa fino a 1000 volte meno di un litro di acqua minerale. In un anno, ipotizzando che una famiglia di tre persone beve in media tre litri di acqua il consumo annuo è di 1.095 litri (730 bottiglie da un litro e mezzo). Il costo, calcolando 0.40 a bottiglia, è di 292 euro. La stessa quantità di acqua di rubinetto costa invece in un anno circa un euro. Chi preferisse l’acqua di rubinetto risparmierebbe dunque ogni anno circa 300 euro.
“Grazie al patriarca di Venezia Angelo Scola per il suo appello a non usare acqua minerale imbottigliata; ma non si limiti alla Quaresima, lo estenda a tutto l’anno”. Questo l’auspicio di Grazia Francescato dei Verdi in una nota che ricorda come “bere acqua del rubinetto è spesso più salutare che consumare quella in bottiglia mentre questa scelta fa sempre benissimo all’ambiente. Infatti si evita la produzione della terribile Co2 conseguente al trasporto su gomma delle bottiglie che, inoltre, verrebbero risparmiate anziché finire nelle discariche abusive che infestano il nostro Paese”. ”La crociata antiminerale di Venezia è un’iniziativa estremamente positiva, che e è opportuno riprendere a livello nazionale” afferma Antonio Borghesi, responsabile dell’Economia per l’Italia dei Valori. Secondo Borghesi “i controlli quotidiani obbligatori sull’acqua corrente sembrano dare garanzie ben più consistenti di quelle provenienti dalle verifiche fatte sulle acque minerali, che hanno scadenze molto più sporadiche”. Quindi “garantita la sicurezza la campagna a favore dell’acqua di rubinetto oltre a ridurre la spesa per le famiglie darebbe benefici all’ambiente”.
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