RASSEGNA STAMPA ” IMBROCCHIAMOLA! “

La campagna per bere l’acqua del rubinetto ha sollevato un interesse corale, ecco gli ultimi articoli.

Aggiornata al 10 febbraio 2008.
IL GAZZETTINO DI VENEZIA Mercoledì 6 Febbraio 2008

Pag IV In Quaresima rinunciate all’acqua minerale di Alvise Sperandio

Sabato la proposta lanciata al Laurentianum con l’attore Marco Paolini come testimonial. Don Gianni Fazzini: un prete operaio attento ai consumi, due mesi fa tuonò contro la spesa domenicale

Mestre. In Quaresima non si beve acqua minerale. A lanciare la proposta che suona un po’ da provocazione è don Gianni Fazzini, direttore del “Centro Stili di vita” del Patriarcato. In occasione dell’inizio del periodo di preparazione alla Pasqua, che notoriamente si caratterizza per essere un tempo da vivere all’insegna della rinuncia e della penitenza, dall’ufficio diocesano prende via un’altra iniziativa che ha del clamoroso dopo quella contro lo shopping domenicale avviata in Avvento che tanto clamore aveva suscitato. Il sacerdote invita i cittadini a rinunciare alla bevanda che si acquista al negozio o nei supermercati, lasciando spazio, piuttosto, all’acqua che sgorga dal rubinetto di casa: molto meglio, insomma, un bicchiere riempito al miscelatore tra le mura domestiche di un bicchiere che attinge dalla bottiglia che proviene da fuori. Don Fazzini proporrà il suo appello pubblico sabato, alle 12.30, nell’aula magna dell’istituto di cultura Laurentianum, in piazza Ferretto, durante un’assemblea aperta a tutta la popolazione. All’incontro sarà presente niente meno che Marco Paolini, che ha accettato l’invito a fare da testimonial alla campagna intervenendo a sostegno con la sua testimonianza. Il direttore del “Centro Stili di vita” spiega che non è una crociata contro i produttori o la grande distribuzione, ma un invito a concretizzare il proposito del digiuno tipico della Quaresima che parte oggi con l’imposizione delle ceneri ai fedeli in ogni chiesa. «Si può benissimo rinunciare a bere un bicchiere d’acqua minerale sostituendola con quella del rubinetto e, insieme, devolvere i soldi risparmiati in beneficenza» spiega. Già, perché la rinuncia non è fine a se stessa, ma si propone di aiutare le popolazioni più povere e meno fortunate, nel caso specifico sostenendo un progetto umanitario in Thailandia. Don Fazzini dice che la scelta è caduta sull’acqua minerale per un motivo molto semplice, perché rinunciando a comprare le bottiglie di conseguenza si ridurrà la quantità di vetro e plastica da recuperare favorendo, così, lo smaltimento dei rifiuti: «Avremmo potuto indicare altri generi alimentari ma ragionando sull’acqua minerale abbiamo capito che si può mettere in atto anche un’azione di forte tutela ambientale». Il sacerdote mette in conto che potranno giungere critiche per la presa di posizione, ma non si scompone affermando che la minaccia di minori introiti non è un deterrente «perché siamo chiamati ad adorare il vero Dio e non il dio denaro che oggi va troppo di moda». Sabato, al Laurentianum, saranno presentati tutti i dettagli della campagna che vede dunque schierato in prima persona Marco Paolini. Il noto attore regista, in questi giorni impegnatissimo con i suoi spettacoli, non ha esitato ad appoggiare il sacerdote, che conta molto sul suo sostegno per far passare il messaggio con una certa incisività.

Mestre. Don Gianni Fazzini ha da poco compiuto i 70 anni ed è sacerdote dal 1961. Nominato amministratore parrocchiale di S. Eliodoro ad Altino (128 anime) nel 2002, da cinque anni e mezzo è inoltre il responsabile del “Centro Stili di vita” diocesano. All’incarico l’ha chiamato il patriarca Angelo Scola che ha avuto il fiuto e la bravura di trovargli la collocazione migliore in quella che è una novità in assoluto nella chiesa non essendoci altrove un ufficio simile. Don Fazzini è l’esempio del prete operaio. Determinato ed insieme essenziale, da sempre è molto attento al tema dei consumi responsabili e alternativi e alla salvaguardia dell’ambiente. In particolare è fondatore e coordinatore di “Bilanci di giustizia” sorti nel ’93 per iniziativa dei Beati costruttori di pace: si tratta di una rete che riunisce centinaia di famiglie impegnate a controllare, diversificare e cambiare il loro modo quotidiano di avere a che fare con l’economia. “Un altro stile di vita è possibile” è un po’ il motto che guida la sua azione protesa a sensibilizzare l’opinione pubblica sui comportamenti sui quali non lesina consigli: “meno carne più proteine vegetali, meno televisione più musica, meno auto più bici”. Il sacerdote è anche promotore di “Mag Venezia”, acronimo per Mutua auto gestione, una società cooperativa senza scopo di lucro che opera nel campo della finanza etica. Il suo quartiere generale è in via Trieste a Marghera da dove ha saputo dimostrare che le famiglie che hanno aderito ai “Bilanci di giustizia” nel 2006 hanno speso ciascuna il 18 per cento in meno aumentando contestualmente la loro qualità di vita a riprova che non è sempre vero che si può stare meglio soltanto se il portafoglio si apre a iosa. Dal 2004 don Fazzini organizza ogni anno la “Festa diocesana del Creato” per parlare del rispetto della natura e delle sue risorse: l’ultima ha proposto un gita in laguna con sosta a Torcello e ha riguardato, più specificamente, il tema dello spreco dell’acqua. Tre anni fa è stato tra i partner dello spettacolo “Cambieresti” con Beppe Grillo al “Taliercio”, mentre la scorsa estate ha messo in piedi il “Centro Le Vie” presso il suo patronato dove propone contenuti e percorsi diversi per vivere meglio il tempo libero e avviato l’iniziativa “Il patronato fa la differenza” con un gioco di parole che allude alla raccolta differenziata dei rifiuti e al ruolo educativo degli spazi attigui alla chiesa.

Mestre. “La domenica? Si sta in famiglia”. E’ questa la risposta più gettonata data nel questionario distribuito in Avvento a tutte le parrocchie della diocesi a cura del “Centro Stili di vita” di don Gianni Fazzini. Si ricorderà che agli inizi di dicembre era stata avviata la campagna con lo slogan “Spesa di domenica? No grazie” in un primo momento presentata come raccolta firme contro lo shopping nel “giorno del Signore” e quindi ricalibrata come consultazione su come trascorrere meglio il tempo libero. L’iniziativa aveva preso spunto dalla presa di posizione del patriarca, Angelo Scola, che nell’omelia della messa della visita pastorale nella parrocchia del Sacro Cuore aveva sollecitato la salvaguardia della domenica “come un tempo comune di riposo”. Le schede erano state sottoposte all’attenzione dei fedeli proprio mentre i negozi ed i centri commerciali si accingevano a restare aperti senza soluzione di continuità per favorire gli acquisti dei regali in prossimità delle feste. Circostanza che aveva spinto molti ad accusare la Curia di volere la chiusura degli esercizi quando, invece, ciò non era mai stato sostenuto dai vertici della chiesa locale. A distanza di un mese e mezzo, l’ufficio competente ha concluso la raccolta e l’analisi dei questionari tracciando un bilancio delle varie alternative emerse allo shopping. “La domenica si sta in famiglia” è l’indicazione più ricorrente denotando che a prevalere è la cura degli affetti vicini. Ma molte altre sono le affermazioni riportate nei moduli: pregare, stare con gli amici, andare in parrocchia, restare all’aria aperta, fare una passeggiata, leggere e riflettere; e non sono mancati neppure i propositi solidali come quelli di fare volontariato o di andare a trovare degli anziani o dei malati. Insomma: un ventaglio ampio d’ipotesi. Dal “Centro Stili di vita” riferiscono soddisfazione per l’esito della campagna che ha riportato al centro del dibattito l’attenzione sul riposo che, come spiega il patriarca, rappresenta una delle tre dimensioni costitutive per ogni uomo, col lavoro e gli affetti.

ANSA di mercoledì 6 febbraio 2008

CHIESA: QUARESIMA; PATRIARCATO VENEZIA, RINUNCIATE A MINERALE

Venezia – Come ‘fioretto’ di Quaresima rinunciate all’acqua minerale, sostituendola con quella del rubinetto: è l’invito rivolto ai fedeli dal Patriarcato di Venezia che, in tempo di emergenza-rifiuti, propone di ridurre così la quantità di plastica e vetro, o comunque di devolvere in beneficenza i soldi risparmiati. L’iniziativa – che sarà presentata ufficialmente sabato a Mestre e anticipata oggi dal Gazzettino – parte dal “Centro Stili di vita” della diocesi diretto da don Gianni Fazzini, che di fronte al rischio di una levata di scudi da parte di negozi e supermercati spiega: “La nostra è una proposta lasciata alla massima libertà dei destinatari, ma certo è che siamo chiamati ad adorare il vero Dio, non il dio denaro che oggi va troppo di moda”. Sempre attraverso don Fazzini, il Patriarcato di Venezia aveva già lanciato anche una campagna contro lo shopping di domenica, il “giorno del Signore”. L’iniziativa per far sparire dalla tavola le bottiglie di acqua minerale, almeno in tempo di Quaresima, rientra del resto in quella “educazione alla responsabilità nei confronti del Creato” – fa notare il Patriarcato – che è uno dei temi cari al card. Angelo Scola nelle sue visite pastorali.

IL GIORNALE Giovedì 7 Febbraio 2008

È Quaresima, bevi dal rubinetto di Michele Brambilla

Ieri – eccezion fatta per la diocesi di Milano, che segue un rito tutto suo – è cominciata la Quaresima. Non sappiamo quanti italiani ne siano al corrente: probabilmente pochi, e di quei pochi molti sono stati informati non dalla parrocchia, che non frequentano più, ma dalla scuola, che ha comunicato ai figli i giorni buoni per la settimana bianca. Non sappiamo neppure quanti, di quella minoranza informata, abbiano rispettato il tradizionale digiuno del mercoledì delle ceneri: ma non è difficile ipotizzare che in questo caso i pochi diventino pochissimi. Certe cose non si usano più. I cattolici praticanti sono ormai, sempre di più, un piccolo gregge. Va detto però che pure per chi si ostina a far parte del gregge non deve essere sempre facile capire in cosa consistano la Quaresima, la penitenza, il digiuno. La confusione è in agguato quando il gregge incontra pastori che presentano il cristianesimo – più che come l’annuncio di un Dio che si fa uomo, muore e risorge – come un manuale di buone maniere. L’ultima è di un tale don Gianni Fazzini, il quale a nome del «Centro Studi stili di vita» della diocesi di Venezia (centro studi del quale è direttore) sabato prossimo presenterà, a Mestre, la proposta per la Quaresima: astenersi dall’acqua minerale e bere in sua vece quella del rubinetto. Anche questa è una forma di digiuno, per carità; e c’è pure una conseguenza nobilissima: finanziare, con il denaro risparmiato, un progetto umanitario in Tailandia. Sono le motivazioni che lasciano un po’ perplessi: «Non è affatto vero – ha detto don Fazzini – che l’acqua minerale che viene da Roma faccia meglio dell’acqua del nostro rubinetto». Una scelta di digiuno o di salutismo? Ma c’è dell’altro. Leggiamo sul Gazzettino di Venezia che «l’indicazione di fare a meno dell’acqua minerale si prefigge, allo stesso tempo, lo scopo di ridurre la quantità di vetro e plastica da recuperare, favorendo così lo smaltimento dei rifiuti in tempi di emergenza o rischio di emergenza». Va detto che i cristiani delle altre confessioni si sentono proporre, per la Quaresima, idee ancora più bizzarre. La Chiesa anglicana, ad esempio. Il vescovo di Londra, Richard Chartres, e quello di Liverpool, James Jones, hanno lanciato il «digiuno di carbonio» per rispondere alla «necessità urgente di ridurre le emissioni che danneggiano il pianeta». Quindi niente rinunce a cibo o bevande: i due vescovi hanno stilato una nota in cui sono elencati quaranta «gesti virtuosi» da mettere in pratica ciascuno ogni singolo giorno della Quaresima. Ad esempio. Quando si fa la spesa, non usare le buste di plastica del supermercato. Fare a meno della lavastoviglie. Sbrinare il frigo. Ispezionare la casa alla ricerca di spifferi che comportino sprechi di energia. Evitare di usare l’automobile. Chiudere bene i rubinetti dell’acqua calda. Far andare la lavatrice a 30 gradi invece che a 40. È invece valida per tutta la Quaresima l’esortazione a «togliere una lampadina dalla stanza più vissuta» per ridurre il consumo di energia. Ci fermiamo qui, anche perché il lettore può pensare che lo stiamo pigliando per i fondelli. Invece è tutto vero: sono punti scritti in un documento dei vescovi per la Quaresima. E sono lì, nella loro tragica comicità involontaria, a testimoniare come si rendano grotteschi gli uomini di Chiesa quando invece di parlare di Gesù Cristo e di vita eterna si mettono a inseguire l’ultima moda (o meglio la penultima, perché spesso sono pure indietro di un giro. Ricordate i teologi della liberazione? Furono gli ultimi a credere nel sole dell’avvenire. E i nostri cattocomunisti? Gli ultimi a difendere il nome «partito comunista» e la falce e martello nel simbolo). Lo stupidario del cristianesimo ecologista non si limita purtroppo alla Chiesa anglicana o a casi isolati della nostra: nel diario in uso di gran parte delle scuole cattoliche si legge tra l’altro che gli uomini devono fare mea culpa perché, essendo in troppi, tolgono spazio agli uccelli; e la Conferenza episcopale della Campania se n’è appena uscita con un documento in cui si annunciano «specifici itinerari formativi e catechetici» per lo smaltimento della monnezza. Non è che non sia giusto richiamare al rispetto dell’ambiente e al risparmio energetico. È giustissimo. Però non c’entra niente con il digiuno quaresimale, che come ha ricordato ieri Benedetto XVI ha tutt’altra finalità: quella di «ritrovare se stessi e distaccarsi dai beni materiali», capire che «la ricchezza non ci dà la felicità» e che «solo l’amicizia con Dio può regalarci la vera gioia». Solo in una prospettiva di fede la rinuncia a cibo o ad altri beni ha un senso. Altrimenti, non si capisce perché uno debba rinunciare ai pizzoccheri e allo Sforzato, alla fiorentina e al Chianti. E poi per spiegare che non bisogna inquinare non c’è bisogno di Gesù Cristo: basta un Pecoraro Scanio.

IL GAZZETTINO DI VENEZIA Giovedì 7 Febbraio 2008

Pag VII Quaresima senza acqua minerale, un coro di sì di Alvise Sperandio

Ristoratori ed esponenti dell’associazionismo accolgono con favore la proposta che invita tutti, durante la Quaresima, a bere dal rubinetto in segno di rinuncia. La S. Benedetto: “Consumatore sovrano”

Tutti d’accordo con don Gianni Fazzini. Il direttore del “Centro Stili di vita” si porta a casa una pioggia di pareri favorevoli alla proposta di digiunare dall’acqua minerale in Quaresima. L’iniziativa – anticipata dal Gazzettino – sarà lanciata pubblicamente dal sacerdote sabato mattina al Laurentianum in piazza Ferretto con la partecipazione di Marco Paolini. Ma già le prime reazioni sono positive e, per così dire, trasversali: dai pubblici amministratori al settore del commercio fino anche all’associazionismo. «Il progetto è apprezzabile – dice Andrea Ferrazzi vicepresidente della Provincia – da nessuna parte è stato dimostrato che l’acqua minerale faccia meglio di quella del rubinetto. In famiglia avevamo già deciso di fare questo tipo di rinuncia per vivere al meglio il tempo di preparazione alla Pasqua, evento che porta a una bellezza grande». Via libera dal presidente dell’Ascom. «Don Fazzini ha colpito nel segno – afferma Doriano Calzavara – dell’acqua minerale si può fare a meno perché ci sono analisi specifiche che fanno vedere che quella del rubinetto non è qualitativamente inferiore, basta soltanto avere l’accortezza di lasciare la caraffa sul mobile una mezzora per far andare via il cloro; rinunciando alla minerale si possono risparmiare 30 euro al mese». Più scettico, ma non contrario, è il segretario di Confesercenti Maurizio Franceschi. «La proposta mi ha sorpreso ma la vedo un po’ estemporanea e poco incisiva, chi non ha fede faticherà a comprenderla. Certamente, però, non produrrà delle ripercussioni sui consumi mentre credo che la finalità benefica che sottende è senz’altro lodevole». Nessuna critica dal mondo della ristorazione. «È una giusta provocazione che aiuta a riflettere sul senso del fare a meno di qualcosa che non è così indispensabile visto che l’acqua minerale può essere soppiantata da quella del rubinetto; l’importante è bere. Bisogna ammettere, peraltro, che la qualità dell’acqua di acquedotto ultimamente è di molto migliorata e poi non si può mai andare contro un’iniziativa solidale meritoria» spiega Marco Boscarato titolare dell’”Amelia”. «Bevo l’acqua di rubinetto sin da bambino e continuerò finché non lo proibiranno – sostiene Angelo Vallese dell’hotel “Al Vivit” in piazza Ferretto – L’iniziativa lanciata dal sacerdote può aiutare a creare una rottura nella mentalità dominante e io vedo positivamente un ritorno alle origini. In fondo è una questione di cultura ed abitudini». Sostegno incondizionato dal mondo del laicato impegnato. «C’è un meccanismo da cambiare – pensa Carlo Vian storico presidente dell’Azione cattolica – è sempre più necessario fare scelte non costose ed assumere uno stile di vita più morigerato. Nello specifico della proposta, rilevo come l’acqua minerale non sia un bene alla portata di tutti e come attorno ad essa ci sia una grande operazione pubblicitaria». «Mi pare un’iniziativa molto positiva che si rivolge sia al cristiano che al non credente: il primo con questo sacrificio potrà vivere meglio la Quaresima e il secondo potrà interrogarsi di più sul proprio rapporto col consumo; siamo troppo legati alle mode e all’apparenza e le cose da fare possono essere molte» il pensiero di Elena Tagliarolo capo responsabile per la zona di Mestre degli scout. Insomma, per don Fazzini e la sua proposta pare sia un coro unanime di condivisione.

Barricate dalle aziende contro la proposta di don Gianni Fazzini di digiunare dall’acqua minerale? Chi si aspettava una reazione vibrante di protesta resterà deluso. Dalla San Benedetto a Scorzé (nella foto l’ingresso dello stabilimento) non giunge alcuna accusa d’ingerenza o levata di scudi contro il sacerdote. «L’invito di don Gianni che conosco personalmente da molti anni, è del tutto legittimo perché lasciato alla libertà e alla valutazione dei suoi destinatari. Mi pare sia un’indicazione indirizzata alla coscienza delle persone che non assume i connotati della crociata contro noi» sostiene Franco Favaro, dirigente della società. Secondo il quale «è un po’ come quando da bambini si mangiava cinque merendine di seguito e il parroco dopo catechismo ci diceva di ridurne la quantità: era un consiglio dato al bambino che non capiva e non certo una battaglia alla Ferrero o alla Nestlè». Favaro non teme ripercussioni sulle vendite «perché il consumatore è sovrano nelle scelte, i timori nascono solo se sapessi che l’attività sociale è svolta fuori dalla legge oppure se come San Benedetto non perseguissimo l’obiettivo, indicato nella mission, di tutelare l’acqua facendo esaurire la falda o non eseguendo i controlli periodici sulla mancanza di elementi inquinanti». L’azienda, insomma, mette in conto di possibili ed eventuali contraccolpi negli affari e però non ne fa una questione pregiudiziale sulla presa di posizione di don Fazzini. Fermo restando che ritiene opportuno sollecitare lo svolgimento d’un approfondimento generale sul tema dei consumi e degli stili di vita.

Massimo Cacciari, il primo sostenitore della proposta di don Gianni Fazzini. Il sindaco non ha esitato un attimo, ieri mattina, dopo aver letto il giornale, a dire di essere perfettamente d’accordo con l’iniziativa del direttore del “Centro stili di vita”. Cacciari conosce da parecchio tempo il sacerdote col quale ha avuto più volte modo di confrontarsi sul tema del consumo responsabile, della finanza etica e della tutela dell’ambiente. Così come da tempo ha deciso di abbeverarsi con l’acqua di rubinetto, rinunciando per principio all’acqua minerale comprata al negozio o al supermercato. L’acqua “del sindaco”, per l’appunto. Ma non solo: il primo cittadino è decisissimo pure a testimoniare la propria convinzione ai collaboratori più stretti visto che non da ora ha dato disposizioni perché nelle riunioni di Giunta sia portata acqua di rubinetto.

LA NUOVA Giovedì 7 Febbraio 2008

Pag 20 “Bevete acqua dal rubinetto” di Marta Artico

Campagna della Pastorale per gli Stili di Vita. Don Fazzini: “I soldi risparmiati devoluti alle missioni”

Lo slogan «imbrocchiamola» è diretto e punta al cuore della campagna. Don Gianni Fazzini non si arrende e questa volta ha deciso di andare alla «sorgente» del consumismo, invitando i fedeli a onorare la Quaresima non comperando acqua minerale e devolvendo quanto risparmiato in favore di un nuovo progetto missionario diocesano in Thailandia. La campagna, che segue quella di Natale in favore degli affetti a scapito dello shopping domenicale spinto, sarà lanciata ufficialmente sabato dal responsabile della Pastorale per gli stili di vita e dal testimonial scelto per l’occasione, Marco Paolini, che sarà a Mestre per sostenere il progetto dell’amico Fazzini. Niente acqua minerale, ma solo acqua di rubinetto, per evitare consumi inutili e soprattutto imballaggi superflui e dannosi per l’ambiente come vetro e plastica. La proposta, ancor prima di partire, pare abbia già riscosso consensi. L’amministratore delegato di Veritas Andrea Razzini sposa in pieno l’iniziativa e sabato presenzierà al Laurentianum. «La trovo una campagna ultrapositiva – conferma Razzini – che sosterremo certamente e che rientra tra le iniziative che Veritas mette in atto per conseguire l’obiettivo principale di ridurre i rifiuti». «La nostra – prosegue – è un’acqua super controllata. Pertanto questo progetto si allinea con le politiche di tutti gli acquedotti d’Italia e di tante amministrazioni. Recuperare e smaltire ha un costo, lo scopo è diminuire gli imballaggi». Se Veritas approva, ad accogliere la proposta con slancio, anche i consumatori. «Da un semplice calcolo rilevato dal pagamento delle utenze domestiche – spiega Carlo Garofolini dell’associazione Adico – emerge che l’acqua del rubinetto la paghiamo circa 90 centesimi a metro cubo, che equivale a mille litri. Un litro d’acqua ha un prezzo medio di 0,09 centesimi per litro. Nei supermercati invece l’acqua minerale viene venduta a 40-42 centesimi per una bottiglia di 1,5 litri, dunque 26 centesimi al litro che significa all’incirca 260 euro a metro cubo, una differenza del 28mila 800% in più». Positivo insomma che qualcuno ci abbia pensato. «Quando compriamo una bottiglia di acqua minerale al supermercato, in realtà non paghiamo l’acqua ma la plastica della bottiglia, il gasolio per trasportarla, gli spot per pubblicizzarla». Non s’arrabbia neppure la San Benedetto, azienda leader del settore. «Mission principale della nostra azienda – precisa il direttore del personale Franco Favaro – è innanzitutto la tutela del bene primario che è l’acqua. La salvaguardia dell’ambiente è un fattore intrinseco all’interesse commerciale. Non discutiamo un’iniziativa religiosa che si rivolge alle coscienze delle persone e che ha un valore etico. Semmai il dibattito dovrebbe essere allargato, e noi non ci sottrarremo certo al dialogo qualora dovesse essere richiesta la nostra presenza».

LA REPUBBLICA Giovedì 7 Febbraio 2008

Pag 17 Appello a Venezia: “Stop all’acqua minerale per la Quaresima”

Venezia – «Per la Quaresima rinunciate all’acqua minerale, sostituendola con quella del rubinetto»: è l’invito rivolto ai fedeli dal Patriarcato di Venezia che, in tempo di emergenza-rifiuti, propone di ridurre così la quantità di plastica e vetro, o comunque di devolvere in beneficenza i soldi risparmiati. L’iniziativa sarà presentata sabato a Mestre.

IL MESTRE Giovedì 7 Febbraio 2008

Pag 26 Chiesa contro l’acqua in bottiglia ma i produttori non hanno paura di Elena Callegaro e Giambernardo Piroddi

Dal Patriarcato: don Gianni Fazzini ha lanciato la campagna della Quaresima, testimonial Marco Paolini

Dopo l’esortazione a boicottare lo shopping domenicale durante il periodo delle festività natalizie, il Patriarcato lancia la campagna quaresimale: bevete solo acqua del rubinetto, no alle bottiglie di minerale. L’invito viene dal direttore del Centro stili di vita, don Gianni Fazzini, che ha addirittura ingaggiato come testimonial l’attore Marco Paolini. Specificando: «Non è una crociata contro la grande distribuzione, ma una piccola rinuncia per fare del bene ». I soldi risparmiati saranno infatti devoluti a un progetto umanitario in Thailandia. Nessun commento dai pubblici esercenti di Venezia: «È un argomento che non ci compete, ma ci sarebbero tanti altri modi per evitare gli sprechi», ha commentato il direttore dell’Aepe di Venezia, Ernesto Pancin. I dettagli della campagna saranno presentati sabato all’istituto di cultura Laurentianum, in piazza Ferretto. Dal principale produttore di acqua minerale del Veneziano, la San Benedetto con sede a Scorzè, arriva un sorriso: «Cinquant’un anni fa è stato il parroco di Scorzè a scegliere il nome San Benedetto – ha commentato il responsabile delle risorse umane, Franco Favaro – All’epoca la Chiesa era ben lieta della nascita dell’azienda, che offriva nuove opportunità di occupazione ai cittadini». Nel mercato e nella morale però le regole sono diverse: «Non possiamo entrare nel merito di iniziative legate alla sensibilizzazione delle coscienze – ha continuato Favaro – L’appello di don Fazzini è rivolto alle persone che appartengono a un determinato credo religioso e riguarda la sfera comportamentale, sarebbe dunque inopportuno inserirci nel dibattito. Non si tratta di un attacco ai produttori, ma appunto di un invito a uno stile di vita. In passato era già successo, ad esempio che si invitasse a non usare la macchina e a preferire la bicicletta». Don Fazzini aveva comunque spiegato d’aver scelto l’acqua anche per una questione ambientale: «Rinunciando alle bottiglie si riduce la quantità di vetro e plastica da recuperare». E Vesta sottoscrive cogliendo anche l’occasione per ricordare che l’acqua potabile che esce dai rubinetti di Mestre è prelevata da falde molto profonde, viene sottoposta a 120mila verifiche all’anno, ed è sicura. Al pari di quella che viene imbottigliata e poi rivenduta col nome di acqua minerale nei supermercati. La San Benedetto non pare comunque preoccupata: «L’invito potrà incidere in minima parte sugli acquisti a livello provinciale, ma non credo che ne risentiremo – ha spiegato ancora il responsabile delle risorse umane – In ogni caso il comportamento del consumatore è sempre da rispettare perché è lo specchio della società che cambia». Nessuna levata di scudi contro il Patriarcato dunque, ma qualche dubbio resta: «Se proprio volessimo uscire dall’ipocrisia allora potremmo chiederci se magari rinunciando a una giornata di vacanza sulla neve non si arriverebbe a risparmiare altrettanto se non di più. Piuttosto dovremmo preoccuparci che l’azienda produttrice rispetti le leggi di tutela sull’ambiente. Noi abbiamo aderito spesso a campagne benefiche – ha concluso Favaro – solo che abbiamo preferito non pubblicizzarlo, proprio per una questione di morale».

Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». Lo disse Gesù di Nazareth alla donna samaritana, e forse è in questo spirito che il Patriarcato di Venezia ha invitato i fedeli a rinunciare in Quaresima all’acqua minerale. Complice anche l’emergenza rifiuti che da Napoli esporta la psicosi nella Laguna, per un po’ i cittadini veneti dovrebbero far sparire bottiglie di vetro e plastica, e bere l’acqua del rubinetto, un po’ come faceva la samaritana che attingeva direttamente dal pozzo, senza imbottigliamento. Tuttavia, c’è ragione di dubitare che, nonostante questo pseudo rinuncia quaresimale, i fedeli della Laguna avranno ancora sete. Come la samaritana.

CORRIERE DEL VENETO venerdì 8 febbraio 2008

Pag 11 Acqua, 25 sindaci sponsor del rubinetto di Paola Vescovi

Parte la campagna della Pastorale Stili di Vita per limitare l’acquisto delle bottiglie

Mestre — L’acqua da bere? Via la bottiglia, avanti la caraffa. Siamo capaci di digiunare dall’acqua minerale acquistata al supermercato e di dissetarci con quella del rubinetto risparmiando denaro e riducendo i rifiuti? L’invito viene dalla Pastorale Stili di Vita del Patriarcato di Venezia che per il periodo di Quaresima lancia la campagna «Imbrocchiamola!. Porta in tavola la caraffa». All’iniziativa aderirà anche Veritas coinvolgendo come testimonial i 25 sindaci dei suoi Comuni, per puntare a ridurre il numero di bottiglie che finiscono nella spazzatura, a sviluppare un maggiore senso critico rispetto ai consumi «imposti» e a riservare più attenzione verso l’impegno nel Sud del mondo. Quel che infatti le famiglie risparmieranno partecipando alla campagna del Patriarcato, sarà poi destinato alla raccolta quaresimale «Un pane per amor di Dio» (attraverso le «cassettine » distribuite in parrocchia) finalizzato a sostenere un progetto della diocesi di Venezia per portare l’acqua a Huaywat, in Thailandia. A favore del digiuno dall’acqua minerale c’è pure un testimonial d’eccezione, l’attore veneto Marco Paolini, mentre il simbolo della campagna è una caraffa della Bolivia che sarà venduta al prezzo di cinque euro presso le Botteghe del Commercio Equo e Solidale AquaAltra, Cùrcuma e El Fontego, la libreria S. Michele, MagVenezia, l’Ufficio degli Stili di Vita e presso le parrocchie che ne faranno richiesta. «La proposta – fa sapere il centro diocesano per gli stili di vita – si radica nel cammino comune che sta compiendo la Chiesa veneziana ». Quella del consumo di acqua minerale è in effetti un’abitudine molto italiana, al punto che il nostro Paese si colloca al primo posto in Europa con 12,2 miliardi di litri d’acqua imbottigliati in un anno e 194 litri consumati a testa, per un totale di 320 mila tonnellate di rifiuti prodotte. Eppure, stando ai dati di un’indagine condotta da Veritas sul territorio, nel 2007 gli utenti che hanno dichiarato di consumare abitualmente acqua del rubinetto sono cresciuti del cinque per cento rispetto al 2006. L’azienda che eroga l’acqua sabato alla presentazione dell’iniziativa porterà anche dell’acqua da bere. Acqua del sindaco.

LA NUOVA venerdì 8 febbraio 2008

Pag 19 “Stop all’acqua in bottiglia” di Marta Artico

Scola benedice la campagna della Pastorale per gli Stili di Vita

Il fischio di partenza è per domani al Laurentianum, ma la campagna «imbrocchiamola» è di fatto partita ieri durante l’incontro che la Pastorale per gli Stili di vita ha avuto con i parroci delle comunità delle diocesi riuniti nella chiesa dei Cappuccini. «Abbiamo consegnato il materiale a tutti – spiega con soddisfazione don Gianni Fazzini che in questi giorni sta alacremente lavorando all’iniziativa – adesso ogni parrocchia ne è in possesso». Al ritiro era presente anche il patriarca di Venezia Angelo Scola. Il logo ufficiale dell’iniziativa raffigura un giovane con il cappello da cuoco e una bella brocca in mano che viene riempita da un rubinetto con una fascia e la scritta «acqua pubblica». Sotto lo slogan «imbrocchiamola» e l’invito al digiuno quaresimale dell’acqua minerale a favore del creato. Per avere la caraffa o la «vetrofania» da attaccare alla brocca di casa, ci si può rivolgere alla parrocchia, alle botteghe eque e solidali Acqua Altra, Curcuma e El Fontego, alla libreria San Michele o presso il MagVenezia. Ma la novità è che Vesta Veritas, riprenderà la proposta e la rilancerà a partire da aprile con una campagna che si chiamerà «Bevo anch’io l’acqua del sindaco» che avrà per sponsor questa volta non Marco Paolini, ma i 25 sindaci dei comuni della fetta di territorio servita dalla società. Il progetto dunque si amplia. Al lancio di domani, oltre a don Gianni Fazzini responsabile del Centro Stili di vita e a Marco Paolini che intratterrà tutti i presenti, parteciperanno anche il sindaco Massimo Cacciari e il presidente di Vesta Andrea Razzini che illustrerà l’iniziativa della società per promuovere l’utilizzo dell’acqua potabile e la riduzione delle bottiglie da smaltire. Ma interverranno anche il direttore dell’Ufficio per la pastorale missionaria don Paolo Ferrazzo, l’assessore all’Ambiente della provincia nonché presidente del Comitato istituzionale Aato Laguna di Venezia Ezio Da Villa e il direttore della rivista Altraeconomia Pietro Raitano. Tre gli obiettivi da perseguire: il primo è la riduzione delle bottiglie e quindi dei rifiuti, il secondo è una maggiore consapevolezza criticità verso i consumi «imposti», da ultimo l’attenzione alla creatività e all’impegno del sud del mondo. La caraffa in vetro riciclato simbolo dell’iniziativa e prodotta in Bolivia – paese noto per le sue battaglie per l’acqua pubblica – sarà in vendita al prezzo di 5 euro presso le botteghe del commercio equo e solidale. La Pastorale ricorda alcuni dati significativi:in Italia si imbottigliano 12,2 miliardi di litri di acqua di cui 65 per cento sono bottiglie in plastica, l’82 per cento delle bottiglie si sposta lungo l’asse autostradale, mentre 320 mila sono le tonnellate di rifiuti di cui 379 milioni spesi in pubblicità per convincere le persone a comperarla, e portarsi a casa il primato di essere con 194 litri a testa, i primi consumatori di acqua in bottiglia d’Europa. Per rendersi conto di quanto don Gianni Fazzini abbia ragione, basta arrivare in gronda lagunare, nell’area dei fosfogessi, vicino a Punta del Passo. Posizionarsi sull’argine sud dell’Oselino, guardare verso sinistra dove lo sguardo si perde in direzione di Venezia: l’occhio sarà attratto dalle centinaia di migliaia di bottiglie di plastica arenate tra le acque basse e le velme, dove la laguna bacia terra. Uno strato solido di bottiglie che qualcuno ha bevuto e gettato a terra in mezzo a piazza San Marco e che hanno viaggiato per la laguna arrivando intatte.

IL GAZZETTINO DI VENEZIA di sabato 9 febbraio 2008

Pag IV Rinuncia alla minerale durante la Quaresima di al.spe.

La campagna promossa da don Fazzini presentata al Laurentianum con Marco Paolini
Preferire l’acqua del rubinetto all’acqua minerale. Oggi, alle 12.30, nell’aula magna dell’istituto di cultura Laurentianum in piazza Ferretto viene presentata ufficialmente “Imbrocchiamola”, l’iniziativa promossa dal “Centro Stili di vita” del Patriarcato in occasione della Quaresima. Il direttore, don Gianni Fazzini, da sempre attivo sul fronte del consumo responsabile ed alternativo e della tutela dell’ambiente, ha lanciato ai cristiani – ma non solo – l’idea di digiunare dall’acqua che si compra al negozio e al supermarket invitando a preferirle quella che sgorga dal rubinetto a casa. Un gesto per vivere bene il tempo di preparazione alla Pasqua che si contraddistingue per essere un periodo di astinenza e penitenza, ma anche un impegno solidale perché la proposta è di devolvere i soldi risparmiati per l’acquisto delle bottiglie a sostegno del progetto umanitario che ha lo scopo di portare l’acqua nella missione del villaggio di Huaywat in Thailandia, attraverso la consueta raccolta “Un pane per amor di Dio”. Don Fazzini dice che la campagna ha tre risvolti concreti: la riduzione delle bottiglie e quindi dei rifiuti; la riflessione sui consumi “imposti”; l’attenzione alla creatività e alla responsabilità verso il sud del mondo. Saranno presenti: l’attore Marco Paolini, testimonial d’eccezione dell’iniziativa, il sindaco Massimo Cacciari, il presidente di Veritas Andrea Razzini, il direttore dell’Ufficio diocesano della Pastorale missionaria don Paolo Ferrazzo, l’assessore alle Politiche Ambientali della Provincia di Venezia e presidente del Comitato Istituzionale Ato di Venezia Ezio Da Villa nonché il direttore della rivista Altreconomia Pietro Raitano. La campagna ha per simbolo una caraffa dalla Bolivia che poi sarà messa in vendita al prezzo di 5 euro presso le Botteghe del commercio equo e solidale AquaAltra, Cùrcuma e El Fontego, la libreria S. Michele, MagVenezia, il Centro Stili di vita e le parrocchie aderenti dove verrà recapitato del materiale informativo: le vetrofanie con il logo della proposta, locandine e volantini. Durante l’assemblea verranno infine presentate le iniziative che Veritas sosterrà dalla primavera per promuovere l’utilizzo dell’acqua potabile e la riduzione delle bottiglie da smaltire, in particolare con la distribuzione di una brocca a oltre 100 mila famiglie.

CORRIERE DEL VENETO di sabato 9 febbraio 2008

Pag 1 Il (nuovo) buon cristiano e l’acqua minerale di Alessandro Zangrando

Sei un buon cristiano? Non bere acqua minerale. Ecco la motivazione: evitare di comprare l’acqua in bottiglia comporta una minor produzione di plastica e meno inquinamento, causato dai Tir che trasportano il prodotto. La proposta dell’Ufficio degli Stili di Vita del Patriarcato di Venezia è sorprendente. Il responsabile dell’Ufficio, don Fazzini, spiega: «Non è un gesto di penitenza, ma di verità ». La proposta, come altre di questo Ufficio che si occupa dello stile di vita dei cattolici, dimostra e semplifica una delle «variazioni» (come le chiamerebbe il filosofo Romano Amerio) della Chiesa di oggi. Non facciamola troppo difficile: sempre più spesso i messaggi che ci vengono dalle gerarchie cattoliche locali (altra cosa è l’insegnamento del Papa) sono messaggi «omeopatici», soft, leggeri, inoffensivi, soprattutto molto politicamente corretti. Dobbiamo combattere lo smog, ci avverte qualche sacerdote. Certo, a nessuno viene voglia di contrapporre un progetto di inquinamento globale. Ora ci viene consigliato di non bere l’acqua minerale. Lascia perplessi che in apertura di Quaresima questo sia il messaggio «forte», che ci viene rivolto. Insomma, una Chiesa moderna non deve parlare di cose scomode e soprattutto «antiche», di penitenza, di astinenza dalle carni (gesto simbolico, oggi, ma non meno valido, forse, di un tempo), di digiuno, di confessione. E non parliamo dei Novissimi, dell’insegnamento di quello che ci aspetta, secondo la dottrina cattolica, dopo la vita terrena: c’è il rischio di respirare incenso medievale. Meglio parlare di acqua minerale (se ne compiaceranno le famiglie dei dipendenti delle grandi aziende venete di imbottigliamento…) e di raccolta differenziata. Così alla lista dei peccati da portare in confessionale si dovranno aggiungere le bollicine. Laicamente, la chiesa di oggi assume sempre di più le sembianze di una rispettabilissima Onlus, piena di buoni, educati e utili consigli, come tante ce ne sono, dalle associazioni ambientalistiche a quelle dei consumatori. I fedeli, invece, vedono un po’ ridicolizzati i segni della tradizione e non capiscono l’inquietudine di una parte di una Chiesa che cambia continuamente questi segni, sapendo che il senso del segno è tanto più profondo quanto più è stabile e immutabile. E soprattutto quanto più è sottratto alle decisioni dei singoli. L’acqua minerale insomma non va bene. La prossima volta ci saranno sconsigliate le bevande gasate, gli hamburger o le patatine fritte. Ma il senso della Quaresima non è un invito a essere anticonsumisti. La Quaresima è il ricordo che polvere siamo e polvere ritorneremo.

CORRIERE DEL VENETO di domenica 10 febbraio 2008

Pag 9 Cacciari e Paolini, elogio del rubinetto di Paola Vescovi

Testimonial dell’iniziativa della Pastorale stili di vita per ridurre i consumi di minerale. Veritas regala centomila caraffe, Razzini: in casa riempitele!

Mestre — Ognuno lo prenda un po’ come vuole, scegliendo la motivazione che preferisce. Per solidarietà, per tenersi qualche soldo in tasca, per ridurre la quantità di rifiuti, per diminuire i costi di raccolta. Dal Patriarcato a Veritas, da Marco Paolini al sindaco filosofo Massimo Cacciari, il motto è: consumate l’acqua del rubinetto, lasciate perdere quella imbottigliata. E parte la campagna di sensibilizzazione, anzi più d’una: prima la Pastorale per gli Stili di Vita, guidata da don Gianni Fazzini, che invita durante la Quaresima a rinunciare all’acqua minerale del supermercato e a sostenere con i soldi risparmiati un progetto dedicato all’acqua in Thailandia (con la possibilità di comprare nei negozi equo e solidali una caraffa della Bolivia in vetro riciclato), poi Veritas che annuncia per i prossimi mesi una iniziativa più o meno simile. La solidarietà questa volta non c’entra, ma di mezzo c’è sempre una caraffa, anzi centomila. L’idea è ancora in costruzione, ma di certo partirà entro l’anno: l’azienda spedirà ai suoi utenti insieme alla bolletta anche un coupon con l’elenco dei punti di distribuzione dove ritirare, gratuitamente, una caraffa di vetro (studiata, nelle dimensioni, per starci in frigorifero) da riempire con l’acqua del rubinetto. Meno bottiglie, meno rifiuti, meno costi. Ma se le ragioni puramente ambientali non dovessero convincervi del tutto, ci sono sempre quelle di carattere economico. Parola di sindaco. Ospite ieri al Laurentianum di Mestre per la presentazione della campagna quaresimale «Imbrocchiamola», Massimo Cacciari ha rivolto ai cittadini l’invito a «ragionare» sul fatto che comportamenti più razionali non possono che far bene alle tasche di tutti: «Pensateci, non ha senso buttare via i soldi per comprare l’acqua imbottigliata – ha detto Cacciari – ve lo dovrebbe suggerire un puro interesse egoistico, un calcolo razionale. Capisco che siamo bombardati di pubblicità, ma non è necessario darle retta per forza, possiamo anche resistere. E non solo in Quaresima». A Carnevale piuttosto che a Capodanno, ogni momento è buono, ha aggiunto Cacciari, per adottare comportamenti razionali: «Pazienza se l’intera società si comporta in maniera irragionevole, evitiamo di farci schiavizzare». Dal raziocinio del sindaco alla sensibilità dell’artista: da quando don Gianni Fazzini l’ha coinvolto nell’iniziativa (di cui è testimonial), l’attore Marco Paolini dice che in tournée beve solo l’acqua dei sindaci attrezzato di mini borraccia portata da casa, e al bar – ironizza – col tramezzino solo un «rosso» per evitare sensi di colpa: «Speriamo solo di non scoprire alla fine che esiste una lobby anche sull’acqua del rubinetto», ha scherzato l’attore. Poi, in riferimento alla campagna del Patriarcato, Paolini ha parlato di «interessante provocazione e di sfida non impossibile ». «Con la cifra che sborsiamo per un litro d’acqua imbottigliata, potremmo imbottigliarne altri mille con l’acqua di casa», ha detto ieri il direttore di Veritas Andrea Razzini. «L’acqua del rubinetto è un bene pubblico – ha detto don Gianni Fazzini – Corre sulle condutture delle nostre case senza aver fatto nessun danno e prodotto nemmeno mezzo rifiuto, quando invece nel nostro Paese la produzione di spazzatura è cresciuta in un anno del 7 per cento».

IL GAZZETTINO DI VENEZIA di domenica 10 febbraio 2008

Pag II Acqua dal rubinetto, Veritas appoggia don Fazzini di Alvise Sperandio

La campagna del Patriarcato “imbrocchiamola” trova alleanze. L’azienda invierà agli utenti 100mila caraffe da frigo. Cacciari: “Non limitarsi alla Quaresima”. Lo show di Paolini tra la borraccia e le bottiglie di minerale a prezzo specifico
Rinunciando all’acqua minerale si potranno aiutare le popolazione poveri del mondo. E’ stata lanciata ufficialmente, ieri al Laurentianum, “Imbrocchiamola”, la campagna a favore dell’acqua del rubinetto promossa dal “Centro stili di vita” del Patriarcato. Ospite d’eccezione, come annunciato, è stato Marco Paolini che ha raccolto l’invito del direttore dell’ufficio diocesano don Gianni Fazzini a intervenire come testimonial. L’attore è arrivato in sala munito di due bottiglie d’acqua appena acquistate in un negozio: l’una da litro e l’altra da mezzo litro. «Le ho pagate entrambe 50 centesimi – ha esordito – questo per dire che il prezzo non è determinato solamente dalla quantità. A mia richiesta mi è stato detto che quella da mezzo litro costa come quella da litro perché a differenza di questa posso metterla in borsa o in tasca, e portamela dietro». Paolini ha quindi tirato fuori dal sacco e appoggiato sul tavolo una borraccia rossa. «Visto che ho deciso di aderire alla campagna ho già iniziato a girare i teatri d’Italia chiedendo di riempire questa invece di ricevere acqua minerale. In questi giorni ho assaggiato l’acqua di Lumezzane, Alessandria, Brugherio e in Quaresima continuerò a bere l’acqua del sindaco delle città dove mi troverò per lavoro». Un testimonial, insomma, che non si limita a sostenere a parole ma che farà anche lui la sua parte. «Quando sono arrivato a Mestre, stamattina, prima di venire qui, sono entrato in un bar e ho chiesto un tramezzino. Servendomi il barista mi ha chiesto cosa bevessi e mi sono trovato in difficoltà a rispondere e alla fine ho detto: un bicchiere di vino rosso. Il fatto è che chiedere acqua del rubinetto fa sempre un certo senso». Paolini ha pure scherzato con don Fazzini che aprendo l’incontro ha sorseggiato un bicchiere d’acqua con una dedica. «Il primo sorso – ha affermato il sacerdote – lo dedico al fatto che l’acqua è un bene pubblico; il secondo al fatto che optando per quella del rubinetto non ho prodotto rifiuti; il terzo alla madre terra, alla Bolivia da dove provengono le caraffe che potremo utilizzare per riempirle al miscelatore di casa e alla Thailandia, cui devolveremo in beneficenza tutti i soldi risparmiati per l’acquisto delle bottiglie». Paolini l’ha salutato così: «Hai fatto il prete operaio e adesso sei uno stilista, dunque se uno stilista ti chiama a sostenere un’iniziativa di questo tipo non puoi dirgli di no». Un pensiero, tra il serio e il faceto, l’ha quindi riservato al sindaco Massimo Cacciari che ha chiesto di bere acqua del rubinetto anche al di fuori del tempo di Quaresima. «Vorrei spezzare una lancia a favore dei produttori di acqua minerale: propongo che nel prossimo Carnevale tutti i rubinetti siano piombati per una settimana intera così ci disseteremo solo con acqua minerale e anzi la utilizzeremo anche per farci la doccia».

Massimo Cacciari è uno che l’acqua del rubinetto la beve già da un pezzo. Ieri alla presentazione di “Imbrocchiamola” ha lanciato un forte appello a sostenere l’idea di don Fazzini. E non solo: il sindaco, notoriamente non credente, ha invitato i cittadini ad astenersi dal comprare acqua minerale anche oltre il tempo di Quaresima. «Mi rivolgo a tutte le famiglie: l’acqua minerale non è indispensabile e rinunciandovi ogni nucleo potrà risparmiare un bel po’ di quattrini alla fine del mese» ha spiegato. Per il primo cittadino, che dal canto suo ha già dato disposizioni perché nelle riunioni della sua Giunta a Ca’ Farsetti sia preferita la caraffa da riempire al rubinetto piuttosto che la bottiglia di acqua minerale acquistata in un supermercato, non ci ha pensato molto a dar manforte all’iniziativa voluta dal “Centro stili di vita” della Diocesi veneziana, diretto da don Gianni Fazzini. «Il tema del consumo razionale riguarda il bene acqua ma, naturalmente, anche molto altro e sono sempre più necessari dei comportamenti responsabili che permettano dei risparmi concreti alle tasche dei consumatori: in questo senso si può fare moltissimo». Cacciari ha parlato esplicitamente di «appello all’interesse egoistico» affermando che «non ha alcun senso buttare fuori dalla finestra soldi per comprare l’acqua minerale», e senza mezzi termini ha definito l’idea di don Fazzini, con cui si confronta da tempo, «un’iniziativa esemplare da sostenere anche oltre il termine del periodo quaresimale».

Il “Centro Stili di vita” diocesano sulla stessa lunghezza d’onda di Veritas. Anche la società che si occupa della gestione dell’acqua si batterà per sensibilizzare alla rinuncia dell’acqua minerale. Il presidente Andrea Razzini, ieri al Laurentianum, ha infatti sostenuto che il primo obiettivo è ridurre il numero dei rifiuti da smaltire; il secondo di spingere al cambiamento di alcune abitudini definite non proprio virtuose. «A breve manderemo a 100 mila famiglie una caraffa con una forma idonea a stare in frigorifero per dire loro che si può benissimo bere l’acqua del rubinetto; l’acqua del rubinetto non è meno buona di quella che si compra, basta solo farla decantare un po’ per permettere l’evaporazione del cloro». Don Fazzini, intanto, ottiene l’appoggio dell’amministrazione comunale e provinciale. «Questa iniziativa può e deve durare nel tempo” ha affermato l’assessore all’Ambiente di Ca’ Farsetti Pierantonio Belcaro. Così l’omologo a Ca’ Corner Ezio Da Villa. «Se non la useremo come si deve l’acqua è un bene che non durerà in eterno: questa campagna, allora, ci permette di fermarci a riflettere sul suo valore e la sua importanza, ricordando che in molte zone della terra si continua a morire perché non vi si può accedere con la nostra facilità e costanza». Dall’assessore provinciale è partito un monito ai presenti. «Sull’acqua è sempre di più necessario un comportamento responsabile da parte di tutti perché ne sia fatto un uso intelligente: le prime falde iniziano a prosciugarsi oppure le abbiamo già contaminate così che è già necessario che i pozzi si spingano finanche a 300 metri di profondità». La campagna “Imbrocchiamola” trae spunto dal titolo proposto dalla rivista periodica “Altraeconomia” il cui direttore, Pietro Raitano, ha chiesto ai cittadini di «chiedere ai bar e ai ristoranti di bere acqua del rubinetto e d’indicare nel sito internet chi lo nega; l’acqua, come l’aria, è un bene di tutti e non possiamo lasciare strada alla pubblicità che è una macchina da guerra martellante». Il responsabile dell’ufficio missionario, don Paolo Ferrazzo, si preoccuperà ché i contributi raccolti siano devoluti al progetto che intende portare l’acqua nel villaggio della nostra missione diocesana in Tailandia.

LA NUOVA di domenica 10 febbraio 2008
Pag 23 Anche Paolini beve l’acqua del sindaco di Marta Artico

Presentata ieri la campagna «Imbrocchiamola»: meglio il rubinetto. L’attore: «Agli spettacoli con una borraccia non con le bottiglie di marca». Don Gianni Fazzini «Possiamo scegliere di non inquinare»

Su un punto sono perfettamente d’accordo don Gianni Fazzini, il sindaco Massimo Cacciari e Marco Paolini. Noi possiamo scegliere che acqua bere, possiamo aprire e chiudere il rubinetto, decidere di prosciugare le falde acquifere e riempire la laguna di bottiglie. Tre quarti del mondo ha solo una possibilità: deve per forza affidarsi alle logiche di mercato, che sceglieranno sempre e comunque di lasciare i paesi a secco di acqua potabile e dipendenti dall’acqua minerale. Ieri al Laurentianum è stata lanciata la campagna «Imbrocchiamola», proposta quaresimale del Centro stili di vita della pastorale appoggiata dal Patriarcato di Venezia e sposata in pieno da Vesta Veritas, dall’amministrazione comunale e dalla stessa Aato, Autorità d’Ambito Territoriale rappresentata dall’assessore Ezio Da Villa. I cittadini sono invitati a non comperare acqua minerale ma a bere l’acqua del rubinetto. I cittadini quali? Tutti. Don Gianni Fazzini parla ai fedeli delle parrocchie, ma Provincia, Comune e Vesta Veritas rilanciano il messaggio. Arrivato forte e chiaro anche per merito del vulcanico Marco Paolini. Protagonista della mattinata l’acqua, quella del rubinetto. Don Gianni, in quanto a comunicazione un vero maestro, ha davanti una bella caraffa trasparente, quella che è possibile acquistare in parrocchia, alle botteghe eque e solidali Acqua Altra, Curcuma ed El Fontego, alla libreria San Michele o presso il MagVenezia. Beve tre sorsi d’acqua: «Il primo lo dedico al bene pubblico contro la privatizzazione. Il secondo sorso lo bevo perché l’acqua è arrivata fin qua e non ha prodotto rifiuti. La terza bevuta la dedico al pianeta Terra, alla Bolivia e alla Thailandia»: i paesi che saranno aiutati con il denaro risparmiato e sottratto alle aziende che producono acqua minerale. Si ferma. Lascia la parola al presidente di Vesta Veritas. Che coglie al balzo e rilancia dando qualche anticipo di quella che sarà la campagna di Vesta che partirà a breve cui aderiranno 25 sindaci (20 della provincia veneziana, cinque del Trevigiano) e che si chiamerà «Bevo anch’io l’acqua del sindaco», spiegando quanto ha in serbo la società, che sta preparando delle caraffe comode da riporre in frigo, con un tappo che consentirà la decantazione del cloro. Sponsor ufficiale Marco Paolini. «Fazzini mi ha convocato – ha esordito l’attore-regista – e se ti convoca uno che ha fatto il prete operaio e adesso che ha 70 anni ed è vecchio, è diventato uno stilista (responsabile degli stili di vita ndr) non puoi dire di no». Anche lui si è portato due bottiglie di acqua minerale e una borraccia rossa, che d’ora in poi, per tutta la Quaresima e non solo, utilizzerà sul palco, in barba agli organizzatori che gli propinano le classiche «etichette». «La questione paradossale – dice – è che il prezzo corrisponde ad una logica. I paesi che stanno peggio di noi non hanno scelta, devono per forza passare per una logica di mercato». Bere cioè solo acqua minerale. «Perciò sindaco, per tutto il Carnevale, rubinetti impiombati e doccia con l’acqua minerale, e vediamo come ce la caviamo». «E’ un’iniziativa esemplare – fa eco a Paolini Cacciari – è vero che siamo bombardati dalla pubblicità, ma non è detto che dobbiamo comperare per forza l’acqua minerale se c’è il rubinetto. Dobbiamo adottare comportamenti che inducano le famiglie a risparmiare e al contempo facilitino i compiti dell’amministrazione». «I prezzi aumentano?», sbotta Cacciari, «allora facciamo ciò che possiamo per fronteggiare queste logiche».

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