SACERDOTI, DOCENTI E POLITICI: “BATTERE IL CONSUMISMO SI PUO’, BASTA PUNTARE SU AMBIENTE E RELAZIONI UMANE”.

Resoconto del primo seminario della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita: Le comunità cristiane in cerca di sapienza: NUOVI INDICATORI DI BENESSERE.
IL GAZZETTINO di venerdì 12 ottobre 2007
Sacerdoti, docenti e politici: battere il consumismo si può, basta puntare su ambiente e relazioni umane di Alberto Francesconi

Loro ci provano da una decina d’anni. Sono un migliaio di famiglie, sparse in tutta Italia, che attraverso l’operazione «Bilanci di giustizia» cercano di cambiare stile di vita attraverso una diversa programmazione delle spese domestiche. In questo modo riescono a risparmiare e a fare a meno di cose superflue. Ora hanno scoperto di non essere soli. Da alcuni mesi un gruppo di sacerdoti di di eci diocesi, che spaziano fra Veneto (Venezia, Padova, Treviso, Verona e Vicenza) Trentino Alto Adige, Lombardia ed Emilia Romagna, hanno costituito una rete di relazioni con un obiettivo che un loro rappresentante, il veneziano don Gianni Fazzini, riassume così: «Liberare le persone dal dominio del consumismo. Abbiamo constatato – dice – che alla crescita del Pil non corrisponde l’aumento della felicità. Così abbiamo cominciato a cercare nuovi indicatori di benessere».
La vera scoperta è che questo principio, proprio del cristianesimo, è condiviso anche altrove. «Il direttore dell’Ufficio statistico dell’Ocse di Parigi Enrico Giovannini – prosegue Fazzini – sta lavorando proprio su una ricerca di nuovi indicatori di benessere, perché è chiaro che i parametri tradizionali non appaiono sufficienti». E domani mattina, sabato, all’auditorium del liceo Modigliani di Padova, ne parlerà assieme a teologi e filosofi in un seminario dal titolo «Felici di abitare la terra» promosso dalla Rete interdiocesana sui nuovi stili di vita . Quanto agli ingredienti del vero benessere, don Fazzini non si pronuncia: «Sarà oggetto della relazione di Giovannini – spiega – ma si parlerà di aspetti immateriali come le relazioni con l’ambiente e con le persone. L’aspetto più interessante è che queste riflessioni non riguardi no soltanto l’ambiente cattolico ma si stiano allargando ad altri ambiti. Il fatto che se ne occupi un’istituzione come l’Ocse mi sembra rilevante. Ma in Italia, soprattutto in Piemonte e Toscana, anche il mondo politico si interroga sui nuovi indicatori del benessere».Per questo i promotori del seminario mirano a trovare altri interlocutori.
Sul piatto della bilancia, oltre al contenimento delle spese familiari, Fazzini mette «la possibilità di avere più tempo a disposizione per le cose più importanti, e di lavorare meno».

AVVENIRE di domenica 14 ottobre 2007
Diocesi in “rete” per promuovere nuovi stili di vita di Francesco Dal Mas
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E’ solo un’utopia misurare il progresso con gli indici di benessere anziché on quelli del Pil, il prodotto interno lordo? Gli Uffici diocesani per i nuovi stili di vita ed il vasto mondo delle comunità ecclesiali e del volontariato che li supportano, ritengono di no. E ieri, al primo seminario della­ Rete interdiocesana Nuovi stili di vita, hanno trovato conforto in un autorevole esperto, Enrico Giovannini, economista e direttore dell’Ufficio statistico dell’Ocse. Arrivato appositamente da Parigi, ha rassicurato i rappresentanti di numerose diocesi del nord Italia che si fa strada la nuova misurazione, dagli Usa all’Australia, passando per il Sudafrica. E che le più importanti organizzazioni mondiali hanno allo studio nuovi indicatori, tra i 15 ed i 20, per certificare la ricchezza dei Paesi, o la povertà. E’ importante – ha aggiunto Giovannini – che se ne discuta anche nelle comunità ecclesiali, dove è meno difficile trovare condivisione sulla necessità e l’urgenza di cambiare gli stili di vita. L’esperienza che sempre più numerose diocesi si sono date in questo campo non­pia dimensione pionieristica, ma si sta dilatando,­il conforto portato a Padova da uno dei pionieri, il teologo Karl Golser di Bolzano- Bressanone, riferendo di quanto­ accaduto all’Assemblea ecumenica di Sibiu. La Pastorale sociale della diocesi di Bergamo, l’Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del Creato di Bolzano e Bressanone, la Pastorale del Creato della diocesi di Brescia, la Commissione diocesana Nuovi stili di Vita di Padova, il Centro Missionario di Reggio Emilia, la Pastorale sociale della diocesi di Trento, l’Ufficio Stili di vita del Patriarcato di Venezia – battistrada col patriarca Angelo Scola e don Gianni Fazzini –, il Centro missionario della diocesi di Verona si sono costituiti in rete con l’obiettivo di unire conoscenze ed esperienze per avviare un movimento dal basso; dice padre Adriano Stella, coordinatore del convegno­Felici di abitare la terra. Le comunità cristiane in cerca di sapienza: nuovi indicatori di benessere. Don Achille Rossi, teologo e parroco a Città di Castello ha messo in guardia dalle distorsioni del consumismo, che – ha detto –stanno trasformando il supermercato in ecclesia, cioè nel luogo dell’incontro. Il teologo Simone Morandini ha ammonito che­solo se il modo in cui abitiamo il mondo si lascia trasformare dalla Sapienza, fino a rinnovare in profondità i nostri stili di vita, personali e comunitari, possiamo sperare – noi, i nostri figli ed i loro figli –, in quella felicità , in quella vita benedetta che­la grande, fondamentale promessa di sapienza. Che non si tratti di visioni utopiche l’ha dimostrato don Fazzini dando il resoconto, in anteprima dell’ultimo anno della Campagna Bilanci di giustizia. Una voce per tutte: l’autoproduzione.­Il 66% della persone si fa il pane e la pasta, il 60% i dolci, il 33% ha l’orto, il 13% produce le bevande in proprio. L’11% i pasti fuori casa. Uno su quattro si fa i vestiti, uno su 3 i detersivi, il 23% realizza i giochi per i bambini, uno su due realizza il regalo da donare. E’ un esempio, quello che la Chiesa sta promuovendo, tale da mobilitare anche altre istituzioni: i Comuni, ad esempio. Da Venezia a Verona, fino a Trento e Bolzano, gli enti locali collaborano con questi movimenti dal basso per promuovere stili nuovi anche nella vita comunitaria, all’insegna della sobrietà, della compatibilità.

IL GAZZETTINO di domenica 14 ottobre 2007
Pag 10 Sobrietà e consumi “critici”, dieci diocesi riunite per cambiare vita di Federica Cappellato

Padova. «Credeteci: possiamo far emergere il potenziale che è dentro di noi, quella spinta a cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane, passando dal consumismo al consumo critico, dalla dipendenza alla sobrietà, dall’uso indiscriminato della natura alla responsabilità ambientale, dall’indifferenza alla solidarietà, dall’assistenzialismo alla giustizia sociale, recuperando la ricchezza delle relazioni umane, fondamentali per la felicità». Sono i capisaldi del movimento “Nuovi stili di vita” che, partendo dal basso mira a raggiungere la vetta, buone pratiche che da individuali si allargano diventando collettive, un’onda di tsunami che finisce per lambire, quindi investire, le istituzioni politiche ed economiche che non possono esimersi dal partecipare al cambiamento. Naturalmente in meglio, ricordando le parole di Giovanni Paolo II, racchiuse nell’enciclica “Centesimus annus”: “Costruire stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono, e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune, siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi, degli investimenti”. Motore di questo stravolgimento di pensiero che diventa azione, la Rete interdiocesana costituitasi per iniziativa di alcuni uffici pastorali impegnati nella promozione di nuovi stili di vita nelle diocesi di Padova, Venezia, Verona, Trento, Bolzano, Bergamo, Bressanone, Brescia, Reggio Emilia. «Un giorno a Confucio domandarono cosa si dovesse fare per sedare ribellioni, conflitti, guerre civili. Lui rispose: cominciamo a mettere ordine dal linguaggio, a chiamare le cose con il loro nome perché chi ha potere sulle parole ha potere sulla realtà». È il consiglio che il teologo don Achille Rossi ha fatto proprio e rilanciato ieri nella città del Santo aprendo il primo seminario della rete interdiocesana “Felici di abitare la terra”, riflessioni sugli indicatori di benessere nel pieno rispetto del Creato, meeting concluso dalla celebrazione ecumenica alla presenza della pastora luterana Almut Kramm, del padre ortodosso rumeno Nicola e del vicario vescovile per l’ecumenismo della diocesi di Padova. «Nella storia dell’economia – ha proseguito don Rossi – c’è una forte confusione tra l’interesse privato e l’amore per il prossimo: ecco, dobbiamo cominciare da qui. È proprio vero che chi si fa gli affari suoi è il più grande benefattore della comunità»? Per Simone Morandini teologo del gruppo di salvaguardia del Creato della Cei, c’è bisogno di «una sapienza pratica, concreta, lontana dall’intellettualismo, una sapienza che parla alla vita e della vita, che cambia la vita ridisegnandola, collocandola in uno sfondo diverso, offrendole parole diverse ». Per iniziare basta girare la testa, guardare negli occhi il nostro vicino di sedia, di banco, di casa – ieri i partecipanti al corso sono stati educati proprio a questo – e iniziare a parlare di ciò che non funziona e può essere migliorato. È lo sbocciare della coscienza critica.

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