PAROLA FONTE D’ACQUA VIVA
Commenta Ecco l’intervento Biblico-Pastorale sull’acqua durante il pranzo ad Altino.
Prima parte: Unicità e valore dell’acqua.
Cerchiamo di fare un momento di silenzio dentro di noi ed intorno a noi. Chiudiamo una porta immaginaria per significare la volontà di lasciare fuori le preoccupazioni, le tensioni, la frenesia. Come se fossimo su un’isola deserta, oppure in un monastero, lontani dal mondo, dimentichi e dimenticati. Un luogo dove svuotarsi di tutto quello che è il quotidiano: dove riposare: dove pensare: dove avere un attimo per ascoltarci.
Iniziamo:
Salmo 42, 2-3: come la cerva anela a corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente;
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
L’esperienza elementare dell’acqua viene più volte richiamata nella Bibbia. I riferimenti all’acqua hanno trovato spunto dalle mitologie dei vari popoli, che attribuivano all’acqua la capacità di dare e di rigenerare la vita. L’acqua è un elemento essenziale per la nostra esistenza fin dai nostri primi mesi di vita nell’acqua del grembo materno. A maggior ragione, per popoli che vivevano in aree desertiche o pre-desertiche, l’acqua era un elemento essenziale non solo per l’uomo ma anche per gli animali.
L’acqua è forse il più universale di tutti i simboli dell’inconscio collettivo. L’acqua, rimanda alle sorgenti di vita, alla purificazione, alla rigenerazione. Pensiamo alle fonti sacre ed ai riti di purificazione presenti nelle varie religioni. In particolare presso i popoli egiziani e mesopotamici l’acqua era l’elemento cosmico primordiale e da esso scaturivano tutte le forme di vita. Queste convinzioni, profondamente radicate nelle culture vicine, sono state fatta proprie dal popolo ebraico (pur avendo ben presente che la vita viene da Dio e che l’acqua è solamente uno strumento per la vita) e poi sono state travasate nei testi dell’ Antico e Nuovo Testamento: a queste visioni mitiche dell’acqua dobbiamo le immagini poetiche della Bibbia. Ricordiamo il primo uomo impastato di acqua ed argilla, il diluvio universale, il passaggio del Mar Rosso, il Battesimo, la lavanda dei piedi, per citare solamente i più noti.
Seconda parte: uso e simbologia dell’acqua.
Cerchiamo nuovamente di fare un momento di silenzio dentro di noi ed intorno a noi.
Simbolicamente l’acqua è bisogno di fluidificare. L’acqua è un elemento che si agita facilmente, si increspa, si altera e poi impiega tempo per ritrovare la pace. Può perdere limpidezza. Può nascondere insidie. Può sparire inghiottita dal terreno o dilagare ovunque. L’acqua ha l’orgoglio di essere senza confini, senza barriere che limitano la possibilità di movimento libero. L’acqua può essere sorgente, fiume, nebbia, vapore, nuvole, pioggia, neve, ghiaccio, mare. All’acqua, nella simbologia umana, viene associata la Luna, cioè la parte femminile dell’essere umano (sia uomo o donna). L’anima, lo spirito, la mente, la capacità percettiva, la sintonia con l’ambiente. È massima sensibilità, intuizione, emozione profondissima. La parte femminile ha una disponibilità armoniosa ad accogliere i sentimenti, è distacco da ogni fatale terrestrità. Significa anche disponibilità al dialogo con orizzonti meno misurabili.
Giovanni 3, 1-5: nascere da acqua e da spirito.
C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
L’acqua fluidifica e purifica dentro di noi l’argilla che ci compone, ci lava da tutte le prove a cui la vita ci sottopone: non dobbiamo permettere che gli eventi ci portino a pesantezza e rigidità di comportamenti – dobbiamo piuttosto imparare a viverli come lezioni che ci aiutano a crescere, ad evolvere. L’acqua ci offre un momento di allentamento delle tensioni, la possibilità di rimettere tutto in discussione! Non vi capita mai di sentirvi come un filtro che non è stato ripulito, o come un organismo che viene lentamente avvelenato? L’acqua vi chiede di abbandonare le azioni automatiche, inconsce, prive di amore e sature di quel senso di appropriazione così caratteristico dell’Ego che soffre, ci aiuta a “rinascere”.
Terza parte: consapevolezza del dono dell’acqua.
Ora vorrei fare con voi un piccolo esperimento: per favore bevete un bicchiere d’acqua. Fatto? Si dice: “Semplice come bere un bicchier d’acqua!”; ma io vi chiedo: “Come bevete?”. A piccoli o a grandi sorsi? Affrettatamente, con avidità o invece serenamente? Con che atteggiamento interiore? Lo considerate un gesto banale, lo fate soprappensiero, in modo automatico o con un sentimento di gratitudine per questo dono? Ricordando ciò che abbiamo detto prima sul valore simbolico dell’acqua, vi chiedo di pensare all’acqua andando aldilà delle sue caratteristiche organolettiche, cioè del suo gusto, della sua freschezza, del ristoro che procura, per scoprirne lo Spirito: che è spirito battesimale, cioè forza rinnovatrice, voce che suggerisce di rischiare la totalità del vostro essere facendo sgretolare le corazze calcaree che avete costruito dentro di voi, tessute lentamente dalla forza della non-speranza e della disistima di sé. L’acqua ci invita a guardare più in là dell’orizzonte costituito dai soliti sentieri, percorsi mille volte; è forza che decide la rottura e le dà inizio, è impulso che permette all’anima di dispiegare le ali in tutta la loro ampiezza. L’acqua ci chiede continuamente “perché no?” per spingerci a superare tutto ciò che cristallizza l’azione, il pensiero, tutto ciò che ci tiene immersi nelle acque di morte. È una scelta di vita!
A questo punto sorge spontanea una domanda: “Voi come vi accostate alla Parola di Dio? Come bevete a questa fonte d’acqua viva?” A piccoli o a grandi sorsi? Affrettatamente, con avidità o invece serenamente? Con che atteggiamento interiore? Lo considerate un gesto banale, lo fate soprappensiero, con gesto automatico o con gratitudine?
Spesso crediamo perché i genitori erano credenti, sovente con un’obbedienza cieca e frustrante a regole mai interiorizzate, una fede costruita intellettualmente a forza di argomentazioni, definizioni. Diventa allora facile “bere” la Parola soprappensiero, con gesto automatico forse anche controvoglia; si vive della routine quotidiana ed i cuori sono sempre aridi, hanno continuamente sete di una pace interiore che non arriva, non c’è gioia.
A volte percepiamo invece la forza che c’è nella Parola, cominciamo ad intuire il suo insegnamento ed magari beviamo con avidità, a grandi sorsi “ma” …… quel “ma” crea distanze, insinua debolezze. Ci aggrappiamo alle nostre sicurezze; tutte le scuse sono buone per fare resistenza al cambiamento, anche se riconosciamo che la nostra religiosità è insoddisfacente, frustrante, anche se sentiamo una sete imperiosa per qualcos’altro. Desideriamo senza volere: il nostro entusiasmo si arena là dove le sue conseguenze non ci fanno più comodo.
Lo spirito dell’acqua ci invita invece ad osare, a buttare all’aria le vecchie strutture, a reinventarci, a riconoscere e modificare quello che dentro di noi si è pietrificato a causa delle insicurezze rendendoci incapaci di cambiare. L’acqua ci invita a “lasciare la presa”, a non continuare a rimanere attaccati a ciò che ci è familiare. Anche il passero, per imparare a volare, deve scommettere che ce la farà e lanciarsi dal ramo!
Vorrei terminare con un salmo:
Salmo 83, 6-7: (nella versione di p. D. M. Turoldo)
Beati coloro che fanno di Te il loro rifugio,
pellegrini che le Tue vie portano in cuore.
Via via che avanzano,
la Valle del Pianto
vanno mutando,
e benedetta una pioggia li irrora.
A tutti voi l’augurio più sincero affinché la “Sorgente di vita” vi aiuti a spiccare il volo per andare dalla valle del pianto alla valle della gioia.
Chi siamo
Citazione
Tutti dovrebbero avere eguali opportunità. Assicurato questo, ogni essere umano avrebbe le stesse possibilità di crescita spirituale.
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