DUE ATOMI DI IDROGENO UNO DI OSSIGENO

Ecco la relazione tecnico-scientifica tenuta da Laura Fagarazzi durante il pranzo ad Altino nell’ambito della Festa del Creato.
Parte prima – Unicità e valore dell’acqua

Due atomi di idrogeno, e un atomo di ossigeno. Questa e’ la semplicissima composizione dell’acqua, che però le conferisce proprietà chimiche e fisiche eccezionali, che fanno di questa sostanza il miglior solvente naturale che si conosca e la rendono unica e indispensabile.
Acqua: acqua salata e acqua dolce, acqua salmastra, acqua di condensa, acqua corrente e acqua stagnante, acqua di falda e acqua di superficie, vapor acqueo, neve, ghiaccio, pioggia, brina, rugiada…l’acqua è presente in diverse forme, eppure permea ogni aspetto della vita sulla Terra.
La vita stessa è nata dall’acqua: le prime forme di vita hanno avuto origine nel mare, e tutti gli organismi vegetali e animali che oggi conosciamo derivano da quei primi pallidi e palpitanti organismi unicellulari, poco più che gocce tra gocce nel vasto brodo primordiale. Il passaggio evolutivo forse più difficile è stato proprio la fuoriuscita dall’ambiente acquatico, così come uno dei momenti più traumatici nella vita di ogni uomo, anche se non ne conserviamo il ricordo, sembra essere l’abbandono del liquido amniotico materno.
L’acqua è l’unica sostanza veramente essenziale per gli esseri viventi, che per questo hanno sviluppato ogni tipo di strategia possibile per catturarla, assorbirla, interiorizzarla nel proprio organismo, anche e soprattutto negli ambienti più aridi e inospitali. Senza acqua non c’è vita, e non c’è acqua senza vita. La Terra è l’unico pianeta conosciuto sulla cui superficie l’acqua può esistere allo stato liquido.
Alcuni esseri viventi, come le meduse, sono costituiti fino al 90% di acqua, e anche l’organismo umano è composto per il 70% di acqua: possiamo restare diversi giorni senza mangiare, ma non resisteremmo per molto senza bere.
L’acqua è una risorsa abbondante, ma non infinita. Anche se l’acqua copre più dei 2/3 della superficie terrestre, solo una piccola percentuale di questa è effettivamente disponibile nella forma utile per gli organismi terrestri: se prendessimo tutta l’acqua della terra e la condensassimo in 1000 gocce, ben 970 sarebbero salate, quasi 20 gocce sarebbero cubetti di ghiaccio, poco più di una decina dovremmo andare a cercarle sottoterra, e soltanto una piccola gocciolina scorrerebbe sulla superficie tra laghi e fiumi. Moltissimi esseri viventi, compreso l’uomo, dipendono per la loro stessa sopravvivenza da queste poche ma preziose gocce di acqua dolce, risorsa essenziale e insostituibile. Oppure, per dirla con San Francesco, di questa nostra sorella, “la quale è molto utile et humile et preziosa et casta”.

Parte seconda – usi dell’acqua

Cerchiamo ora nuovamente di fare un momento di silenzio dentro di noi ed intorno a noi.
L’acqua non è solo fondamentale per l’organismo umano e per tutte le altre forme viventi, è anche…utile! Oltre a dissetare, l’acqua rinfresca, lava, purifica, fluidifica, diluisce, condensa, irrora, depura, bagna, erode, idrata, sommerge, …
E infiniti sono anche gli usi che si possono fare dell’acqua: con l’acqua si può produrre energia, giocare, irrigare, inondare, sciogliere, sintetizzare, raffreddare.
In molti paesi del mondo, donne e bambini camminano per diversi chilometri tutti i giorni per andare ad attingere l’acqua al pozzo, sottraendo tempo al proprio lavoro, alla propria istruzione, alla propria terra, alla propria famiglia. Oggi nel mondo una persona su 4 si trova a più di 3 km di distanza da una fonte d’acqua “sicura”: acqua buona e abbondante, che si possa bere senza ammalarsi. Infatti, 3.000 persone ogni giorno muoiono per malattie correlate al mancato accesso all’acqua pulita.
Eppure gli usi domestici – cioè l’acqua che usiamo per bere, per lavarci e lavare – rappresentano soltanto, in media, meno di un decimo del consumo mondiale di risorse idriche. 1/5 dell’acqua viene impiegato nell’industria, tutto il resto nell’agricoltura…
Senza acqua la produzione di cibo sarebbe impossibile. Ma alcuni alimenti richiedono più acqua rispetto ad altri. Per coltivare un solo chilo di riso, ad esempio, sono necessari dai 2.000 ai 5.000 litri di acqua. Servono più di mille tazzine d’acqua per avere una sola tazzina di caffè, e per far crescere il foraggio sufficiente ad alimentare una mucca affinché questa ci dia un hamburger da 100 grammi possono essere necessari fino a 11.000 litri di acqua, quasi la quantità giornaliera disponibile per 500 persone che vivono in una baraccopoli urbana senza allacciamento alla rete idrica.
In molti Paesi poveri di risorse idriche è stato introdotta la coltivazione di specie vegetali che richiedono un grande consumo di acqua, come il frumento e il riso, e che hanno completamente soppiantato le varietà locali, coltivate per millenni, che non erano molto esigenti in fatto di acqua.
L’eucalipto è uno degli esempi più eclatanti e tristemente famosi; è un albero originario dell’Australia, e il suo legno viene utilizzato per produrre la carta. Per questo oggi ci sono piantagioni in molte regioni del mondo, e persino in paesi come l’India e il Brasile, un tempo ricchissimi d’acqua, queste piante stanno prosciugando falde e fiumi, perché ogni albero ha bisogno di circa 30 litri di acqua al giorno!

Parte terza – abuso d’acqua
Gli italiani hanno un primato in Europa: consumiamo più acqua di tutti gli altri paesi europei. Ogni italiano consuma in media per le sue sole necessità domestiche 213 litri al giorno, l’equivalente di due vasche da bagno. Le attività di casa svolte senza pensarci fanno scorrere una quantità impressionante di acqua: 40-50 litri in cucina per cucinare e lavare le stoviglie; 10 litri ogni volta che tiriamo l’acqua; 100 litri per un bagno nella vasca, almeno 50 per una doccia di pochi minuti; 170 litri per la lavatrice. Acqua “potabile” vuol dire acqua “che si può bere”. Eppure, solo 2 litri, un centesimo dell’acqua potabile che consumiamo ogni giorno in casa, l’acqua buona e sicura che esce dai nostri rubinetti, serve effettivamente per dissetarci.
Già, ma cosa vuol dire “consumare”? Perché mai dovremmo “consumare” l’acqua che usiamo per irrigare, o per lavare? Non ricomincia forse il suo ciclo da capo, ogni volta che la lasciamo libera di tornare ai fiumi o ai mari da cui in origine era partita? Certo, ogni particella d’acqua ricomincia il suo ciclo, infinite volte, ma ogni volta, ad ogni passaggio, ad ogni funzione che le facciamo svolgere, si arricchisce di pesticidi, di fertilizzanti, di detersivi, di tutte le sostanze chimiche che usiamo in casa, o per produrre gli oggetti che usiamo quotidianamente, o per far crescere il grano e la verdura che mangiamo. Non si può più dire “puro come l’acqua”, perché l’acqua non è più pura, ma semmai è purificata! E ogni volta che la purifichiamo, che la depuriamo, consumiamo molta energia.
L’acqua che sprechiamo è l’acqua che consumiamo senza averne davvero bisogno: è l’acqua potabile che usiamo per lavare la macchina o tirare lo sciacquone; è l’acqua che lasciamo correre senza usare in alcun modo. E ogni goccia che sprechiamo, oggi goccia che lasciamo correre, è acqua che è stata purificata e che di nuovo dovrà essere depurata, per essere rimessa in circolo. Ed è acqua che è stata sottratta all’ambiente, agli esseri viventi lungo i fiumi e i laghi, sempre più in secca, a cui lasciamo soltanto gli scarti dei nostri consumi.
Eppure, come recita un proverbio degli Indiani d’America, “neanche il rospo beve tutta l’acqua dello stagno in cui vive…”. Dunque, cosa si può fare per cercare di ridurre i nostri consumi d’acqua? In realtà, basterebbero pochi piccoli accorgimenti per sprecare meno acqua: non lasciarla scorrere inutilmente, applicare dei riduttori di flusso o miscelatori d’aria ai nostri rubinetti, che permettono di risparmiare metà dell’acqua che consumeremmo, raccogliere l’acqua piovana per innaffiare le piante, acquistare lavatrici e lavastoviglie efficienti, a risparmio d’acqua, e farle andare soltanto a pieno carico. Sembra strano a dirsi, ma lo sciacquone è di gran lunga il principale responsabile del consumo di acqua nelle case. 1/3 dell’acqua, potabile, che consumiamo finisce nel water! Installare uno sciacquone a doppio tasto, con un comando di scarico a flusso differenziato, o regolarlo su una capacità minore d’acqua, permette di ridurre questi consumi anche della metà.
Ma soprattutto, essere consapevoli della preziosità e della bontà di questo bene comune di cui disponiamo, e di cui quasi non ci accorgiamo. Essere consapevoli del cammino che l’acqua che esce dal nostro rubinetto ha compiuto, e di quello che ancora dovrà compiere prima di tornare a scendere su di noi in forma di pioggia, o neve, o grandine. Essere consapevoli di tutto questo significa non sprecare, e non denigrare: l’acqua che arriva nelle nostre case è buona, e pura; è controllata diverse volte al giorno, più di qualsiasi altra acqua che potremmo mai acquistare in bottiglia. E non è rimasta nella avvolta nella plastica su uno scaffale di un supermercato per diversi mesi, né ha fatto un viaggio di centinaia di chilometri per arrivare fino a noi. Le nostre nonne hanno fatto salti di gioia quando hanno potuto avere l’acqua in casa senza dover andare fuori ad attingerla al pozzo, e portare le brocche sulle spalle. Perché mai dovremmo rinunciare a questa enorme fortuna e andare ad attingerla al supermercato portando le bottiglie sulle nostre spalle?

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