Il cardinale Martino: «Distruggere l’ambiente è un peccato grave» di Franca Giansoldati
Commenta Rammarico del Vaticano per il mancato accordo sul clima tra i grandi della terra. «La difesa ambientale è un’urgenza planetaria di tale portata da non poter più essere disattesa».
IL MESSAGGERO 7 GIUGNO 2007
La speranza che manifesta il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, è che i paesi più industrializzati possano «arrivare al più presto ad un accordo incisivo. Bisognerebbe andare oltre Kyoto, magari nel 2010, attraverso una nuova intesa. Ma questo risultato si avrà solo se tutti matureranno la medesima consapevolezza: che dall’equilibrio del pianeta dipende il futuro delle nuove generazioni. Dio ci ha dato la terra per usarla, non per distruggerla».
Il Protocollo di Kyoto continua a non piacere agli americani…
«Mi auguro che un accordo in vista del futuro possa essere preso in considerazione. Il problema, ripeto, è urgente. Siamo tutti sulla stessa barca».
Il Papa ha lanciato appelli su appelli, l’ultimo dal Brasile per la salvezza dell’Amazzonia..
«Distruggere quel grande polmone verde che è l’Amazzonia è fare male all’umanità intera e non solo alle popolazioni autoctone. Il Creato è un bene prezioso e va protetto. Il nostro dicastero sta valutando l’ipotesi di pubblicare un documento ad hoc sull’ambiente, per ora l’idea è allo stato embrionale».
La Chiesa è così ambientalista?
«Lo è sempre stata, basta andarsi a leggere il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica. Dio quando ha creato il mondo non lo ha fatto solo per Adamo ed Eva ma perché venisse trasmesso ai figli dei loro figli. La terra e i suoi beni sono un dono che possiamo usare, migliorare ma non possiamo distruggere».
Chi inquina commette peccato?
«Commette uno sfregio a Dio».
Un peccato così grave?
«Dipende. Se getto una busta dell’immondizia per strada è un peccato veniale, se distruggo l’Amazzonia è un peccato grave. Dipende dall’entità del danno. Esiste il principio della responsabilità morale per le azioni che si commettono».
Cosa insegna la Chiesa?
«Che occorre cambiare lo stile di vita. Soprattutto noi occidentali. Il cambiamento dovrebbe essere frutto di una nuova presa di coscienza, di un percorso educativo da far partire nelle scuole. Manca educazione ambientale a tutti i livelli, manca anche la percezione delle conseguenze che l’inquinamento provoca sul clima, sulla natura, sull’equilibrio. I danni sono sotto gli occhi di tutti, basta vedere le inondazioni, i ghiacci che si sciolgono, l’ecosistema alterato, l’atmosfera in pericolo».
Il G8 è ancora credibile?
«Assistiamo ad una perdita di credito da parte dell’opinione pubblica. Ne sono esempio le dimostrazioni di protesta che si materializzano puntuali ad ogni G8. I grandi della terra saranno credibili se riusciranno a stabilire qualcosa che vada oltre i propri interessi, il proprio arricchimento».
Un piccolo gruppo di paesi che decide delle sorti del mondo…
«Giovanni Paolo II quando andò all’Onu auspicò quella grammatica naturale che è l’unità del genere umano. La famiglia delle nazioni deve essere davvero come una famiglia, chi è più forte si prende cura dei membri più deboli».
Nell’agenda del summit in Germania c’è anche l’Africa, altro tema che sta a cuore al Papa.
«L’Occidente ha l’obbligo morale di aiutare l’Africa. Ma finora è stato un continente abbandonato. E’ una terra in attesa di rinascita. Il governo inglese, ma anche quello tedesco hanno manifestato l’intenzione di aiutare l’Africa. Il governo francese è tradizionalmente interessato a questa zona del mondo e se ci saranno proposte le appoggerà».
E il governo italiano?
«L’Italia finora l’ho vista meno impegnata rispetto ad altri. Tuttavia vi sono state ottime iniziative come la cancellazione del debito».
Chi siamo
Citazione
Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.
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