Augurio del card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, per il nuovo anno
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La luce del Dio bambino che riempie i nostri occhi ed il nostro cuore e ci permette di vedere la realtà secondo la sua vera fisionomia, chiama e coinvolge le nostre libertà perché diventiamo portatori della luce. E’ questa la missione cristiana, nella quale si compie il singolare miracolo descritto dal celebre curato di campagna di Bernanos: «O meraviglia, che si possa così donare ciò che per se stessi non si possiede, o dolce miracolo delle nostri mani vuote». La luce, infatti, che illumina ogni uomo non può essere trattenuta, né da lui catturata. Anzi, siamo noi che ne veniamo avvolti: essa illumina ogni cosa insieme a noi rendendo possibile ogni rapporto. Allo stesso modo è Gesù a prendere possesso delle nostre persone, ad avvolgerci nella Sua luce ed a rendere le nostre vite luminose per i fratelli uomini che incontreremo. Sempre il dono è chiamato a farsi compito. Lo indica con chiarezza Giovanni Paolo II: «L’amore è e resta il movente della missione» (Redemptoris Missio 60).
E l’amore, lo sappiamo, è esigente. Urge al cambiamento. La missione che nasce dall’amore arriva fino alla necessità di cambiare i nostri stili di vita.
È ormai improcrastinabile adottare stili di vita compatibili con la verità della nostra persona e dei nostri affetti, con la giustizia sociale e la salvaguardia del creato. Simili stili di vita devono incidere non solo sulle nostre tasche o sui nostri consumi, ma anche trasformare in profondità le nostre relazioni. Infatti la stessa qualità del consumo dipende dal come e dal con chi ci si sta mettendo in relazione. Come ha insegnato la Centesimus annus al n. 36: «È necessario, perciò, adoperarsi per costruire stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”. Questa affermazione è essenziale per scelte economiche e di consumo veramente etiche.
Se sono così concepiti gli stili di vita possono incidere anche sulla realtà economica. Infatti persone così educate acquistano qualità umane che spingono ad investire i propri beni spirituali e materiali guardando al futuro dello sviluppo e della difesa del creato. Ciò è possibile solo se continuamente cerchiamo e coltiviamo le relazioni personali che stanno dietro al circuito dei beni. Infatti i poveri escono dalla povertà solo “a uno a uno” – l’amore è sempre personale – incontrando concretamente chi offre loro l’occasione di «valorizzare il loro lavoro» (Giovanni Paolo II, Centesimus Annus 36). Dunque nessun “meccanicismo” negli stili di vita. Non è sufficiente, anche se è utile, acquistare prodotti con una nuova etichetta!
L’orizzonte dell’amore abbraccia il mondo intero. Non può limitarsi al consumo, ma esige l’impegno dell’investimento economico e anche politico istituzionale. Occorre misurarsi realisticamente con la complessità dei problemi e lavorare perché le regole e le istituzioni locali, nazionali e sovranazionali favoriscano, anche attraverso le scelte economiche, la «ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune » (Centesimus Annus 36) che poggi su una speranza per tutti. Per incidere su larga scala è necessario convertire il modello di sviluppo globale, affrontando le cause strutturali legate al sistema di governo dell’economia mondiale, che destina la maggior parte delle risorse del pianeta a una minoranza della popolazione. Anche per mettere in atto questo necessario progetto non ci sono soluzioni prefabbricate. Esistono però possibili linee di intervento che potrebbero avere un grande impatto di riduzione della povertà: pensiamo alla reale apertura dei mercati dei paesi avanzati alle produzioni, anche manifatturiere, dei paesi più poveri, alla riduzione del sostegno al settore agricolo dei paesi ricchi che, provocando eccedenze, deprime il prezzo mondiale dei prodotti agricoli e danneggia gravemente i poveri delle aree rurali… Alcuni propongono una riflessione sul fatto che il riferimento al PIL (prodotto interno lordo) è utile ma è ben lontano dal rappresentare adeguatamente il benessere di una popolazione. Occorrerebbe pensare anche ad indicatori diversi legati allo sviluppo umano e alle qualità integrali della vita: il PIL è per l’uomo e non l’uomo per il PIL.
L’amore, abbiamo detto, è esigente. Esso è nato a Betlemme. E noi siamo arrivati da ogni luogo per adorarlo. Ma a Betlemme si arriva per partire e raggiungere ogni angolo della terra. Quanti abbiamo accolto, per grazia, la luce che illumina ogni uomo, siamo chiamati a comunicarla attraverso nuovi stili di vita personali e sociali ai nostri fratelli uomini.
Chi siamo
Citazione
Io sono una vita che vuole vivere, circondato da vite che vogliono vivere.
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