Resoconto della Assemblea del Consiglio Mondiale delle Chiese
Commenta Resoconto dell’Assemblea Mondiale delle Chiese tenutasi a Porto Alegre Febbraio 2006
Nel cammino delle Assemblee Mondiali del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Porto Alegre rappresenta la nona tappa. Al nostro piccolo gruppo è sembrato che rappresenti anche un nuovo modo di inserirsi delle Chiese a servizio del mondo. Nel cammino di queste assemblee metodo e svolgimento sono andati via via cambiando nell’intento di allargare sempre più’ l’orizzonte e di favorire non solo l’approfondimento dottrinale e l’ufficialità’ delle Chiese presenti, ma anche la partecipazione di tante persone attente alla realtà’ dell’evangelizzazione. E’ infatti il volto e l’impegno missionario delle Chiese che si presenta come preponderante su ogni altra intenzione. I vari dipartimenti in cui si articola il lavoro del Consiglio Mondiale delle Chiese (CMI) continuano secondo i loro specifici interessi. Il lavoro delle commissioni e i dialoghi bi o multi-laterali trovano verifica e nuovo slancio in questi appuntamenti.
L’attuale assemblea che si e’ svolta a Porto Alegre ha voluto essere una manifestazione del lungo cammino e la visibile offerta a tutte le Chiese membro di una comune testimonianza nell’attuale congiuntura di questo nostro mondo.
La globalizzazione che assorbe tutta la realtà’ di questo tempo, non puo’ essere dimenticata anzi e’ in un certo modo contenitore dell’azione attuale che le Chiese membro son chiamate a svolgere, per la “salvezza del mondo”. L’interpretazione di questo momento di crisi mondiale non può’ non coinvolgere le Chiese e coscientizzarle affinché insieme vivano questa crisi mondiale di identità’ del genere umano; e’ una delle preoccupazione che il CMI indica.
Evidentemente l’assenza della Chiesa cattolica, che non può’ ancora far parte della struttura di questo Consiglio, resta un problema da risolvere. Ha spiegato nella sua conferenza stampa il cardinal Kasper, che non si tratta di rifiuto aprioristico, ma di realtà strutturalmente diverse che ancora non trovano il modo di essere presenti con pari responsabilità e impegno. La struttura mondiale della Chiesa cattolica e le strutture nazionali delle Chiese membro possono trovare, e in effetti sempre più è così, tante possibilità di collaborazione su tutti i piani, da quello dottrinale a quello economico, ma una rappresentatività ufficiale resta ancora un problema. La presenza di una ufficiale rappresentanza della Chiesa cattolica di diciotto membri, guidata dal segretario del Pontificio Consiglio per l’Ecumenismo e il Dialogo era tuttavia abbastanza qualificata. Il pur breve saluto di Benedetto XVI assicurava tutta la volontà di collaborare con il CMI per l’unità vivibile delle Chiese e ricordava l’irrinunciabile impegno della Chiesa cattolica nel collaborare e nel vivere come grande segno dei tempi la realtà dell’ecumenismo.
Lo svolgimento dell’Assemblea cosi’ come e’ stata vissuta chiede più una narrazione che una particolare attenzione agli approfondimenti dottrinali e teologici. Non si e’ trattato infatti di un convegno teologico o di un confronto tra le varie Chiese, ma piuttosto di narrare il dono di Dio cosi’ come le Chiese nella loro vita lo accolgono e ne vivono. In questo senso ha avuto molta importanza il contesto religioso e sociale in cui si e’ svolta tutta l’assemblea.
Desideriamo perciò narrare un vissuto che ci ha coinvolti e farne la lettura di un fatto che resta certamente “segno dei tempi”. Il tema dell’Assemblea annunciava che si trattava piuttosto di una invocazione, di una preghiera di intercessione che di un approfondimento teologico o di decisioni operative.
“Trasforma o Dio il mondo nella tua grazia” era il tema che ricorreva durante tutte le giornate in una quantità di ritornelli che risuonavano nello svolgersi di una molteplice varietà di incontri, ateliers, assemblee plenarie.
I luoghi dell’incontro e le nostre radici
Porto Alegre è una bellissima città del Brasile meridionale, capitale del Rio Grande do Sul e ha una popolazione gaucha, fiera di aver costruito un mondo di benessere che la rende tra le più sviluppate economicamente sia nell’agricoltura che nei settore dei servizi. Naturalmente siamo nel Terzo Mondo, ma il “desarrollo”, cioè lo sviluppo e’ veloce e almeno in apparenza produttivo di un benessere non solo economico, ma anche sociale e culturale.
Le radici ancora ben presenti nel popolo dicono chiaramente che l’Italia, la Germania e la Svizzera hanno fruttificato e non sono inaridite. Il nostro vecchio dialetto veneto e’ comune. Era felice la portinaia del Collegio Santa Ines dove eravamo alloggiati di esprimersi con noi nel dialetto che si parlava a Bassano da dove provenivano i suoi nonni. Un amico che ci ha invitato a mangiare il churrasco nella sua casa, aveva raccolto e cantava una serie di canzoni che i nostri bisavoli avevano portato qui e che noi sentivamo per la prima volta.
I cognomi indicano una discendenza da antenati venuti qui in gran parte dal Veneto, contadini che duramente hanno lavorato queste terre e che ora godono una laboriosa discendenza. E’ in questa regione del Brasile che il nostro piccolo gruppo di italiani e’ sbarcato. Nessuno di noi era ufficialmente incaricato dalla propria Chiesa a vivere questa pur interessante partecipazione, eravamo presenti come stampa o membri di gruppi ecumenici. C’erano inoltre rappresentanti di alcuni movimenti come il CEIS (Centro Ecumenico di Spiritualità), i Focolarini, la Comunità’ di Sant’Egidio). Ci si ritrovava agli incontri e i nostri discorsi esprimevano sempre la tristezza di una Chiesa che e’ distratta e per niente interessata a questi avvenimenti. In particolare la nostra chiesa veneta, potrebbe trovare molto interessante e vitale rivisitare le sua radici e raccogliere l’esperienza di un popolo di credenti che qui ha portato la sua fede in Cristo e l’attaccamento alla Chiesa dando vita a generazioni di italiani che nella fede cristiana dei veneti hanno trovato forza morale per affrontare tanti sacrifici e volontà di fare un mondo umano.
Ma anche la bella e ridente città dai trasporti urbani efficienti (e gratuiti per gli anziani) ha le sue vaste periferie di casette e baracche ammassate dove sono parcheggiati i carretti dei selezionatori di rifiuti, dei piccoli venditori di acqua fresca agli incroci, dei detentori di ogni sorta di lavoro effimero e dove con la disoccupazione alligna anche la fame e il degrado. Con il governo del presidente Lula qualche cambiamento è stato fatto per esempio un piccolo aiuto per le famiglie che mandano i bambini a scuola, ma la strada da percorrere è ancora tanta.
La preparazione immediata
Le Chiese dell’America Latina sono tutte unite in una struttura paritaria (il CONIC) che si raduna con una certa frequenza e della quale la Chiesa cattolica e’ membro a pieno titolo. Era perciò del tutto naturale che l’Assemblea fosse ospitata nella PUC (Pontifica Università Cattolica) che ha messo a disposizione tutti i suoi grandi e moderni edifici e ha dato in uso le sue efficienti strutture, soprattutto nel terreno della comunicazione.
Il grande problema religioso delle Chiese tradizionali (cattolica, luterana, anglicana e ortodossa) è il rapido passaggio di milioni di loro fedeli alle nuove sette.
Siamo arrivati a Porto Alegre dopo alcuni giorni di visita a San Paolo. E’ stato un momento propedeutico per una approfondita lettura e comprensione di questo fatto. La visita al cardinale Hummes, nostro amico da quando era il vescovo degli operai a Sant’Andrea e a San Bernardo e sedeva con loro nelle trattative che durarono mesi in uno sciopero che era pero’ riuscito a vincere sia la dittatura, sia l’intransigenza padronale, ci ha aiutato a guardare con occhi più attenti l’Assemblea. L’ecumenismo di oggi accomuna le grandi Chiese che non sanno come affrontare questa novità delle sette, le accomuna anche nella difficoltà che hanno di dialogare con la gente comune e di essere segno di consolazione e di speranza per le immense masse di poveri che sempre più subiscono grandi limitazioni di libertà e pesanti forze di oppressione da parte dei paesi ricchi. La globalizzazione non e’ solo un fatto economico e sociale a livello mondiale, ma ricade nella maggioranza dei paesi poveri come una condanna senza appello. Può essere che le sette incontrino molto superficialmente e forse anche falsamente i poveri di questo continente, ma le grandi Chiese non sanno con-vivere con loro.
E’ superato ogni tipo di beneficenza, è difficile una vera comunione, una speranza concreta, un amore creativo verso i poveri. La cultura degli ecclesiastici, la loro abitazione, i loro costumi di vita sono troppo lontani e distaccati perché la nostra vita diventi parola evangelica e forza interiore creatrice di speranza. C’è sembrata questa una realtà capace di spiegare un certo tipo di indifferenza che abbiamo notato nella città. Il coinvolgimento s’è limitato alla facilitazione dei trasporti, all’accoglienza di alcune chiese per il culto domenicale, alla presenza di qualche gruppo di abitanti in alcuni nostri incontri, alla partecipazione alla marcia notturna per la pace guidata dal Vescovo Desmond Tutu e dal premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel.
La domenica immediatamente prima dell’Assemblea, ha impegnato il nostro minuscolo gruppo in una visita, preparata da un’amica missionaria di don Orione suor Alberta, a tre accampamenti situati nei dintorni di San Paolo. Si tratta di famiglie che hanno occupato quelle terre appoggiate e organizzate dal Movimento dei Sem Terra. Sono in maggioranza nordestini arrivati a San Paolo in cerca di una fortuna sempre inseguita e mai raggiunta. La delusione e la stanchezza, la violenza subita li ha fatti riunire: la città li accoglieva come marginali, loro volevano sentirsi persone. Nelle terre abbandonate e incolte hanno eretto le loro capanne; hanno disboscato con le loro mani il terreno e l’hanno fatto fiorire. Con Suor Maria, una biologa giapponese, stanno vivendo speranze che si realizzano. Alcune suore vivono la loro stessa avventura e la celebrazione della Parola in questa realtà povera ma viva, ci ha aiutato a comprendere la possibilità e l’urgenza che la Chiesa viva con loro, perché i valori cristiani della dignità umana, della libertà personale e comunitaria, hanno radici nella Parola di Dio e nella Chiesa dei poveri trovano vita e moltiplicazione di speranza.
Chi siamo
Citazione
Non c’è una via per la pace;
—
la pace è la via.


