LEGITTIMA O ILLEGITTIMA DIFESA? OPINIONI CATTOLICHE A CONFRONTO

Articolo pubblicato dalla rivista “adista” link sull’approvazione della legge sulla legittima difesa. Si pone una grande domanda: uccidere per difendere la proprietà, qual è l’atteggiamento del Cristiano?

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A seguito delle polemiche scatenate dall’approvazione della norma sulla cosiddetta “legittima difesa”, Adista ha raccolto una serie di pareri.
Secondo don Tonio Dell’Olio, già segretario di Pax Christi e ora responsabile internazionale di Libera, “sul piano legislativo si introduce un vulnus, una schizofrenia terribile, in quanto per la prima volta si riconosce all’individuo un’autorità che non si riconosce nemmeno allo Stato collettivamente preso: la pena di morte. Al cittadino singolarmente inteso è assegnato questo potere, evitando la noia delle lungaggini processuali, delle indagini sulle prove, sulle motivazioni, ecc. Sul piano etico lo stravolgimento consiste nel fatto che le “cose”, i beni da difendere, diventano più importanti della persona umana. Questo è un segnale davvero molto pericoloso, ma, del resto, è anche la registrazione di una tendenza già consacrata nei fatti a livello internazionale: il principio secondo cui i beni ed il mercato contano più delle persone. Infine, sul piano culturale, si è spinti a fare a meno dello Stato. Gli individui sono in un certo senso chiamati ad avocare a sé quelle funzioni che uno Stato “dimissionario” – secondo un’espressione di Erri De Luca – non riesce più a garantire”.
Per don Gianni Baget Bozzo, consigliere privilegiato di Berlusconi, è necessario “fare una premessa”. “Qui abbiamo di fronte”, afferma il prete genovese, “una malavita albanese, balcanica, che non va per il sottile. Negli ultimi anni è proprio cambiata la criminalità. Bisogna tenere conto che un poveretto si trova nella condizione di non sapere quello che accadrà. Non abbiamo a che fare con il solito ladro italiano che ruba e sparisce, qui ci sono ladri che minacciano e percuotono. Per queste persone – albanesi, rumeni, ecc. – la vita vale meno che per noi italiani e la legislazione deve adattarsi a questa mutata situazione di ‘composizione culturale’ della criminalità. Noi eravamo abituati ad aggressori che rispettavano la vita, ma questi aggressori non la rispettano più. La differenza tra difesa della vita e difesa dei beni diventa quindi molto confusa nelle aggressioni attuali, perché non si può mai sapere oggi dove si fermerà l’aggressore”.
Di tutt’altro avviso il teologo Giannino Piana: “Questa legge mi sembra il tentativo di introdurre una sorta di vendetta privata all’interno di un Paese in cui la regolamentazione di certi processi dovrebbe avvenire a livello pubblico, non a livello privato. È una cosa di una gravità enorme che trasforma il nostro Paese in un far-west in cui ognuno si fa giustizia da sé”. Per quanto riguarda le dichiarazioni del card. Martino, Piana le definisce “aberranti”.
Mons. Antonio Finardi, parroco del Duomo di Verona, afferma che “bisogna inserire il problema in una visione larga della vita. Il primo e fondamentale atteggiamento è quello del rispetto della vita e della sua priorità rispetto alle cose. Naturalmente però essendo veronese e vivendo vicino a quanto è successo il giorno dopo l’approvazione della legge, mi rendo conto che, in quei momenti, certe cose si devono giustificare. Per cui, fatto salvo il valore della vita, penso che sia anche giusto che uno possa usare un mezzo per difendersi”.
Pone invece l’accento sui “motivi elettorali” alla base dell’approvazione della legge don Beppe Scapino, parroco a Ivrea: questa norma “cerca di blandire un certo basso istinto che indubbiamente c’è nell’opinione pubblica, e per questo è stata approvata così in fretta, proprio a ridosso delle prossime elezioni. Già questo è un dato negativo. In secondo luogo un provvedimento del genere accentua una mentalità diffusa per cui la ‘proprietà’, le cose, sono più importanti delle persone”. “Capisco che chiunque”, aggiunge, “trovandosi in certe situazioni possa anche perdere la testa. La legge deve tenere conto di una situazione in cui uno si vede in pericolo. Però un conto è prevedere delle attenuanti e giudicare con buon senso una situazione, un conto è incentivare questo senso di paura. Questa legge alimenta l’insicurezza e accresce in tal modo il rischio di tragedie: anche il ladro, infatti, consapevole della maggiore resistenza che potrà incontrare, sarà incentivato ad agire con maggiore violenza”.
Infine Giancarla Codrignani, in un articolo apparso sul sito di Mosaico di Pace, scrive: “Si suppone che il cardinal Ruini, che ha di recente invitato a non votare candidati favorevoli all’aborto o ai Pacs, stia scrivendo l’estensione a non votare chi sostiene il legittimo omicidio per salvare il portafoglio. Come cristiani dovremmo sentire offesi, mercificati e violentati proprio i valori della vita”. (e.c.)

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