Riflessione sulle beatitudini
Commenta Cosa significa “beati i poveri”? Cosa intende Gesù con questa frase? Una riflessione di p. Alberto Maggi tenuta ad un convegno a Cuneo nell’aprile 2005. La frase chiave dell’intervento potrebbe essere: “La proposta che Gesù fa è una ed è positiva: abbassate un po’ il vostro livello di vita per permettere a quelli che l’hanno troppo basso di alzarlo.”
Luca è l’evangelista che è più severo degli altri nei confronti dell’accumulo dei beni. È lui che fa seguire alle Beatitudini di Gesù.. (è soltanto un breve accenno: perché abbiamo parlato di quanti errori di interpretazione sono stati fatti del testo evangelico e che hanno portato al rifiuto del messaggio di Gesù. Pensate voi le beatitudini: sono 8 volte un invito alla felicità. Ebbene io, nella mia esperienza, (le beatitudini sono il costitutivo della comunità cristiana), quando chiedo ad una assemblea quanti sono i comandamenti di Mosè, tutti sanno che sono 10. Se chiedo quali sono, si fa un po’ di confusione, che uno confonde il sesto col settimo, comunque i 10 vengono, vengono fuori. Ma quando si chiede alla persone “quante sono le beatitudini proclamate da Gesù? “ già c’è difficoltà e se si chiede quali sono: è la nebbia totale. La prima, la più antipatica la ricordano tutti “beati i poveri”, le altre beatitudini sono le sfighe dell’umanità. “beati i disgraziati” “ beato chi piange”. Ma è possibile che Gesù, quelle che l’uomo normale, che ragiona con il proprio cervello, considera disgrazie, che spera che non gli capitino mai nella propria esistenza… ma è possibile che questo Gesù le proclami Beatitudini?
E questo ha portato, sì, al rifiuto del suo messaggio.
Un Gesù che proclami beati i poveri, i disgraziati della terra è un marziano, uno che non sa che cosa significa la povertà.
Un Gesù che proclami beati quelli che piangono, quelli che soffrono, è un essere alienante; e sapete che l’espressione “la religione è l’oppio dei popoli” si basa proprio su questa interpretazione delle beatitudini di Gesù.
Un Gesù che dice ai poveri “beati perché? Perché andate in paradiso” “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”.
I poveri che sono poveri ma non stupidi si chiedono ma… “Però guarda che in paradiso ci vanno anche i ricchi, anzi ci passano avanti perché quando muoiono lasciano pure le offerte per le messe; quindi fregati di qua e fregati di là”. È possibile che il Signore proclami beatitudini, quelle che gli uomini che ragionano con la propria testa considerano disgrazie? Mai Gesù ha proclamato beati i poveri, Gesù non è venuto a esaltare la povertà ma a eliminarla.
Mai nei Vangeli si trova l’espressione di Gesù di beatificare la condizione dei poveri.
Nel Vangelo di Matteo, Gesù dice “Beati i poveri in spirito”. Non quelli che la società ha reso poveri, ma quelli che volontariamente entrano nella condizione di povertà per eliminare la radici della povertà. La proposta che Gesù fa è una ed è positiva: abbassate un po’ il vostro livello di vita per permettere a quelli che l’hanno troppo basso di alzarlo.
E’ questa la beatitudine, cioè sentitevi responsabili della felicità degli altri.
La conseguenza qual è ? Perché di essi è …
Purtroppo in passato l’ignoranza della cultura ebraica ha fatto sì che in Matteo la formula Regno dei cieli venisse interpretata con l’aldilà.
Regno dei cieli è un’espressione che si trova soltanto nel Vangelo di Matteo e non negli altri evangelisti e corrisponde al regno di Dio.
Ma perché Matteo scrive ‘Regno dei cieli’? Perché l’evangelista che si rivolge ad una comunità di giudei sta attento a non urtare la loro suscettibilità e nel mondo ebraico Dio non solo non si nomina ma neanche si scrive.
Essi usavano dei sostituti come facciamo anche noi nella lingua italiana. Quante volte noi diciamo: grazie al cielo, mica ringraziamo l’atmosfera, ringraziamo Dio. Regno dei cieli significa Regno di Dio.
Cioè Gesù ci fa una proposta: se voi vi occupate del bene, del benessere degli altri, beati! Perché? Perché permettete a Dio di occuparsi di voi. Questa è la beatitudine.
Ebbene tornando alle beatitudini: Luca alle beatitudini fa seguire non dei guai come comunemente viene tradotto.
Gesù non maledice, non minaccia nessuno. L’espressione greca uhai era tipica del lamento funebre sui cadaveri.
Quindi Gesù piange i ricchi come dei cadaveri viventi. Sono vivi fisicamente, ma sono già morti perché chi vive sottraendo la linfa vitale degli altri produce morte agli altri e quindi morte in sé.
Allora dicevamo che Luca è l’evangelista che più degli altri presta attenzione alla condizione sociale, alla condizione economica e il denaro, l’accumulo del denaro è sempre visto in maniera negativa.
Qui abbiamo visto che il figlio ha sperperato tutto e si trova nell’indigenza. Non solo lui non ha niente, ma non è più niente.
Quando una persona punta tutto sul denaro, quando non ha più il denaro, non solo non ha più, ma non è più. Si ritrova niente. Dice un proverbio nella Bibbia molto, molto vero, “le ricchezze moltiplicano gli amici, ma il povero è abbandonato anche dall’amico che ha” .
Tutti quelli che puntano la loro felicità, che puntano la loro esistenza sull’accumulo di denari, sono delle persone che non solo non hanno niente ma non sono niente.
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Si metta in luce la piena verità sulla donna. Si ponga davvero nel dovuto rilievo il genio della donna, non soltanto delle grandi e famose, vissute nel passato o nostre contemporanee, ma anche di quelle semplici, che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano.
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