Gesù o Mammona, quale ricchezza scegliere?
Commenta Trascrizione della conferenza di padre A. Maggi tenuta a s. Donà di Piave nel 2000. Il biblista tocca il rapporto tra i cristiani e i beni, analizzando fra l’altro la parabola di Lazzaro, la parabola dei quattro terreni e l’episodio dell’incontro con il ricco.
Introduzione
Vedervi qui, tanto numerosi, mi aiuta a superare l’imbarazzo nell’affrontare un tema così scabroso, perché occorre andare contro corrente.
E’ un tema per íl quale ha fallito lo stesso Gesù e figuratevi la difficoltà per chi si azzarda a trattarlo oggi in un momento in cui l’ideologia imperante è tutta tesa al guadagno, all’aumento dei beni, in un momento in cui l’uomo che si dichiara il più perseguitato d’Italia, risulta essere íl più ricco d’Italia. Quest’ultimo ha veramente messo in pratica l’insegnamento di Gesù: “beati i perseguitati”! Ben venga una persecuzione così anche a noi…! Parlare della ricchezza non è facile.
Gesù va a Gerusalemme
Dicevo che anche Gesù ha fallito su questo tema. Quando sta andando verso Gerusalemme è seguito da una gran massa di persone, perché? Per interesse. Pensano che lui sia il messia che sta andando a Gerusalemme per fare un colpo di stato e ad intronizzarsi al posto dei sommi sacerdoti e dei romani. Quindi lo seguono sperando di spartirsi il bottino e condividere il potere con lui. Gesù fa tre tappe prima di arrivare a Gerusalemme; nella prima dice: a Gerusalemme io dovrò soffrire molto. E tutta la gente: siamo pronti a soffrire con te! Nella seconda tappa Gesù si ferma e dice: a Gerusalemme sarò messo a morte. E chi lo segue: siamo pronti a morire con te! Nell’ultima tappa, ormai in vista di Gerusalemme, Gesù dichiara: chi non lascia tutto quello che ha non mi può seguire! E tutti: ciao messia, va’ da solo a Gerusalemme, poi ci mandi una cartolina! Erano pronti a soffrire con Gesù, erano pronti a morire con Gesù, ma quando si è trattato di toccare il portafoglio…. E’ la prova che c’è qualcosa che non va’.
Mammona: ciò che è certo
Il tema che è stato richiesto dal gruppo di San Dona’ per questa serata è quello su Mammona. Anzitutto vediamo cosa significa questa parola un po’ strana. Il termine “Mammona”, nella radice ebraica, ha lo stesso significato di una parola conosciutissima che diciamo tante volte nelle preghiere: “amen”. Quando al termine di una preghiera noi pronunciamo la parola “amen”, nella lingua italiana significa “così sia”, cioè qualcosa che è sicuro, che è certo. Ebbene, íl termine “Mammona”, nella lingua aramaica ed ebraica, significa ciò che è certo, ciò che da sicurezza, ciò su cui sí può contare.
Quindi, “Marron”, “Mammona”, definisce tutto quello su cui si può contare. E qual’ è quella cosa sulla quale si può contare, che dà fiducia e certezza? L’accumulo dei beni! Quindi il termine “Mammona” che troviamo nei vangeli significa la ricchezza, l’accumulo dei beni. Questo termine nei vangeli appare solo quattro volte, di cui ben tre nel vangelo di Luca.
L’esposizione di Luca: Lc. 16 il fattore imbroglione
In questa serata prediligeremo, almeno nella parte iniziale, l’esposizione che ci dà Luca, l’evangelista che più degli altri tratta il tema della ricchezza. Luca evidenzia questo tema tra due parabole: quella del fattore imbroglione e quella del povero Lazzaro e del ricco. Queste due parabole trattano il tema su Mammona e quindi ci aiutano ad entrare nell’argomento.
Tra tutte le parabole di Gesù una non ha mai smesso di sconcertare, di scandalizzare e di mettere in crisi coloro che devono commentarla, perché in questa parabola Gesù fa l’elogio di un imbroglione! Questa parabola la troviamo al capitolo 16 del vangelo di Luca. Narra dí un uomo ricco che aveva un amministratore, un fattore che fu accusato di sperperare i suol averi. Il padrone lo chiamò e gli disse: “Rendimi conto dell’amministrazione, perché sei licenziato”. Allora il fattore pensò tra sé: “Adesso che il padrone mi toglie l’amministrazione che faccio? Zappare non ho forza, mendicare mi vergogno, ma so io quel che devo fare”. Il brano continua spiegando che chiamato uno per uno i debitori del padrone, disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Gli rispose: “Cento barili d’olio”. Il fattore continuò: “Devi cento barili? Scrivi subito con la tua mano nella tua ricevuta cinquanta”. Cento barili d’olio erano un capitale, immaginate che corrispondevano a più di tre anni dí paga per un operalo. Ne chiama un altro e domanda: “Tu quanto devi al padrone?”. E questi: “Cento misure di grano”. Il fattore: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Cento misure dí grano erano circa 260-280 quintali.
Perché il fattore si comporta in questo modo? Perché pensa che, una volta licenziato, queste persone che lui aveva favorito senz’altro lo avrebbero preso a lavorare da loro. Gli sarebbero stati riconoscenti per questo enorme sconto. Quindi, all’imbroglio che aveva già fatto al padrone, aggiunge pure quest’altro imbroglio! E’ sorprendente il finale di questa parabola: “Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza”. Quindi Gesù, in questa parabola, mette in bocca al padrone, che pur era stato imbrogliato, un elogio per questo fattore, perché vedendosi perduto aveva usato scaltrezza. Gesù conclude: “I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari, sono più furbi dei figli della luce”.
Quello che Gesù loda è la furbizia nell’uso dei beni. Questa parabola serve a Gesù per introdurre il tema che viene poi e questo è l’insegnamento che rivolge ai suoi discepoli e quindi a noi credenti dí tutti i tempi. “Ebbene io vi dico: procuratevi amici con l’iniqua Mammona”. Gesù non è contrarlo al benessere, mai Gesù ha parole contro íl benessere della gente. La volontà di Dio è che l’uomo stia bene e vedremo tra poco, continuando l’esposizione, che Gesù vuol mettere in pratica la volontà dí Dio che fin dai primi tempi era stata espressa e la volontà di Dio era questa: “Che nel mio popolo nessuno sia bisognoso”. Questa è la principale volontà di Dio e tutte le leggi che questo Dio aveva emesso erano per far sì che nessuno nel suo popolo fosse bisognoso. Quindi il benessere non è malvisto, il benessere non è negativo, ma fa parte della volontà di Dio. Perciò che il popolo viva bene, che il popolo sia nel benessere non deve essere visto come qualcosa da rifiutare, ma un qualcosa da cercare.
Dunque, e questo è il problema, se il benessere è positivo lo deve essere per tutti. II benessere diventa negativo quando appartiene soltanto ad una piccola parte della popolazione, mentre la stragrande maggioranza ne è priva. Allora Gesù, in questo insegnamento, dice: “Procuratevi amici con l’iniqua Mammona”. All’epoca di Gesù i rabbini distinguevano il Mammona (ora non lo chiameremo più Mammona, ma useremo il termine “ricchezza” così ci comprendiamo meglio e non facciamo confusione) tra ricchezza onesta e ricchezza disonesta. Ebbene, in bocca a Gesù la ricchezza è sempre disonesta, o meglio, usando un termine più fedele al testo greco, “ingiusta”. Per Gesù la ricchezza è sempre frutto di ingiustizia, perché in qualche maniera chi accumula, sottrae agli altri. Ma Gesù, ed è questa la conclusione di questa parabola, propone di usare i beni che si possiedono per farsi degli amici. Quindi il denaro, la ricchezza, il benessere vanno usati per farsi degli amici. Chi sono questi amici? Coloro che non sono nel benessere. “Procuratevi amici con i beni che avete”, quindi i capitali che avete, le somme che avete non trattenetele per voi, (vedremo poi gli effetti nefasti di chi trattiene per sé) ma fatevi degli amici. Prosegue Gesù: “Perché quand’essa (la ricchezza) verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne”.
E’ inevitabile che prima o poi, per quanta ricchezza si possa accumulare, la si dovrà lasciare. Sempre nel vangelo di Luca (12-16), che è l’evangelista che più degli altri ha a cuore questo tema, si trova un passo in cui Gesù parla di un uomo che ha accumulato tanto nella propria vita. Ad un certo momento questi si mette a ragionare e pensa: “Cosa farò di tutto questo accumulo? Ebbene, demolirò i granai che possiedo e ne costruirò di ancora più grandi”.
Semplificando, a quest’uomo che crede di ragionare bene per la propria vita, Dio stesso dice: “Ma quanto sei scemo! Credi di ragionare, ma invece sei scemo, stanotte stessa creperai e tutto quello che hai accumulato, frutto di non pochi sacrifici, frutto di chissà quali ingiustizie, a chi lo lascerai?”. Gesù ci ricorda che tutto quello che un uomo può accumulare prima o poi verrà lasciato.
Gesù vuole il benessere per tutti. La reazione dei farisei
Queste sono tutte indicazioni utili per poi comprendere meglio la parabola di Lazzaro e del ricco. Sono tutte anticipazione del tema. Quindi, Gesù non è contrario al benessere, ma vuole che il benessere sia esteso a tutti. Continua Gesù: “Se dunque non siete stati fedeli nell’iniqua, nell’ingiusta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?”. Soggiunge poi Gesù: “Nessun servo può seguire due padroni, o odierà uno e amerà l’altro; oppure si affezionerà ad uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e Mammona, non potete seguire Dio e la ricchezza!” Povero Gesù, ma quanto era illuso! Uno si chiede: ma Gesù dove viveva? Infatti sentirete la pronta reazione dei farisei. Chi sono i farisei? Il termine “fariseo” significa “colui che è separato”. I farisei sono dei laici che mettono in pratica, in maniera veramente rigorosa, tutte le osservanze della legge, che loro erano riusciti ad estrapolare in ben 613 osservanze. Sono i difensori dell’ortodossia, sono i modelli di santità. Sono coloro che dicono agli altri: se volete essere dei veri credenti, guardate noi! Abbiamo in questa scena dei modelli di santità, dei modelli di persone che si arrogavano il titolo e il merito di mettere in pratica tutto il messaggio di Dio. Ebbene, una volta che Gesù dice “non potere servire Dio e la ricchezza”, cioè “non potete mettere la vostra fiducia sia in Dio, sia nell’accumulo del denaro”, entrano in scena i farisei “che erano amici del denaro”.
Gesù aveva detto poco prima “fatevi amici col denaro”, i farisei non sí fanno amici col denaro, ma essi stessi sono amici del denaro. L’essere tanto pii, tanto devoti non impedisce loro di impinguare i propri conti. Tra un salmo e l’altro, un’occhiata ai conti di casa non fa male. Quindi, tutta questa pietà, tutta questa devozione apparente nei confronti di Dio, in realtà non faceva altro che nascondere una profonda ingordigia. I farisei erano amici del denaro e quando Gesù viene a dire “non potere mettere la vostra fiducia in Dio e allo stesso tempo metterla nel denaro”, essi, che erano amici del denaro, “ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui!”.
I farisei scoppiano a ridere, e si chiedono “ma questo Gesù dove vive? Ma non sa che da sempre religione e denaro sono andati sotto braccio? Ma Gesù non sa che da sempre la religione ha avuto bisogno del denaro e il denaro si è fatto scudo e si è appoggiato alla religione? Questo Gesù è veramente un illuso, perché dice che non si può seguire Dio e il denaro? Certo che si può servire, si può servire benissimo!”. Sapete perché il tempio di Gerusalemme era la più grande banca del medio oriente? Perché in quel posto i depositi erano sicuri. Grazie alla superstizione che aveva la gente, infatti credeva che all’interno del tempio di Gerusalemme abitasse Dio stesso, e soprattutto per l’enorme ed ingente quantitativo di guardie che servivano il tempio, non c’era mai stato un furto. Per questo motivo i ricchi depositavano i loro averi nel tempio di Gerusalemme. Quando i romani conquistarono Gerusalemme e distrussero il tempio, il prezzo dell’oro in tutta la Siria scese di oltre la metà. Quindi, vedete che Dio e il denaro vanno a braccetto.
I farisei si beffano di Gesù “ma non sa che la religione ha sempre avuto bisogno del denaro, ha benedetto e giustificato il denaro, e il denaro si è fatto sempre scudo dell’appoggio della religione?”. Forse Gesù non sapeva che un giorno proprio per mezzo dei suoi credenti lo Spirito Santo, che significa l’amore gratuito di Dio, sarebbe diventato il nome di una banca, “Banco di Santo Spirito”. A noi non scandalizza, siamo talmente abituati a vedere nomi di Dio e di santi affibbiati a banche che non ci crea scandalo. Per portare un esempio all’estremo, provate invece ad immaginare il nome della vergine Maria o di una santa associati ad un postribolo, chiamato con il termine bordello o casino, cosa ne verrebbe fuori? Ne saremo subito scandalizzati, perché queste due cose sarebbero nettamente in contrasto e stonerebbero ai nostri orecchi. Invece, Banco di Santo Spirito per noi va bene e non notiamo nessun contrasto! Ritornando ai farisei, abbiamo visto che si beffano di Gesù, si prendono gioco di Lui, le persone religiose, le persone pie sono quelle più capaci negli affari. Questo all’epoca di Gesù, e forse anche al tempo nostro. L’insegnamento di Gesù è chiaro: mettere la nostra fiducia in Dio. Mettere la fiducia in Dio non significa impoverirsi, ma aver tanta fiducia in Lui da capire che se io mi prendo cura dell’altro, avrò la certezza che Dio si prenderà cura dí me. Gesù non ci chiede di spogliarci, ci chiede di vestire gli altri e io credo che onestamente e sinceramente ognuno di noi potrebbe vestire qualcun altro senza bisogno di spogliarsi.
Continuando il brano vediamo che la reazione di Gesù è di una violenza senza pari, infatti dice: “Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori!”. Queste persone che erano molto riverite, queste persone che erano stimate e onorate vengono messe a nudo da Gesù e fatte vedere nella loro giusta dimensione: “Sembrate così di fronte agli uomini, ma Dio conosce il vostro cuore”. Il “cuore” nel mondo ebraico non ha il significato che diamo noi che lo definiamo come la sede degli affetti, ma significava la “testa”, quindi Gesù sta dicendo “Dio conosce la vostra mente”. E continua: “Ciò che è esaltato tra gli uomini è (qui Gesù usa un termine molto forte) abominio presso Dio”. Tutta la loro santità, tutta la loro pietà, tutta la loro apparenza di grande spiritualità è un abominio nei confronti di Dio, perché non si può servire Dio e allo stesso tempo servire il denaro. Non si può avere fiducia in Dio e allo stesso tempo impinguare il conto in banca.
Chi siamo
Citazione
Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un rispettivo dovere in tutte le altre persone: il dovere di riconoscere e rispettare quel diritto.
—


