Il consumo oggi. Sfida alla teologia morale (Gaggioli)

Gaggioli riflette sui legami tra teologia, sviluppo, benessere, consumismo. Un’ottica cristiana sui grandi problemi del nostro tempo.
IL CONSUMO OGGI.
SFIDA ALLA TEOLOGIA MORALE
(Gaggioli)

1.1 Consumo e teologia

Il problema del consumo è stato oggetto di analisi negli ultimi 30 anni, almeno a partire dal testo di Baudrillard1. La disciplina prevalente è stata la sociologia; poi la psicologia sociale; negli ultimi anni è un problema fatto proprio anche dalle scienze ambientali. Non mancano interventi che cercano di cogliere le implicazioni etiche del consumo. La teologia morale però appare ancora poco coinvolta nel problema, almeno a giudicare dalla quantità e qualità degli interventi che conosciamo. La tesi fondamentale di questo articolo è che la teologia deve dire la sua parola, la teologia morale cristiana è chiamata a confrontarsi e possibilmente illuminare il problema del significato etico delle scelte dei consumatori. Perché è una dimensione importante nella vita di ogni persona. Perché oggi il consumo ha caratteristiche inedite nella società globalizzata. Perché il consumo è la chiave d’accesso a gran parte delle grandi questioni etiche di oggi, è uno strumento ermeneutico ineludibile e fecondo.

Nel Dizionario di teologia morale, ed. Paoline c’è soltanto un breve paragrafo titolato “il consumo privato” all’interno della voce “Economia”. Si dice dell’importanza del consumo privato nella macro-economia ma non se ne sviluppano le implicazioni etiche; c’è soltanto un accenno alla non indifferenza etica delle scelte su come impiegare “la quota del reddito familiare eccedente il consumo” (p. 270)

Numerosi riferimenti al tema del consumo si trovano nel Dizionario di teologia della pace, ed Dehoniane, specialmente all’interno delle voci “Economia”, “Autolimitazione”, “Teorie dello sviluppo”, “Qualità della vita”. In sintesi, viene criticata la teoria economica basata sullo sviluppo inteso come crescita, evidenziando i risvolti negativi dell’applicazione di tale teoria sul piano della qualità della vita e del vero ben-essere. Il cristiano è quindi chiamato a scelte che contrastino questa struttura di peccato, scelte che partendo dal quotidiano di ogni persona diventano capaci di influenzare le scelte di politica economica a livello nazionale e internazionale. I nomi di queste scelte sono la riduzione dei consumi eccessivi (voce Economia), l’etica della moderazione (voce Autolimitazione), la rinuncia al ben-avere (voce Teorie dello sviluppo), l’etica della sobrietà (voce Qualità della vita). Numerose voci del dizionario sono pervase da questa convinzione: c’è una domanda di giustizia che sale dai paesi poveri, c’è una domanda di limitazione che sale dalla Terra e c’è una domanda di senso che emerge dalla nostra società opulenta. Convertirsi significa assumere queste sfide, nella certezza che “l’avvenire è nelle nostre mani” (Autolimitazione), se siamo capaci di congedarci da una visione univoca dell’essere e scegliere forme di microeconomia alternative. La novità di questo sistema costituisce “una sfida alla nostra immaginazione, una sfida culturale ed etica” (Responsabilità).

Nel magistero della Chiesa troviamo una forte consonanza sul piano dell’analisi della società e delle dinamiche economiche che provocano il costante impoverimento delle grandi maggioranze dell’umanità. Ben poco però sul piano delle proposte e soltanto ad un livello generale e macroeconomico. Il cambiamento delle strutture è un appello rivolto a chi ha in mano le leve del potere e determina direttamente le scelte di politica economica. Per il singolo credente non resta che l’invito alla generosità e alla carità come strumenti per riparare alle distorsioni più gravi del sistema globale. Il risultato è generalmente quello di fare appello alla responsabilità di soggetti che implicitamente da questa analisi sono stati deresponsabilizzati. Occorre invece evidenziare la partecipazione di ogni singolo credente in quanto cittadino alle strutture di peccato2, affinché si recuperi come altra faccia di questa responsabilità personale il potere di indurre cambiamenti nel sistema, anche a partire dalle scelte di natura economica nelle quali siamo quotidianamente coinvolti. E’ quanto fanno – a nostro avviso – tre documenti ecclesiali. Il primo è la Centesimus annus di Giovanni Paolo II, che ha aperto la strada ad una nuova lettura del ruolo del cristiano all’interno delle dinamiche socio-economiche. “E’ perciò necessaria ed urgente una grande opera educativa e culturale, la quale comprenda l’educazione dei consumatori a un uso responsabile del loro potere di scelta, la formazione di un alto senso di responsabilità nei produttori e, soprattutto, nei professionisti delle comunicazioni di massa, oltre che il necessario intervento delle pubbliche autorità” (CA 36). Prima ancora del ruolo dei produttori, dei mass media, dei poteri politici, l’enciclica fa appello quindi al potere dei consumatori e alle trasformazioni culturali che essi possono promuovere costruendo “stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” (CA 36). Il cristiano non è chiamato soltanto a tappare le falle con la sua generosità e il dono del superfluo ma è investito direttamente del mandato per la promozione della giustizia. “Non si tratta, infatti, solo di dare il superfluo, ma di aiutare interi popoli, che ne sono esclusi o emarginati, a entrare nel circolo dello sviluppo economico e umano. Ciò sarà possibile non solo attingendo al superfluo, che il nostro mondo produce in abbondanza, ma soprattutto cambiando gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società” (CA 58).

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